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LUNEDÌ 14
Dicembre 2009
Vangelo secondo Matteo (21,23-27) |
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Ascolta
Entrò nel tempio e,
mentre insegnava, gli si avvicinarono i capi dei
sacerdoti e gli anziani del popolo e dissero:
" Con quale autorità fai queste cose? E chi
ti ha dato questa autorità?" Gesù rispose
loro: "Anch'io vi farò una domanda. Se mi
risponderete, anch'io vi dirò con quale
autorità faccio questo. Il battesimo di Giovanni
da dove veniva? Dal cielo o dagli uomini ?".
Essi discutevano tra loro dicendo: "Se
diciamo: "Dal cielo", ci risponderà:
"Perché allora non gli avete creduto?".
Se diciamo:" Dagli uomini", abbiamo
paura della folla, perché tutti considerano
Giovanni un profeta". Rispondendo a Gesù
dissero: " Non lo sappiamo". Allora
anch'egli disse loro:" Neanch'io vi dico con
quale autorità faccio queste cose".
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Il mese di Dicembre è stato
interamente curato da: Mons.Enzo
Lucchesini Vicario Episcopale per la vita
Consacrata
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Medita
Il cammino verso la città santa si è
concluso: Gesù ha fatto il suo ingresso tra l'entusiasmo
della folla. Quindi è intervenuto con durezza,
cacciando "tutti quelli che nel tempio
vendevano e compravano". Ha fatto risuonare
accenti profetici: "la mia casa sarà
chiamata casa di preghiera. Voi invece ne fate un
covo di ladri". Lo scandalo tra i capi dei
sacerdoti è grande: già prima i fanciulli
avevano salutato Gesù come "figlio di
Davide", titolo messianico. Ora anche questo
gesto che non lascia dubbi. Allora fanno i loro
calcoli e pretendono spiegazioni che riguardano
direttamente la sua identità. E Gesù li
smaschera; qualunque risposta darà non sarà
accolta, perché non cercano la verità per
farsene discepoli, non sono disposti a
riconoscere che lui è il Figlio di Dio
nonostante i segni che sta seminando. Una sua
risposta diventerebbe inutile e allora non
risponde direttamente, ma affermando che non ci
sarà rivelazione senza un atteggiamento di fede,
senza che abbandonino il pregiudizio dal quale
partono.
A contrasto la liturgia ci ha presentato nella
prima lettura la vicenda di Balaam, figlio di
Beor. Chiamato da un nemico a maledire Giacobbe,
aveva invece pronunziato un oracolo di
benedizione che prometteva prosperità, vinto
dallo straordinario segno datogli dalla sua asina
(Numeri 22-24); lo aveva fatto certo di compiere
la volontà di Dio. La cecità e l'ipocrisia
degli avversari di Gesù sembrano invincibili,
qualunque sia il segno e l'insegnamento. Non
cambieranno in alcun modo il loro giudizio
perché non vogliono credere né a lui né al
Padre che lo ha mandato. Del resto non
converrebbe;credergli li costringerebbe a
cambiare. La fede può nascere nel cuore di chi
si è messo in atteggiamento di ascolto; chi ha
già deciso di legarsi solo ai propri giudizi e
ai propri interessi non sta ascoltando,
attendendo. Ha già eretto il muro di superbia
che lo obbliga a stare nell'errore nonostante la
luce che gli viene offerta. Ancor peggio, il
calcolo personale può indurre a respingere la
verità, ieri e oggi, le persone e i gruppi.
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Per
Riflettere |
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Per credere è necessario sapersi inginocchiare
davanti a Dio e davanti alla verità. Rileggi la
"parabola del seminatore" (Mt 13,1-23)
per avere ulteriori motivi di riflessione.
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