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MARTEDÌ 22
Dicembre 2009
Vangelo secondo Luca (1,46-55) |
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Ascolta
"L'anima mia
magnifica il Signore / e il mio spirito esulta in
Dio, mio salvatore, / perché ha guardato l'umiltà
della sua serva. / D'ora in poi tutte le
generazioni mi chiameranno beata. / Grandi cose
ha fatto per me l'Onnipotente / e Santo è il suo
nome; / di generazione in generazione la sua
misericordia / per quelli che lo temono./ Ha
spiegato la potenza del suo braccio, / ha
disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; /
Ha rovesciato i potenti dai troni, / ha innalzato
gli umili; / ha ricolmato di beni gli affamati,/
ha rimandato i ricchi a mani vuote. / Ha soccorso
Israele, suo servo, / ricordandosi della sua
misericordia, / come aveva detto ai nostri padri,
/ per Abramo e la sua discendenza, per sempre".
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Il mese di Dicembre è stato
interamente curato da: Mons.Enzo
Lucchesini Vicario Episcopale per la vita
Consacrata
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Medita
Elisabetta ha cantato la grandezza di
Maria: e lei canta l'autore di questa grandezza.
Forse il Magnificat in origine è un canto
liturgico, nato nell'ambiente dei "poveri di
Yavhé". Luca lo riprende e attraverso
ritocchi e modifiche lo adatta al contesto.
Sembra un coro che, come nelle tragedie greche,
ha la funzione di " segnare una sosta nello
svolgimento dell'azione, per mettere in valore il
significato di ciò che accade "(Dupont).
Maria innalza la sua lode a Colui che l'ha resa
" la bellissima", traendola dal numero
degli anawin, facendola strumento del compimento
della promessa con il quale ha detto di volersi
prendere cura delle persone di poco conto che non
possono cambiare la loro condizione. In loro, e
prima di tutte in Maria, si sono compiute "grandi
cose", eventi paragonabili alla creazione o
all'uscita dall'Egitto: nel linguaggio della
Bibbia sono queste le grandi cose operate dal
Santo; ha annunciato il rovesciamento dei tempi
messianici.
Ogni credente che voglia leggere il disegno di
Dio sulla propria vita, non può che unirsi a
Maria nel canto di lode e di ringraziamento per
le "grandi cose" che Dio ha fatto per
lui. Nei tempi passati, forse più di oggi, ci
era familiare esprimere questo sentimento con la
preghiera che apriva o chiudeva le nostre
giornate: "Ti adoro mio Dio, ti amo con
tutto il cuore, ti ringrazio per avermi creato,
fatto cristiano e conservato in questa notte (o
giorno)"...Il dono della vita, della fede,
la certezza di uno sguardo provvidente e tenero
sul nostro cammino: tutto, a ben pensarci, è suo
dono generoso e gratuito. Oggi la preghiera è
diventata quasi esclusivamente domanda, quasi
dovessimo sollecitare Dio ad occuparsi di noi; è
diventata più infantile, se non addirittura
pagana. Anche per questo Dio ci sembra lontano o
estraneo; e non proviamo confidenza e gioia
filiale nel nostro rapporto.
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Per
Riflettere |
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....Santo è il suo nome: di generazione in
generazione la sua misericordia per quelli che lo
temono...Il "timor di Dio" è ben
lontano dalla paura, è un dono dello Spirito!
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