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SABATO 12
Dicembre 2009
Vangelo secondo Matteo (17,10-13) |
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Ascolta
Allora i discepoli gli
domandarono: "Perché dunque gli scribi
dicono che prima deve venire Elia?".
Ed egli rispose: "Si, verrà Elia e
ristabilirà ogni cosa. Ma io vi dico: Elia è
già venuto e non l'hanno riconosciuto; anzi,
hanno fatto di lui quello che hanno voluto.
Così anche il Figlio dell'uomo dovrà soffrire
per opera loro". Allora i discepoli
compresero che egli parlava loro di Giovanni il
Battista.
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Il mese di Dicembre è stato
interamente curato da: Mons.Enzo
Lucchesini Vicario Episcopale per la vita
Consacrata
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Medita
Ad alcuni discepoli è stata offerta un'esperienza
straordinaria: hanno assistito alla
Trasfigurazione, durante la quale Mosè e ed Elia,
simbolicamente tutta la Legge e i Profeti, hanno
dato testimonianza a Gesù della sua divinità e
della sua missione. Quando scendono dal monte la
visione diventa un ricordo; Gesù ha lo stesso
volto dei giorni precedenti e guida lo stesso
cammino appesantito dall'annunzio della passione
fatto poco prima e illuminato solo dalla promessa
che il Figlio dell'uomo risorgerà dai morti. In
questo clima sorge la domanda sul ruolo di Elia
nel tempo dell'attesa che si fa sempre più breve.
Nessuno lo ha ancora visto sul cammino quotidiano,
e se lui deve annunziare il Cristo, il precursore
non è ancora venuto. Di conseguenza come può
Gesù presentarsi come l'atteso? Non è così,
dice Gesù. Il precursore è quel Giovanni che
nella testimonianza violenta della morte ha
anticipato quanto deve accadere a lui. La sua
parola che, come quella di Elia, bruciava come
fiaccola (Sir 48,1), e il rifiuto, si stanno
ripetendo.
E' il destino del profeta, di colui che porta la
parola che gli è stata affidata. La sua fedeltà
fino alle estreme conseguenze rende fecondo il
gesto di Dio che l'ha suscitato, ma peserà
drammaticamente su di lui. Il rifiuto sembrerà
cancellare il senso stesso della profezia, ma non
coinvolgerà tutti: coloro che si faranno
discepoli umili e obbedienti, quindi se i suoi
ascoltatori diverranno tali, ne trarranno luce e
speranza. Così è avvenuto per il Battista,
così accadrà per Gesù che sta guidando i suoi
verso la morte-risurrezione, così si ripete
anche per noi che raccontiamo il Crocifisso-risorto
e sperimentiamo il rifiuto, l'incomprensione, la
fatica di camminare dopo aver "visto"
Gesù solo nella fede, e averlo scelto come guida
anche per i passi monotoni e faticosi del
quotidiano.
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Per
Riflettere |
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La nostra testimonianza prende luce dall'alto e
può donarla al cammino dei fratelli. Nessuna
profezia-testimonianza, tanto meno quella
sofferta, è inutile. Tutti coloro che accettano
di compierla, anche in questo tempo di rifiuto
del vangelo, devono guardare a Gesù che li
precede sotto la croce.
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