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Ti amo Signore mia forza, Signore, mia roccia, sal.17 (18)
Il Vangelo di ogni giorno con il commento





MERCOLEDÌ 30 Dicembre 2009
Vangelo secondo Luca (2,36-40)
   

Ascolta


C'era (nel tempio) anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuele, della tribù di Aser.

Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni.
Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere.

Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.

Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nazaret.

Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su lui.



Il mese di Dicembre è stato interamente curato da: Mons.Enzo Lucchesini Vicario Episcopale per la vita Consacrata


Medita


Un'altra donna che sa attendere, accogliere e donare. Anche lei è una "povera di Yawhè": infatti, è donna, e sappiamo quanto fosse maschilista la società del tempo; è vedova, perciò priva di colui che può essere la consolazione e il sostegno; è vecchia, ha un'età che supera il doppio della vita media in un tempo nel quale non è previsto nessun intervento a favore dei vecchi; ma si è messa totalmente al servizio di Dio notte e giorno, ha fatto la scelta che Gesù chiederà ai discepoli: rinnegare se stessi, dimenticarsi. Nel nostro linguaggio potremmo definirla un'anziana consacrata, illuminata nel leggere passato e futuro, piena di gioia serena. Lodare Dio e annunziare il Bambino diffondendo gioia tra chi l'ascolta, è diventata la sua missione. Con l'altro vecchio contemplato ieri, parla a tutti, particolarmente agli anziani.

Non è fuori luogo dare uno sguardo positivo a questo tempo della vita. Chi ha camminato a lungo ha acquisito una sapienza che lo rende capace di raccontarla a chi è ai primi passi e magari crede di conoscerla già. Oggi dire "vecchio" suona come un'offesa, perciò usiamo l'eufemismo "anziano". Nella società del tempo di Gesù, come in tutta la Bibbia, aveva tutt'altro significato. Davanti al vecchio si stava in ascolto, lo si onorava. Una mentalità efficientista oggi lo relega ai bordi, proclamando che la vita ha senso solo quando si è giovani, belli, ricchi, sani. Poi cade subito in contraddizione quando affida i bambini ai nonni, magari senza pensare alle loro forze e ai loro bisogni. Ma il vecchio non può essere degno di attenzione solo perché ci serve per andare a prendere il bimbo all'asilo o per arrotondare il bilancio familiare con la sua pensione. E il malato? Spesso vecchiaia e malattia camminano insieme! L'attenzione verso di loro matura la nostra capacità di amare ed educa i nostri figli ad affrontare positivamente la realtà della vita. Per il cristiano le motivazioni sono ancora più forti: deve vedere in loro un'immagine del Cristo povero e sofferente.



Per Riflettere

Assorbire questa mentalità, poiché tutti facciamo il possibile per invecchiare, è davvero saggio? O non finirà per ritorcersi contro di noi? In famiglia un clima di laboriosa premura verso chi ha necessità maggiori non aiuta tutti a conquistare quella serenità che forse è la misura più realistica della felicità?


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