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Ti amo Signore mia forza, Signore, mia roccia, sal.17 (18)
Il Vangelo di ogni giorno con il commento





LUNEDÌ 28 Dicembre 2009
Vangelo secondo Matteo (2,13-18)
   

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Essi (i Magi) erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: "Alzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta lì finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo". Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: "Dall'Egitto ho chiamato mio figlio".

Quando Erode si accorse che i Magi si erano presi gioco di lui, si infuriò e mandò ad uccidere tutti i bambini che stavano a Gerusalemme e in tutto il territorio e che avevano da due anni in giù, secondo il tempo che aveva appreso con esattezza dai Magi.

Allora si compì ciò che era stato detto per mezzo del profeta Geremia: "Un grido si è udito in Rama, un pianto e un lamento grande: Rachele piange i suoi figli e non vuole essere consolata, perché non sono più".


Il mese di Dicembre è stato interamente curato da: Mons.Enzo Lucchesini Vicario Episcopale per la vita Consacrata


Medita


I Magi, solerti "cercatori di Dio", "videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono". Venuti da lontano, sono i capofila di quanti nei secoli cercheranno la Verità e gioiranno nel riconoscere l'opera di Dio. In questo clima positivo non mancano i segni che accennano al Bambino come il rifiutato, "il segno di contraddizione", il Crocifisso. Matteo li racconta presentando Erode come un novello faraone, portatore di morte per il suo popolo. Ma il male non può vincere il bene fino ad annullare l'opera di Dio. Il Bambino è il Crocifisso-Risorto. Ecco allora la misteriosa visita dell'angelo liberatore, la sollecita custodia di Giuseppe, la fuga verso la libertà, l'attesa di un ritorno che faccia rivivere l'esodo luminoso di Israele nella persona di Gesù: "Dall'Egitto ho chiamato mio figlio". I piani del sanguinario Erode vengono a fallire ma c'è chi paga un prezzo alto. Sono i bambini "figli", discendenti, della gran madre Rachele, sposa di Giacobbe e madre di Giuseppe, sepolta a Rama, alle frontiere del territorio di Beniamino, a pochi chilometri da Gerusalemme. Matteo la descrive come abbandonata ad un pianto inconsolabile per il mostruoso crimine che si consuma nel vano tentativo di mettere a morte Gesù.

Ora fanno parte della "candida schiera" che segue Gesù; con Stefano, con tutte le vittime di ogni persecuzione vissuta nei secoli dalla sua Chiesa. Celebrarli con gioia risulta ben motivato per chi sa guardare al senso ultimo della vita. Attraversare la croce del martirio fa entrare nella vita nuova, quella che il Bambino ha portato; è la stessa vita del Figlio di Dio. Persino il martirio può essere giudicato un dono, gratuito; tanto più gratuito in quanto fatto a chi non è ancora in grado di testimoniare, di manifestare la sua scelta per Cristo. E' la stessa gratuità del battesimo, nel quale la vita eterna è partecipata anche a chi non è in grado di credere: è il battesimo di sangue.



Per Riflettere

Quanto è grande la dignità di un bambino! Quanto è esemplare la premurosa custodia di Maria e Giuseppe !


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