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MERCOLEDÌ 27
Gennaio 2010
Vangelo secondo Marco (4,1-20) |
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Ascolta
Di nuovo si mise a
insegnare lungo il mare. E si riunì attorno a
lui una folla enorme, tanto che egli salì su una
barca e là restò seduto, stando in mare, mentre
la folla era a terra lungo la riva. Insegnava
loro molte cose in parabole e diceva loro nel suo
insegnamento: "Ascoltate. Ecco, uscì il
seminatore a seminare. Mentre seminava, una parte
cadde lungo la strada e vennero gli uccelli e la
divorarono. Un'altra cadde fra i sassi, dove non
c'era molta terra, e subito spuntò perché non c'era
un terreno profondo; ma quando si levò il sole,
restò bruciata e, non avendo radice, si seccò.
Un'altra cadde tra le spine; le spine crebbero,
la soffocarono e non diede frutto. E un'altra
cadde sulla terra buona, diede frutto che venne
su e crebbe, e rese ora il trenta, ora il
sessanta e ora il cento per uno". E diceva:
"Chi ha orecchi per intendere intenda!".
Quando poi fu solo, i suoi insieme ai Dodici lo
interrogavano sulle parabole. Ed egli disse loro:
"A voi è stato confidato il mistero del
regno di Dio; a quelli di fuori invece tutto
viene esposto in parabole, perché:
guardino, ma non vedano, ascoltino, ma non
intendano,
perché non si convertano e venga loro perdonato".
Continuò dicendo loro: "Se non comprendete
questa parabola, come potrete capire tutte le
altre parabole? Il seminatore semina la parola.
Quelli lungo la strada sono coloro nei quali
viene seminata la parola; ma quando l'ascoltano,
subito viene satana, e porta via la parola
seminata in loro. Similmente quelli che ricevono
il seme sulle pietre sono coloro che, quando
ascoltano la parola, subito l'accolgono con gioia,
ma non hanno radice in se stessi, sono incostanti
e quindi, al sopraggiungere di qualche
tribolazione o persecuzione a causa della parola,
subito si abbattono. Altri sono quelli che
ricevono il seme tra le spine: sono coloro che
hanno ascoltato la parola, ma sopraggiungono le
preoccupazioni del mondo e l'inganno della
ricchezza e tutte le altre bramosie, soffocano la
parola e questa rimane senza frutto. Quelli poi
che ricevono il seme su un terreno buono, sono
coloro che ascoltano la parola, l'accolgono e
portano frutto nella misura chi del trenta, chi
del sessanta, chi del cento per uno".
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Il mese di Dicembre è stato
interamente curato da: Maila
Dell'Unto
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Medita
La parabola del seminatore ci fa provare,
sempre, un'emozione interiore. E' così aderente
alla realtà di ogni tempo e di ogni uomo, che
stupisce quanto possa, ogni volta, suscitare
pensieri nuovi, riflessioni ulteriori.
Da quel giorno in cui Gesù, lungo il mare di
Galilea, pronunciò queste parole, sono passati
più di 2000 anni, eppure l'umanità continua ad
essere suddivisa in tanti terreni, aridi,
rocciosi, fertili.
La parola di Dio non è ancora stata accolta
interamente da un solo grande terreno buono,
rimane ancora oggi soffocata dai miraggi
materiali del mondo di cui l'uomo è schiavo,
viene beccata sulla strada dagli uccelli perché
l'uomo la lascia incustodita, alla mercè degli
eventi, oppure entra appena nelle orecchie di
qualcuno, magari suscita anche una dolce
sensazione di bellezza e novità, ma poi non
viene alimentata dall'azione, rimane parola morta,
le pene e gli affanni le impediscono di
germogliare. Eppure la nostra vita avrebbe
veramente bisogno di diventare una terra buona.
Avremmo bisogno di preparare il terreno del
nostro cuore all'accoglienza di questo
straordinario seme che è l'amore di Dio,
dovremmo saperlo annaffiare con le azioni della
nostra vita, farlo crescere con la testimonianza,
vederlo germogliare grazie al nostro impegno
quotidiano.
Non tutti possiamo dare il cento per cento, ma
ciascuno di noi può dare il suo frutto,
importante al pari di tutti gli altri frutti, è
la cura e l'amorevolezza verso questo seme che ci
manca. Ognuno di noi ha le sue capacità, il
peccato non è solo fare il male, ma è anche e
soprattutto non fare il bene che possiamo.
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Per
Riflettere |
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Quale terreno siamo di fronte al seme della
Parola di Dio?
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