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SABATO 26
Dicembre 2009
Vangelo secondo Matteo (10,17-22) |
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Ascolta
"Guardatevi dagli
uomini, perché vi consegneranno ai tribunali e
vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; e sarete
condotti davanti ai governatori e re per causa
mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani.
Ma, quando vi consegneranno, non preoccupatevi di
come o di cosa direte, perché vi sarà dato in
quell'ora ciò che dovrete dire: infatti non
siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre
vostro che parla in voi.
Il fratello farà morire il fratello e il padre
il figlio, e i figli si alzeranno ad accusare i
genitori e li uccideranno. Sarete odiati da tutti
a causa del mio nome.
Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà
salvato".
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Il mese di Dicembre è stato
interamente curato da: Mons.Enzo
Lucchesini Vicario Episcopale per la vita
Consacrata
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Medita
La comunità di Matteo ha già sostato
sotto il Crocifisso, e ha superato lo scandalo
perché lo Spirito è sceso a ricordare e a dare
forza per la testimonianza; ha visto fratelli
chiamati a dare la vita. Certo, qualcuno ha
ceduto, non è stato capace di credere e di amare
fino a quel punto. Nelle case c'è stato anche
chi ha denunziato il fratello, l'amico, per
sfuggire alla morte. Si è instaurato un clima di
terrore e di odio che trova eco nelle parole di
Matteo. Ma soprattutto esse intendono portare lo
sguardo su chi non è crollato, ed è diventato
un esempio. Tra loro, ricordiamo oggi, Stefano,
uno dei sette diaconi, di coloro che erano stati
chiamati a servire, come Gesù. E il racconto
della sua morte si modella su quello della
passione del Signore: Signore, accogli il mio
spirito! Signore, non imputar loro questo peccato!
Stefano nasce al cielo per aver amato quel
Bambino che per amore è nato fra noi, è morto
per noi. Ci ricorda, dunque, che per essere
cristiani bisogna somigliargli, raccontarlo non
solo con le parole ma con la vita, fino in fondo.
Così la testimonianza diventa credibile
riproposizione della sua. Ci invita a confidare
nello Spirito Santo; se gli affidiamo la vita,
diventiamo capaci di affrontare ogni scandalo,
ogni prova. Maturiamo come il chicco di grano
gettato nella terra, capace di attraversare anche
la morte. Nella drammatica vicenda di Stefano si
inserisce un accenno al giovane Saulo. Un giorno,
nel suo zelo, deciderà di portare distruzione e
morte nella giovane comunità cristiana; ma sarà
afferrato dal Risorto e ne diverrà apostolo,
fino al martirio. Il Natale, riflettiamo oggi,
non è un'incantevole nenia che illude, ma la
luce di un volto che innamora, che squarcia le
tenebre e rende capaci di diffondere luce anche
sui riflessi della paura e dell'odio che sono
presenti in ogni tempo.
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Per
Riflettere |
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Nell'Avvento abbiamo pregato con i nostri padri:
"Oh, se si aprissero i cieli e scendessi...".
Oggi ascoltiamo Stefano: "...Contemplo i
cieli aperti e il Figlio dell'uomo che sta alla
destra di Dio".
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