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Ti amo Signore mia forza, Signore, mia roccia, sal.17 (18)
Il Vangelo di ogni giorno con il commento





SABATO 9 Gennaio 2010
Vangelo secondo Marco (6,45-52)
   

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Ordinò poi ai discepoli di salire sulla barca e precederlo sull'altra riva, verso Betsàida, mentre egli avrebbe licenziato la folla. Appena li ebbe congedati, salì sul monte a pregare. Venuta la sera, la barca era in mezzo al mare ed egli solo a terra. Vedendoli però tutti affaticati nel remare, poiché avevano il vento contrario, già verso l'ultima parte della notte andò verso di loro camminando sul mare, e voleva oltrepassarli. Essi, vedendolo camminare sul mare, pensarono: "È un fantasma", e cominciarono a gridare, perché tutti lo avevano visto ed erano rimasti turbati. Ma egli subito rivolse loro la parola e disse: "Coraggio, sono io, non temete!". Quindi salì con loro sulla barca e il vento cessò. Ed erano enormemente stupiti in se stessi, perché non avevano capito il fatto dei pani, essendo il loro cuore indurito.

Il mese di Dicembre è stato interamente curato da: Maila Dell'Unto


Medita


Questo episodio segue quello della moltiplicazione dei pani e dei pesci e ne è strettamente collegato.
Gesù, dopo il miracolo compiuto, si allontana dalle folle, non vuole essere esaltato come un eroe, ma vuole ritrovare la dimensione della preghiera e della comunione con il Padre.
I discepoli invece sono sulla barca. E' notte, il vento fa agitare con forza la barca e i discepoli, cercando di non affondare, sono preoccupati e spaventati.
Ma Gesù li vede, in balia delle onde, va verso di loro, vuole portare aiuto, eppure i discepoli non riescono a comprendere la realtà di Gesù, infatti lo vedono come un "fantasma" e addirittura la paura aumenta.
Il Signore li rassicura con poche, semplici parole, si fa riconoscere, li tranquillizza, fa cessare il vento e l'angoscia, ma il loro cuore ancora non sa aprirsi, ancora non riescono a riconoscere in Gesù la verità di Dio, "il loro cuore è indurito."
In questo brano l'evangelista richiama l'attenzione sulle nostre paure e sulla nostra incapacità ad aprirci verso l'affidamento a Dio.
I discepoli stanno lottando contro il vento, è vero, ma in realtà stanno lottando contro la capacità di credere, di avere fede in Gesù. Hanno visto il Maestro che ha sfamato le folle, che ha compiuto il miracolo dei pani e dei pesci, ma il loro cuore non sa ancora capire né accettare la persona del Cristo.
Le loro paura li fanno fermare di fronte al mistero e così non vedono la potenza di Dio, ma vedono un fantasma, qualcosa di spaventose, di inconcepibile.
Nonostante questa chiusura, Gesù si avvicina e li rassicura con parole semplici eppure potenti "non temete". Sa che sono terrorizzati, sa che si sentono sperduti, va da loro ma con un nuovo gesto miracoloso, per ribadire ciò che ha fatto con la moltiplicazione dei pani: egli trascende i limiti umani, ha autorità su ogni cosa, fa quello che solo Dio può fare.
Ecco come Gesù viene anche a noi: cammina sulle acque delle nostre tempeste interiori e ci rassicura: "Sono io, non temete"; viene per dirci che non siamo soli, anche se a noi può sembrare, si accosta alla nostra vita con amore e ci chiede di aver fede, di lasciarci avvolgere dal suo mistero e dalla sua presenza, ci chiede di sciogliere i nodi del cuore perché egli possa entrare da salvatore.


Per Riflettere

Non chiudiamo il cuore nella paura, facciamo raggiungere dalla presenza sicura di Dio.


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