 |
MERCOLEDÌ 23
Dicembre 2009
Vangelo secondo Luca (1,57-66) |
| |
|
|
|
Ascolta
Per Elisabetta intanto si
compì il tempo del parto e diede alla luce un
figlio. I vicini e i parenti udirono che il
Signore aveva manifestato in lei la sua grande
misericordia, e si congratulavano con lei. Otto
giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e
volevano chiamarlo con il nome di suo padre,
Zaccaria. Ma sua madre intervenne: "No, si
chiamerà Giovanni". Le dissero: "Non c'è
nessuno della tua parentela che si chiami con
questo nome". Allora domandarono con cenni a
suo padre come voleva che si chiamasse. Egli
chiese una tavoletta e scrisse: "Giovanni è
il suo nome". Tutti furono meravigliati. All'istante
gli si aprì la bocca gli si sciolse la lingua, e
parlava benedicendo Dio. Tutti i loro vicini
furono presi da timore, e per tutta la regione
montuosa della Giudea si discorreva di tutte
queste cose. Tutti coloro che le udivano, le
custodivano in cuor loro, dicendo:"Che sarà
mai questo bambino?". E davvero la mano del
Signore era con lui..
|
 |
Il mese di Dicembre è stato
interamente curato da: Mons.Enzo
Lucchesini Vicario Episcopale per la vita
Consacrata
|
|
Medita
Leggendo Luca si ha l'impressione che
alla nascita di Giovanni Maria non sia più
vicino ad Elisabetta; non è ricordata. D'altra
parte non era andata a trovarla soltanto per
darle una mano negli ultimi tempi della
gestazione: avranno certamente provveduto i
parenti o i vicini, i primi a sapere e a
congratularsi. Aveva una motivazione più alta
per andare: era stata chiamata a "vedere"
le "cose grandi" , l'opera di Dio che
sa fare cose impossibili. Può darsi che nell'imminenza
del parto abbia ripreso la via di casa sostenuta
dallo stupore e dalla gioia di sapere che sarebbe
accaduto anche in lei. A casa di Elisabetta tutto
si svolge secondo l'ordine dettato dall'angelo.
Anche la circoncisione, segno di appartenenza al
popolo di Dio; anche l'imposizione del nome che
mostra come Elisabetta e Zaccaria intendano
affidarsi a lui. Lo chiameranno, come ha detto l'angelo,
Giovanni, cioè dono, grazia, amore di Dio.
"Che sarà mai questo bambino?".
Intanto dal brano leggiamo che è una gioia, è
stato atteso a lungo e con una speranza folle. E
quando un figlio si presenta improvvisamente
nella nostra vita? Oggi, quando di parla dell'arrivo
di un figlio, se ne parla troppo come di un
problema; come del resto accade quando si parla
di matrimonio uno, fedele, fecondo. Poi c'è il
battesimo; che senso ha? Perché, quando, come
prepararci a celebrarlo? E' ben più del rito
della circoncisione, ci permette di ricevere la
vita di Dio, di entrare a far parte in modo reale
del popolo di Dio, inizia in noi la vita eterna.
A volte sembra più importante il ricevimento che
si dà per festeggiare l'evento che non l'evento
stesso. E il padrino e la madrina: come
sceglierli, quale responsabilità contrarranno
davanti alla comunità cristiana? Questo "pensiero
di Dio" ha bisogno di essere educato, di chi
gli racconti l'amore del Padre e lo sostenga per
vivere quella capacità di credere e di fidarsi
di lui che Dio gli dona, come inizio di un
dialogo, ma che deve crescere. E il nome? Quante
domande e ce ne sarebbero altre; a volte è più
facile scansarle, ma è il meglio per il bambino?
|
 |
Per
Riflettere |
|
|
Per i semiti il mistero di un uomo è già
annunziato nel suo nome.
|
| |
|
|