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VENERDÌ 5
Febbraio 2010
Vangelo secondo Marco (6,14-29) |
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Ascolta
Il re Erode sentì parlare
di Gesù, poiché intanto il suo nome era
diventato famoso. Si diceva: "Giovanni il
Battista è risuscitato dai morti e per questo il
potere dei miracoli opera in lui". Altri
invece dicevano: "È Elia"; altri
dicevano ancora: "È un profeta, come uno
dei profeti". Ma Erode, al sentirne parlare,
diceva: "Quel Giovanni che io ho fatto
decapitare è risuscitato!". Erode infatti
aveva fatto arrestare Giovanni e lo aveva messo
in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo
fratello Filippo, che egli aveva sposata.
Giovanni diceva a Erode: "Non ti è lecito
tenere la moglie di tuo fratello". Per
questo Erodìade gli portava rancore e avrebbe
voluto farlo uccidere, ma non poteva, perché
Erode temeva Giovanni, sapendolo giusto e santo,
e vigilava su di lui; e anche se nell'ascoltarlo
restava molto perplesso, tuttavia lo ascoltava
volentieri. Venne però il giorno propizio,
quando Erode per il suo compleanno fece un
banchetto per i grandi della sua corte, gli
ufficiali e i notabili della Galilea. Entrata la
figlia della stessa Erodìade, danzò e piacque a
Erode e ai commensali. Allora il re disse alla
ragazza: "Chiedimi quello che vuoi e io te
lo darò". E le fece questo giuramento:
"Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò,
fosse anche la metà del mio regno". La
ragazza uscì e disse alla madre: "Che cosa
devo chiedere?". Quella rispose: "La
testa di Giovanni il Battista". Ed entrata
di corsa dal re fece la richiesta dicendo: "Voglio
che tu mi dia subito su un vassoio la testa di
Giovanni il Battista". Il re divenne triste;
tuttavia, a motivo del giuramento e dei
commensali, non volle opporle un rifiuto. Subito
il re mandò una guardia con l'ordine che gli
fosse portata la testa. La guardia andò, lo
decapitò in prigione e portò la testa su un
vassoio, la diede alla ragazza e la ragazza la
diede a sua madre. I discepoli di Giovanni,
saputa la cosa, vennero, ne presero il cadavere e
lo posero in un sepolcro.
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Il mese di Febbraio è stato
interamente curato da: Chiara
Sani
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Medita
Il brano, lungo e complesso, ci
suggerisce sempre mille riflessioni, ma vorrei
coglierne soltanto alcune che mi sembrano
particolarmente interessanti. Erode è un uomo
che rifiuta la salvezza che pure poteva essere a
portata di mano: ascolta volentieri la voce (Giovanni
è la Voce che precede la Parola) del profeta, ne
prova perplessità perché troppo imbevuto di
peccato, ma non la rifugge, anzi talvolta la
gusta con piacere e forse sente qualcosa
sciogliersi dentro il cuore, ne prova timore (ma
non c'è forse bisogno del santo timor di Dio?) e
addirittura "vigila" che Erodiade, più
cinica e sfrontata, non colpisca colui che sa
santo e giusto agli occhi di Dio. Perché non va
fino in fondo? Perché teme i rispetti umani, la
"figuraccia" davanti ai suoi cortigiani,
è paralizzato dall'orgoglio e dall'ambiente
corrotto e lascivo che lo attornia. La scena si
chiude sul sepolcro di Giovanni, prefigurazione
di ben altro sepolcro, quello da cui, la Notte
delle notti, l'alba di Pasqua, verrà la Salvezza,
la Luce, la Vita per tutti coloro che, al
contrario di Erode, hanno amato più la verità
che la vanagloria, più la giustizia che la
considerazione umana.
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Per
Riflettere |
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Lascio agire la Parola di Dio nel mio cuore, mi
apro ai suoi rimproveri ed alle sue proposte
oppure, come Erode, le oppongo un cuore di pietra
e mi lascio sviare, allontanare, ingannare?
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