Ti amo Signore mia forza, Signore, mia roccia, sal.17 (18)
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MERCOLEDÌ 8 Aprile 2009
Vangelo secondo Matteo (26,14-25)
   



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Allora uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai sommi sacerdoti e disse: "Quanto mi volete dare perché io ve lo consegni?". E quelli gli fissarono trenta monete d'argento. Da quel momento cercava l'occasione propizia per consegnarlo.
Il primo giorno degli Azzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: "Dove vuoi che ti prepariamo, per mangiare la Pasqua?". Ed egli rispose: "Andate in città, da un tale, e ditegli: Il Maestro ti manda a dire: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli". I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua. Venuta la sera, si mise a mensa con i Dodici. Mentre mangiavano disse: "In verità io vi dico, uno di voi mi tradirà". Ed essi, addolorati profondamente, incominciarono ciascuno a domandargli: "Sono forse io, Signore?". Ed egli rispose: "Colui che ha intinto con me la mano nel piatto, quello mi tradirà. Il Figlio dell'uomo se ne va, come è scritto di lui, ma guai a colui dal quale il Figlio dell'uomo viene tradito; sarebbe meglio per quell'uomo se non fosse mai nato!". Giuda, il traditore, disse: "Rabbì, sono forse io?". Gli rispose: "Tu l'hai detto".




Il mese di Febbraio è stato interamente curato da: Barabara Pandolfi



Medita


Uno dei dodici. I dodici sono coloro che Gesù ha scelto, coloro che ha chiamati vicino a sé; saranno loro il riferimento per la comunità primitiva.
Eppure il Signore non ha scelto degli uomini perfetti; sono anch'essi fragili e peccatori, attraversati da sentimenti di rivalità e da voglia di potere. Tra loro un traditore, che sembra non aver compreso niente di Gesù, forse deluso, forse interessato, forse avido...Ma tra loro anche persone deboli e paurose, che lasceranno solo l'amico, il maestro.
Stupisce l'incomprensione di questa notte. Gesù rivela, sebbene con un gesto simbolico, ancora un gesto di intimità e di relazione, chi lo sta per tradire; Giuda stesso esce allo scoperto e riceve la risposta affermativa di Gesù, eppure nessuno sembra scuotersi. Rimane quasi aperta, perciò, la domanda dei discepoli: "sono forse io, Signore?"
La chiesa, la comunità dei discepoli, dei chiamati, dei convocati...dal Signore, rimane una comunità di uomini e donne con la loro grandezza e libertà, con i loro limiti e peccati, chiamati sempre a interrogarsi sulla loro sequela, sul loro sincero aderire al Maestro.L'oscurità di questa notte ci rimanda anche ai tradimenti e alle solitudini che talvolta siamo chiamati a vivere, perché anche per noi può avvenire ciò che ci dice il salmo: anche l'amico con cui confidavo, col quale salivamo insieme verso la casa di Dio, anche lui si alza contro di me.
In questa Pasqua comprendiamo che nessuno può essere giudice, che nessuno è esente dal peccato, dalla debolezza: la subiamo e la commettiamo, insieme seduti a quella mensa del perdono e del dono di sé, che è la mensa della fraternità e del pane offerto a tutti.



Per Riflettere

In questo mercoledì santo ci sediamo anche noi alla mensa di Gesù, con i fratelli e le sorelle. Che cosa abbiamo da perdonare e da farci perdonare?



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