Ti amo Signore mia forza, Signore, mia roccia, sal.17 (18)
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VENERDÌ 24 Aprile 2009
Vangelo secondo Giovanni (6,1-15)



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Dopo questi fatti, Gesù andò all'altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade, e una grande folla lo seguiva, vedendo i segni che faceva sugli infermi. Gesù salì sulla montagna e là si pose a sedere con i suoi discepoli. Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei. Alzati quindi gli occhi, Gesù vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: "Dove possiamo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?". Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva bene quello che stava per fare. Gli rispose Filippo: "Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo". Gli disse allora uno dei discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: C'è qui un ragazzo che ha cinque pani d'orzo e due pesci; ma che cos'è questo per tanta gente?". Rispose Gesù: "Fateli sedere". C'era molta erba in quel luogo. Si sedettero dunque ed erano circa cinquemila uomini. Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li distribuì a quelli che si erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, finché ne vollero. E quando furono saziati, disse ai discepoli: "Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto". Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d'orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato.
Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, cominciò a dire: "Questi è davvero il profeta che deve venire nel mondo!". Ma Gesù, sapendo che stavano per venire a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sulla montagna, tutto solo.




Il mese di Febbraio è stato interamente curato da: Barabara Pandolfi



Medita


Siamo all'inizio di un grande discorso di Gesù, quello sul pane che viene dal cielo. La liturgia, però, ci invita a riflettere sul segno che lo precede: la moltiplicazione dei pani.
Un racconto che troviamo anche nei sinottici, ma che in Giovanni assume un significato nuovo nel desiderio delle folle che seguono Gesù perché vedono i prodigi che opera sugli infermi.
Il Signore alza gli occhi e vede che una gran folla andava verso di lui. L'andare verso Gesù non indica però un movimento della fede, ma solo la curiosità o la simpatia verso il Maestro. Tuttavia il suo sguardo si posa su quella gente e il suo cuore si muove verso la loro fame, il loro bisogno, stabilendo subito un rapporto tra se stesso e Mosè, preoccupato per la fame del suo popolo nel deserto. Gesù sembra anche mettere alla prova i discepoli perché sapeva quello che stava per fare, ma chiede la loro partecipazione. Folle e discepoli sono introdotti in un discorso centrale del quarto vangelo che usa questo segno per condurre oltre in un discorso ben più ampio, che per molti introduce all'annuncio eucaristico, e che certo richiede la fede.

Riconoscere la nostra fame, vedere quella dei fratelli, quella che è nascosta nel cuore di ogni uomo è il primo passo per incontrarsi, anche nel cammino della fede.
I discepoli sono coinvolti, in prima persona, dalla domanda di Gesù.La risposta di Andrea, per quanto inadeguata possa sembrare, apre ad una realtà bellissima. Gesù prende da quel ragazzo i suoi poveri pane e i suoi miseri pesci: da qui, solo da qui, si realizza il miracolo. Quel ragazzo che con semplicità mostra e condivide quei pani e quei pesci, risponde alla domanda di Gesù: Dove possiamo comprare il pane?
Forse la risposta è: mettere in comune, condividere i nostri beni, le nostre sostanze, tante o poche che siano.



Per Riflettere



Come non pensare oggi ai tanti popoli della fame, a quel sud del mondo che spesso soffre violenza e ingiustizia. Come condividere i nostri beni? Come mettere a disposizione del Signore e dei fratelli ciò che siamo?




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