Ti amo Signore mia forza, Signore, mia roccia, sal.17 (18)
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SABATO 25 Aprile 2009
Vangelo secondo Marco (16,15-20)



Ascolta


Gesù disse loro: "Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato. E questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno i demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano i serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno, imporranno le mani ai malati e questi guariranno".
Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu assunto in cielo e sedette alla destra di Dio.
Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore operava insieme con loro e confermava la parola con i prodigi che l'accompagnavano.




Il mese di Febbraio è stato interamente curato da: Barabara Pandolfi



Medita


La pagina evangelica, si colloca ancora in questo tempo pasquale, con un forte invito alla missione che, per certi versi, seppure con un linguaggio diverso, ci richiama ai testi di Giovanni che abbiamo a lungo meditato nella settimana. Qui si realizza quella vittoria sul male, che è caratteristica del vangelo marciano, ma che anche in Giovanni ci è stata presentata. I demoni, i veleni, i serpenti...simboli di morte e di distruzione, non faranno più male, anzi i malati (segno anche la malattia del peccato e della morte) guariranno.
Tutto questo si realizza nel contesto di una missione, che se è della Chiesa, della comunità dei discepoli, è però, insieme, continuazione della missione di Gesù, che per primo aveva compiuto questi gesti.
Una missione che si estende fino ai confini del mondo, ad ogni creatura. Diventa cioè universale, cambiando i criteri di valutazione. Non si rivolge ai giusti, ai sani, agli appartenenti a un popolo, ad una famiglia...ma a tutte le creatura e a tutte chiede una cosa: credere.
Non sta ai discepoli decidere chi è pronto per ricevere l'annuncio e chi no, loro sono solo dei mandati a predicare, per tutto il mondo, il vangelo.

E' una tentazione forse anche per noi quella di decidere a chi rivolgere l'annuncio e a chi no. Ci sembra talvolta di saper distinguere, di saper valutare...oppure semplicemente desideriamo, consapevolmente o meno, metterci al riparo da un eventuale fallimento e rifiuto, o nascondere la nostra poca convinzione nel dire e nel vivere il Vangelo.
Ci aiuta forse ripensare la nostra chiamata, quando Dio ci ha sorpresi con il suo annuncio. Forse anche noi eravamo malati e poco presentabili, forse il suo Vangelo ci ha davvero guariti o almeno ci ha dato la forza di alzarci in piedi. E' bello pensare che quegli stessi discepoli che poco prima hanno lasciato solo Gesù nella sua pasqua e che sono stati pieni di spavento e di timore, increduli e duri di cuore, sono gli stessi che sono mandati. Forse solo questi potevano essere mandati, perché consapevoli che non è la loro forza che conta, ma la potenza del Vangelo e della fede.



Per Riflettere



Che cosa blocca l'annuncio, l'evangelizzazione in noi e nelle nostra comunità parrocchiali, nella nostra chiesa?
Quale cambiamento interiore, di mentalità, quale conversione pastorale ci richiede l'invito di Gesù ad annunciare il vangelo?




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