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LUNEDÌ 8 Marzo
2010
Vangelo secondo Luca (4,24-30) |
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Ascolta
"In verità io vi
dico: nessun profeta è ben accetto nella sua
patria. Anzi, in verità io vi dico: c'erano
molte vedove in Israele al tempo di Elia, quando
il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci
fu una grande carestia in tutto il paese; ma a
nessuna di esse fu mandato Elia, se non a una
vedova a Sarepta di Sidone.
C'erano molti lebbrosi in Israele al tempo del
profeta Eliseo; ma nessuno di loro fu purificato,
se non Naamàn, il Siro.
All'udire queste cose, tutti nella sinagoga si
riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono
fuori della città e lo condussero fin sul ciglio
del monte, sul quale era costruita la loro città,
per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a
loro, si mise in cammino".
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Il mese di Febbraio è stato
interamente curato da: Massimo Salani
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Medita
Lo stupore registrato dagli ascoltatori
di Gesù nei brani precedenti aveva come
protagonisti farisei e scribi. Ma non sono certo
gli unici. Nella pericope di oggi troviamo
chiamati in causa i compaesani del Nazareno che
lo avevano visto crescere e che conoscevano bene
anche i genitori. Sono ebrei osservanti perché
il racconto si svolge nel luogo deputato alla
preghiera, la sinagoga. Gesù, dunque, non sta
interpellando stranieri o sconosciuti, ma
appartenenti al popolo eletto di Dio.
Anch'essi, tuttavia, sono fermi alla logica umana
e non percepiscono che rabbia ed indignazione al
racconto del Salvatore che insegna come la
salvezza non sia condizionata alla posizione
sociale o a qualche appartenenza religiosa.
L'Emmanuele ci pone di fronte ad una realtà
inclusiva, che non esclude nessuno: nel brano di
oggi i salvati sono tutti estranei al popolo di
Israele. Tutti. Evidentemente i criteri che ci
permettono di salvarci non corrispondono ai
nostri. Occorre una conversione delle nostre
convinzioni accogliendo la novità portata da
Gesù.
Diversamente, corriamo il rischio di quanti,
nella pericope, scandalizzati dalle parole di
Gesù, decidono di cacciarlo e magari orchestrano
di ucciderlo.
Anche noi possiamo, e lo sappiamo bene, cacciare
Gesù dal nostro orizzonte di vita. Chissà
quante volte lo facciamo. Ma il Padre ricco di
misericordia è sempre là che da lontano scruta
il nostro cuore perché l'imminente morte del
Nazareno non risulti vana.
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Per
Riflettere |

Crocefisso di
San Damiano in Argento
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È l'amore fraterno, invece, che glorifica il
nostro essere cristiano: Quanto è bello e soave
che i fratelli abitino insieme! (Sal 133/132, 1)
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