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Ti amo Signore mia forza, Signore, mia roccia, sal.17 (18)
Il Vangelo di ogni giorno con il commento





DOMENICA 28 Marzo 2010
Vangelo secondo Luca (22,14 - 23,56)
   

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"Quando giunsero sul luogo chiamato Cranio, vi crocifissero lui e i malfattori, uno a destra e l'altro a sinistra. Gesù diceva: "Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno". Poi dividendo le sue vesti, le tirarono a sorte. Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: "Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!". L'altro invece lo rimproverava dicendo: "Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male". E disse: "Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno". Gli rispose: "In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso". Era già verso mezzogiorno e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio, perché il sole si era eclissato. Il velo del tempio si squarciò a metà. Gesù, gridando a gran voce, disse: "Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito". Detto questo, spirò. Visto ciò che era accaduto, il centurione dava gloria a Dio dicendo: "Veramente quest'uomo era giusto". Ed ecco, vi era un uomo di nome Giuseppe, membro del sinedrio, buono e giusto. Egli non aveva aderito alla decisione e all'operato degli altri. Era di Arimatea, una città della Giudea, e aspettava il regno di Dio. egli si presentò a Pilato e gli chiese il corpo di Gesù. Lo depose dalla croce, lo avvolse con un lenzuolo e lo mise in un sepolcro scavato dalla roccia, nel quale nessuno era stato ancora sepolto. Era il giorno della Parasceve e già splendevano le luci del sabato. Le donne che erano venute con Gesù dalla Galilea seguivano Giuseppe; esse osservarono il sepolcro e come era stato posto il corpo di Gesù, poi tornarono indietro e prepararono aromi e oli profumati. Il giorno di sabato osservarono il riposo come era prescritto.




Il mese di Febbraio è stato interamente curato da: Massimo Salani

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Proponiamo del racconto della Passione di Gesù la parte finale (Lc 23, 33-34.39-56), l'epilogo della vita pubblica del Salvatore spesa ad annunciare il Regno e il cammino di conversione per conquistarlo.
Sul luogo chiamato Cranio sono manifestate ancora di più le prerogative anticipate da Gesù nel proclamare la buona notizia. Innanzitutto il tema del perdono. Dietro a quel non sanno quello che fanno ci stiamo tutti. Non solo gli autori di una condanna a morte, né i mandanti: ci siamo anche noi con i nostri peccati. Tutti insieme confidiamo nel Nazareno e nella sua preghiera di intercessione al Padre. Un perdono non esclusivo ma destinato a tutti.
Gesù muore per il ladrone che si pente in punto di morte (tardi, ma si pente) e per quello che lo rifiuta. Muore per il centurione che forse poco prima aveva ordinato di conficcargli i chiodi. Muore per le folle che pensavano di assistere ad uno spettacolo (e la morte nel passato, forse anche nel presente, era presentato spesso come uno spettacolo!) e che tornano intraprendendo quel cammino di conversione, battendosi il petto, prima rifiutato. Ma è il tempo anche di manifestare pubblicamente la fede: quante volte Gesù aveva sollecitato ad una fede consapevole e pubblica! Giuseppe, conscio di quel rischio che lo aveva condotto ai piedi della croce, rende pubblica la sua fede in Gesù presentandosi a Pilato e trovandogli un luogo dove deporlo. Sembra tutto finito: alle donne non resta che preparare gli oli in attesa del giorno dopo il sabato.

La morte di Gesù non è l'ultima parola. seguirà la risurrezione: quelle luci del sabato anticipano la gloria del primo giorni della settimana. Anche noi, come Giuseppe di Arimatea, pur nelle difficoltà, manifestiamo al mondo la gioia della fede cristiana.



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CROCE DI SAN DAMIANO IN ARGENTO il corcifisso di San Francesco
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Gesù Cristo muore e risorge




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