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GIOVEDÌ 18
Marzo 2010
Vangelo secondo Giovanni (5,31-47) |
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Ascolta
"Se fossi io a testimoniare di me stesso, la
mia testimonianza non sarebbe vera. C'è un altro
che dà testimonianza di me, e so che la
testimonianza che egli dà di me è vera. Voi
avete inviato dei messaggeri a Giovanni ed egli
ha dato testimonianza alla verità. Io non ricevo
testimonianza da un uomo; ma vi dico queste cose
perché siate salvati. Egli era la lampada che
arde e risplende, e voi solo per un momento avete
voluto rallegrarvi alla sua luce. Io però ho una
testimonianza superiore a quella di Giovanni: le
opere che il Padre mi ha dato da compiere, quelle
stesse opere che io sto facendo, testimoniano di
me che il Padre mi ha mandato. E anche il Padre,
che mi ha mandato, ha dato testimonianza di me.
Ma voi non avete mai ascoltato la sua voce né
avete mai visto il suo volto, e la sua parola non
rimane in voi; infatti non credete a colui che
egli ha mandato. Voi scrutate le Scritture,
pensando di avere in esse la vita eterna: sono
proprio esse che danno testimonianza di me. Ma
voi non volete venire a me per avere vita. Io non
ricevo gloria dagli uomini. Ma vi conosco: non
avete in voi l'amore di Dio. Io sono venuto nel
nome del Padre mio e voi non mi accogliete; se un
altro venisse nel proprio nome, lo accogliereste.
E come potete credere, voi che ricevete gloria
gli uni dagli altri, e non cercate la gloria che
viene dall'unico Dio? Non crediate che sarò io
ad accusarvi davanti al Padre; vi è già chi vi
accusa: Mosè, nel quale riponete la vostra
speranza. Se infatti credeste a Mosè, credereste
anche a me; perché egli ha scritto di me. Ma se
non credete ai suoi scritti, come potete credere
alle mie parole?".
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Il mese di Febbraio è stato
interamente curato da: Massimo Salani
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Medita
Come è consuetudine dell'autore del IV
Vangelo, la riflessione teologica accompagna e
segue l'intervento divino. L'annuncio del regno
di Dio e la necessità della conversione, a più
riprese, aveva sollevato il tema della
testimonianza. Chi era quell'uomo che diceva e
operava quelle meraviglie? Chi testimonia per lui?
Nel brano di oggi troviamo il Nazareno che chiama
in causa tre ordini diversi di testimonianza.
Evoca, innanzitutto, un uomo: il Battista. Un
uomo ben conosciuto dai giudei, un profeta che
aveva attirato l'attenzione di molti tra il
popolo di Israele. Ma rimane pur sempre un uomo.
Il Salvatore invoca a sua difesa quelle stesse
opere che spesso hanno portato beneficio ai suoi
ascoltatori e che molti sono stati testimoni
diretti. I segni compiuti confermano lo stretto
legame con il Padre, una comune volontà di
percorrere una storia volta a salvare l'uomo. Una
relazione, quella divina, contrassegnata dall'amore
che lega le Persone.
Sono due prospettive utili per i suoi ascoltatori
ma che oggi a noi risultano inadeguate. La terza
riflessione, invece, è destinata sia per gli
ebrei di quel tempo che per tutti i cristiani.
Aver chiamato in causa Mosè significa ricorrere
alle scritture come luogo di testimonianza che
Gesù e veramente quell'Emmanuele che ha preso
corpo nella nostra storia ed è lo stesso che tra
poco morirà in croce e poi risorgerà. Le
Scritture, dunque, conservano la rivelazione
divina che permette sempre di incontrare Gesù.
Tre ordini di testimonianze diverse. Ma un unico
denominatore: l'amore di Dio per gli uomini.
Quello stesso amore che Gesù spesso rimprovera a
noi di aver smarrito.
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Per
Riflettere |

Crocefisso di
San Damiano in Argento
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Un sentimento ben presente nel vescovo di
Gerusalemme, Cirillo, che per l'amore alla Parola
di Dio e alla fede in Gesù espressa al concilio
di Nicea del 325, accettò numerose prove,
lasciandoci nei suoi scritti una testimonianza
che ne giustifica il titolo di "dottore".
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