Ti amo Signore mia forza, Signore, mia roccia, sal.17 (18)
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MARTEDÌ 28 Aprile 2009
Vangelo secondo Giovanni (6,30-35)



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Allora gli dissero: "Quale segno dunque tu fai perché vediamo e possiamo crederti? Quale opera compi? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: Diede loro da mangiare un pane dal cielo". Rispose loro Gesù: "In verità, in verità vi dico: non Mosè vi ha dato il pane dal cielo, ma il Padre mio vi dà il pane dal cielo, quello vero; il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo". Allora gli dissero: "Signore, dacci sempre questo pane". Gesù rispose: "Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà più sete.




Il mese di Febbraio è stato interamente curato da: Barabara Pandolfi



Medita


Si stabilisce un paragone. I padri hanno avuto un segno da Mosè: la manna, un cibo donato che veniva dal cielo e sfamava il popolo. Ora chiedono un segno a Gesù: quale opere compi? Un segno per vedere e credere, verbi che come sappiamo in Giovanni sono spesso uniti.
Eppure ora non può esserci un segno, perché Gesù stesso è il segno e bisogna accogliere lui. Il dono definitivo di Dio, il dono escatologico non è stato dato da Mosè, non si trova nella Legge, di cui la manna è simbolo, ma è dato dal Padre nei tempi ultimi, nel tempo del compimento e della realizzazione delle promesse ed è il Figlio.
Il Pane che il Figlio dona, cioè la sua carne per la vita del mondo, è veritiero perché conduce e contiene la verità.
Gesù è il dono definitivo che viene dal Padre, lui la rivelazione della vita divina, del volto di Dio, la parola eterna,, fonte della vita per il mondo.
E' lui il pane sceso dal cielo, perciò chi va a lui non avrà più fame e non avrà più sete in eterno. Chi crede in lui può bere (Gv 7,37) e mangiare.
Immediatamente, leggendo questo testo, preceduto dalla grande segno della moltiplicazione dei pani, noi pensiamo all'eucarestia, alla celebrazione nella quale il pane è il corpo gi Gesù, che nutre noi tutti pellegrini e forestieri nel nostro cammino verso la pienezza dell'incontro col Signore.
Per questo per noi le parole di Gesù non sembrano dure, non ci scuotono come è avvenuto nella sinagoga di Cafarnao.
Rischiamo forse, però, di partecipare al banchetto eucaristico per abitudine, come a un rito che non trasforma la nostra vita e non la immette nel mistero di Cristo.
Rimane duro anche per noi essere discepoli, cioè vivere come il Maestro, come dono, come pane spezzato per i fratelli, per la fame e la vita del mondo.
Pietro e gli altri faticano come tutti, ma ancora una volta non si staccano da quel Messia scomodo e...ripartono nel cammino della sequela.



Per Riflettere



Rischio di non cogliere, per abitudine, per tradizione, il mistero di Cristo pane donato e spezzato?
Che scelte mi sono richieste per essere discepolo?





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