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DOMENICA 28
Marzo 2010
Vangelo secondo Luca (22,14 - 23,56) |
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Ascolta
"Quando giunsero sul luogo chiamato Cranio,
vi crocifissero lui e i malfattori, uno a destra
e l'altro a sinistra. Gesù diceva: "Padre,
perdona loro perché non sanno quello che fanno".
Poi dividendo le sue vesti, le tirarono a sorte.
Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava:
"Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!".
L'altro invece lo rimproverava dicendo: "Non
hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato
alla stessa pena? Noi, giustamente, perché
riceviamo quello che abbiamo meritato per le
nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di
male". E disse: "Gesù, ricordati di me
quando entrerai nel tuo regno". Gli rispose:
"In verità io ti dico: oggi con me sarai
nel paradiso". Era già verso mezzogiorno e
si fece buio su tutta la terra fino alle tre del
pomeriggio, perché il sole si era eclissato. Il
velo del tempio si squarciò a metà. Gesù,
gridando a gran voce, disse: "Padre, nelle
tue mani consegno il mio spirito". Detto
questo, spirò. Visto ciò che era accaduto, il
centurione dava gloria a Dio dicendo: "Veramente
quest'uomo era giusto". Ed ecco, vi era un
uomo di nome Giuseppe, membro del sinedrio, buono
e giusto. Egli non aveva aderito alla decisione e
all'operato degli altri. Era di Arimatea, una
città della Giudea, e aspettava il regno di Dio.
egli si presentò a Pilato e gli chiese il corpo
di Gesù. Lo depose dalla croce, lo avvolse con
un lenzuolo e lo mise in un sepolcro scavato
dalla roccia, nel quale nessuno era stato ancora
sepolto. Era il giorno della Parasceve e già
splendevano le luci del sabato. Le donne che
erano venute con Gesù dalla Galilea seguivano
Giuseppe; esse osservarono il sepolcro e come era
stato posto il corpo di Gesù, poi tornarono
indietro e prepararono aromi e oli profumati. Il
giorno di sabato osservarono il riposo come era
prescritto.
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Il mese di Febbraio è stato
interamente curato da: Massimo Salani
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Medita
Proponiamo del racconto della Passione
di Gesù la parte finale (Lc 23, 33-34.39-56), l'epilogo
della vita pubblica del Salvatore spesa ad
annunciare il Regno e il cammino di conversione
per conquistarlo.
Sul luogo chiamato Cranio sono manifestate ancora
di più le prerogative anticipate da Gesù nel
proclamare la buona notizia. Innanzitutto il tema
del perdono. Dietro a quel non sanno quello che
fanno ci stiamo tutti. Non solo gli autori di una
condanna a morte, né i mandanti: ci siamo anche
noi con i nostri peccati. Tutti insieme
confidiamo nel Nazareno e nella sua preghiera di
intercessione al Padre. Un perdono non esclusivo
ma destinato a tutti.
Gesù muore per il ladrone che si pente in punto
di morte (tardi, ma si pente) e per quello che lo
rifiuta. Muore per il centurione che forse poco
prima aveva ordinato di conficcargli i chiodi.
Muore per le folle che pensavano di assistere ad
uno spettacolo (e la morte nel passato, forse
anche nel presente, era presentato spesso come
uno spettacolo!) e che tornano intraprendendo
quel cammino di conversione, battendosi il petto,
prima rifiutato. Ma è il tempo anche di
manifestare pubblicamente la fede: quante volte
Gesù aveva sollecitato ad una fede consapevole e
pubblica! Giuseppe, conscio di quel rischio che
lo aveva condotto ai piedi della croce, rende
pubblica la sua fede in Gesù presentandosi a
Pilato e trovandogli un luogo dove deporlo.
Sembra tutto finito: alle donne non resta che
preparare gli oli in attesa del giorno dopo il
sabato.
La morte di Gesù non è l'ultima parola.
seguirà la risurrezione: quelle luci del sabato
anticipano la gloria del primo giorni della
settimana. Anche noi, come Giuseppe di Arimatea,
pur nelle difficoltà, manifestiamo al mondo la
gioia della fede cristiana.
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Per
Riflettere |

Crocefisso di
San Damiano in Argento
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Gesù Cristo muore e risorge
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