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SABATO 6
Febbraio 2010
Vangelo secondo Marco (6,30-34) |
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Ascolta
Gli apostoli si riunirono
attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che
avevano fatto e insegnato.
Ed egli disse loro: "Venite in disparte, in
un luogo solitario, e riposatevi un po'".
Era infatti molta la folla che andava e veniva e
non avevano più neanche il tempo di mangiare.
Allora partirono sulla barca verso un luogo
solitario, in disparte.
Molti però li videro partire e capirono, e da
tutte le città cominciarono ad accorrere là a
piedi e li precedettero.
Sbarcando, vide molta folla e si commosse per
loro, perché erano come pecore senza pastore, e
si mise a insegnare loro molte cose.
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Il mese di Febbraio è stato
interamente curato da: Chiara
Sani
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Medita
Gesù ha compassione della folla che lo
cerca, si commuove per loro. Perché? Perché li
vede privi di speranza. Il Papa Benedetto XVI
così scrive nell'enciclica "Spe salvi":
"Paolo ricorda agli Efesini come, prima del
loro incontro con Cristo, fossero "senza
speranza e senza Dio nel mondo" (Ef 2,12).
Naturalmente egli sa che essi avevano avuto degli
dèi, che avevano avuto una religione, ma i loro
dèi si erano rivelati discutibili e dai loro
miti contraddittori non emanava nessuna speranza.
Nonostante gli dèi, essi erano "senza Dio"
e conseguentemente si trovavano in un mondo buio,
davanti a un futuro oscuro. "Nel nulla dal
nulla quanto presto ricadiamo" dice un
epitaffio di quell'epoca-parole nelle quali
appare senza mezzi termini ciò a cui Paolo
accenna. Nello stesso senso egli dice ai
Tessalonicesi: "Voi non dovete affliggervi
come gli altri che non hanno speranza" (1 Ts
4,13). Anche qui compare come elemento distintivo
dei cristiani il fatto che essi hanno un futuro:
non è che sappiano nei particolari ciò che li
attende, ma sanno nell'insieme che la loro vita
non finisce nel vuoto."
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Per
Riflettere |
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Ascoltiamo gli insegnamenti di Gesù o siamo
ancora come pecore senza pastore, privi di
speranza?
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