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MERCOLEDÌ 24
Marzo 2010
Vangelo secondo Giovanni (8,31-42) |
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Ascolta
"Gesù allora disse a quei Giudei che
avevano creduto: "Se rimanete nella mia
parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete
la verità e la verità vi farà liberi".
Gli risposero: "Noi siamo discendenti di
Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno.
Come puoi dire: "Diventerete liberi"?".
Gesù rispose loro: "In verità, in verità
io vi dico: chiunque commette il peccato è
schiavo del peccato. Ora, lo schiavo non resta
per sempre nella casa; il figlio vi resta per
sempre. Se dunque il Figlio vi farà liberi,
sarete liberi davvero. So che siete discendenti
di Abramo. Ma intano cercate di uccidermi perché
la mia parola non trova accoglienza in voi. Io
dico quello che ho visto presso il Padre; anche
voi dunque fate quello che avete ascoltato dal
padre vostro". Gli risposero: "Il padre
nostro è Abramo".
Disse loro Gesù: "Se foste figli di Abramo,
fareste le opere di Abramo. Ora invece voi
cercate di uccidere me, un uomo che vi ha detto
la verità udita da Dio. Questo, Abramo non l'ha
fatto. Voi fate le opere del padre vostro".
Gli risposero allora: "Noi non siamo nati da
prostituzione; abbiamo un solo padre: Dio!".
Disse loro Gesù: "Se Dio fosse vostro padre,
mi amereste, perché da Dio sono uscito e vengo;
non sono venuto da me stesso, ma lui mi ha
mandato".
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Il mese di Febbraio è stato
interamente curato da: Massimo Salani
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Medita
Il duro e acceso confronto tra Gesù e i
giudei ha portato un gruppo numeroso a non
riconoscersi nelle parole del Nazareno. Nel brano
di ieri, tuttavia, alcuni si erano professati
disposti a continuare un percorso di revisione
delle certezze che li avevano attraversati. Oggi,
l'Emmanuele, si rivolge direttamente a quanti si
sono posti in cammino.
Il dialogo ruota intorno alla figura di Abramo,
molto più di un punto di riferimento per i
giudei, è il padre del popolo, l'uomo che Dio si
è scelto (Gen 12) per formare Israele. In
realtà Gesù si sforza di guidare i suoi attenti
interlocutori spostando la discussione sul
rapporto cha ha con il Padre. Abramo e Gesù
hanno lo stesso Padre, ma a differenza del primo,
il Salvatore ha visto il Padre, lo conosce, fa le
cose che Egli vuole, lo ama. E precisa da Dio
sono uscito e vengo; non sono venuto da me stesso,
ma lui mi ha mandato.
A quei giudei simpatizzanti, Gesù chiede di
raggiungere ancora un traguardo nel cammino di
conversione, riconoscendolo Figlio di Dio, Figlio
del Dio di Abramo. La discussione riprenderà
anche nella pericope successiva (Gv 8, 48-59) che
domani non leggiamo per la solennità dell'Annunciazione
del Signore. Ma in quel brano Gesù è ancora
più chiaro: prima che Abramo fosse, Io Sono
ribadendo così la sua natura citando la
locuzione usata da Dio parlando con Mosè.
Come quei giudei, anche noi, proseguendo il
cammino quaresimale, ormai prossimo alla
conclusione, potremmo smarrirci di fronte a
simile rivelazione. Loro come noi, tuttavia,
abbiamo uno strumento prezioso per tenere dritta
la barra della nostra fede in Gesù: rimanere
nella Parola di Gesù.
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Per
Riflettere |

Crocefisso di
San Damiano in Argento
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Nella frequentazione della Parola di Dio saremo
suoi discepoli, conosceremo la verità,
diventeremo liberi.
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