Icone Greche Originali Serigrafia su Foglia OroIcone Greche Originali Serigrafia su Foglia OroIcone Greche Originali Serigrafia su Foglia OroIcone Originali Greche
Copie fedeli e austeri stile bizantino (Scuola Cretese – Teofanis) realizzate da padre Pefkis, agiografo diplomato dell’Accademia Ecclesiastica del Monte Santo (località Athos) con colori autentici e tradizionali con foglio dorato, su tela e legno invecchiato
/ Il Santo del Calendario:

Ascolta e Medita - Questo mese è stato curato da: Laura e Paolo Puglisi, Giulia e Fausto Montana Arcidiocesi di Pisa Centro Pastorale per l'Evangelizzazione e la Catechesi











Giovedì 11 agosto 2016
Ez 12, 1-12; Sal 77
Vangelo secondo Matteo (18, 21-19, 1)
Santa Chiara



Preghiera Iniziale


Dal profondo a te grido, o Signore; Signore, ascolta la mia voce.
Siano i tuoi orecchi attenti alla voce della mia supplica.
Se consideri le colpe, Signore, Signore, chi ti può resistere?
Ma con te è il perdono: così avremo il tuo timore. Io spero, Signore.
Spera l'anima mia, attendo la sua parola.
L'anima mia è rivolta al Signore più che le sentinelle all'aurora.
Più che le sentinelle l'aurora, Israele attenda il Signore,
perché con il Signore è la misericordia e grande è con lui la redenzione.
Egli redimerà Israele da tutte le sue colpe.
(Salmo 129)


Ascolta Vangelo


In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?».
E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.
Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”. Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito.
Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!”. Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò”. Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito.
Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l'accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell'uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”. Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto.
Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello».
Terminati questi discorsi, Gesù lasciò la Galilea e andò nella regione della Giudea, al di là del Giordano.





Medita


Siamo chiamati a perdonare e a perdonarci (non ad autogiustificarci) come Dio perdona e ci perdona se autenticamente pentiti.
Nell'ascoltare la parabola i discepoli scoprono il perdono del Padre senza condizioni. Il re è disponibile a condonare al servo debitore diecimila talenti, una cifra provocatoriamente enorme inserita da Gesù nel suo parlare per testimoniare la spropositata differenza tra quanto Dio è disponibile a perdonarci di fronte alla nostra difficoltà a perdonare l'insignificante cifra di cento denari di offese.
Scoprire di essere amati e perdonati ci rende capaci a nostra volta di perdonare. Perdoniamo veramente quando percepiamo che l'odio uccide noi stessi, perdoniamo quando comprendiamo che siamo tutti debitori gli uni verso gli altri, perdoniamo perché la coscienza ce lo dice, perdoniamo per imitare il Padre e sentirci degni del Suo sguardo.
Il perdono non cancella il torto subito e non lo fa dimenticare. Il perdono come la cicatrice sui dolori che la vita attraverso gli altri inevitabilmente ci infligge, testimonia il torto subito ma rende la vita sopportabile. La voglia di vendetta altro non è che il dolore di una ferita che non si rimargina o che addirittura si infetta.




Per Riflettere


Non è il nostro perdonare che ci rende degni di perdono, è il perdono ricevuto che deve essere vissuto perdonando.

Signore Gesù,
spesso trovo difficile perdonare
e dimenticare il male ricevuto.
Libera, ti prego, il mio cuore da ogni risentimento
e rendilo aperto alla riconciliazione.
Tu che sulla Croce hai perdonato
e hai pregato per i tuoi crocefissori,
donami un amore grande come il tuo,
perché io faccia il primo passo
verso la riconciliazione e la pace.
Amen.






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