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Ti amo Signore mia forza, Signore, mia roccia, sal.17 (18)
Il Vangelo di ogni giorno con il commento





LUNEDÌ 15 Marzo 2010
Vangelo secondo Giovanni (4,43-54)
   

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"Trascorsi due giorni, partì di là per la Galilea. Gesù stesso infatti aveva dichiarato che un profeta non riceve onore nella propria patria. Quando dunque giunse in Galilea, i Galilei lo accolsero, perché avevano visto tutto quello che aveva fatto a Gerusalemme, durante la festa; anch'essi infatti erano andati alla festa. Andò dunque di nuovo a Cana di Galilea, dove aveva cambiato l'acqua in vino. Vi era un funzionario del re, che aveva un figlio malato a Cafàrnao. Costui, udito che Gesù era venuto dalla Giudea in Galilea, si recò da lui e gli chiedeva di scendere a guarire suo figlio, perché stava per morire. Gesù gli disse: "Se non vedete segni e prodigi, voi non credete". Il funzionario del re gli disse: "Signore, scendi prima che il mio bambino muoia". Gesù gli rispose: "Và, tuo figlio vive". Quell'uomo credette alla parola che Gesù gli aveva detto e si mise in cammino. Proprio mentre scendeva, gli vennero incontro i suoi servi a dirgli: "tuo figlio vive!"". Volle sapere da loro a che ora avesse cominciato a star meglio. Gli dissero: "Ieri, un'ora dopo mezzogiorno, la febbre lo ha lasciato". Il padre riconobbe che proprio a quell'ora Gesù gli aveva detto: "Tuo figlio vive", e credette lui con tutta la sua famiglia. Questo fu il secondo segno, che Gesù fece quando tornò dalla Giudea in Galilea".



Il mese di Febbraio è stato interamente curato da: Massimo Salani

Servizio Santa Messa in puro Lino con croce ricamata


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La quarta e la quinta settimana di quaresima presentano ogni giorno letture tratte dal quarto Vangelo. Quella di oggi mostra Gesù che ritorna a Cana, una cittadina della Galilea, giustamente nota perché in quel luogo il Nazareno compì il primo segno trasformando l'acqua in vino durante una festa di nozze. Questo brano non è meno significativo di Gv 2. Anzi.
Il protagonista umano è uno senza nome, non fa parte della cerchia degli amici di Gesù, né di quella dei simpatizzanti. In quanto funzionario del re possiamo immaginare vedesse nel Galileo un sobillatore, un avversario, qualcuno da controllare.
Invece ci troviamo a riflettere su un segno compiuto da Gesù con una caratteristica che lo distingue da molti altri. A quel funzionario, forse religiosamente anche lontano, travolto da un immenso dolore, viene chiesta una professione di fede quasi inaudita. Lui senz'altro era a conoscenza della fama legata alle opere compiute di quell'uomo, l'Emmanuele; qualcuno diceva di averle anche viste con i propri occhi. Probabilmente si augurava di assistere, anch'egli, ad un evento simile capace di sanare suo figlio. Non riceve segni ma una parola. E sulla base di una semplice assicurazione verbale, crede. Certo, poi verificherà "scientificamente" (anche con cura: si accerta perfino dell'ora) se la guarigione è riconducibile a Gesù e credette lui con tutta la sua famiglia.

In una società come la nostra, credere sulla parola suona davvero strano. A chi crederemmo solo sulla parola? Forse, con difficoltà, anche a quella di conoscenti. Ma la parola umana non è quella divina.



Per Riflettere
CROCE DI SAN DAMIANO IN ARGENTO il corcifisso di San Francesco
Crocefisso di San Damiano in Argento



Siamo disposti a credere alla Parola, al Verbo, al Logos, a chi tra poco morirà in croce per noi e risorgerà per noi?



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