Ti amo Signore mia forza, Signore, mia roccia, sal.17 (18)
Il Vangelo di ogni giorno con il commento



SABATO 30 Agosto 2008
Vangelo secondo Matteo (25,14-30)
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Avverrà come di un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, a ciascuno secondo la sua capacità, e partì. Colui che aveva ricevuto cinque talenti, andò subito a impiegarli e ne guadagnò altri cinque. Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone. Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò, e volle regolare i conti con loro. Colui che aveva ricevuto cinque talenti, ne presentò altri cinque dicendo: Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque. Bene, servo buono e fedele, gli disse il suo padrone, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone.
Presentatosi poi colui che aveva ricevuto due talenti, disse: Signore, mi hai consegnato due talenti; vedi, ne ho guadagnati altri due. Bene, servo buono e fedele, gli rispose il padrone,sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone. Venuto infine colui che aveva ricevuto un solo talento, disse: Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso; per paura andai a nascondereil tuo talento sotterra; ecco qui il tuo. Il padrone gli rispose: Servo malvagio e infingardo, sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l'interesse. Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti, perché a chiunque ha sarà dato e sarà nell'abbondanza; ma a chi non ha sarà tolto anche quello che ha. E il servo fannullone gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti.







Il mese di agosto è stato interamente curato da: Chiara Sani
 


Medita


La parabola è così famosa che in certi suoi aspetti è divenuta proverbiale. Vale la pena riflettere ancora su di essa. Il talento non indica tanto le capacità intellettuali del singolo, quanto i doni spirituali che ognuno riceve in misura maggiore o minore ma, che, tutti insieme, devono collaborare all'edificazione del regno di Dio. L'economia divina non ci chiede più delle nostre capacità e ad ognuno è dato il dono in funzione del frutto che dovrà portare. Il problema riguarda alcuni atteggiamenti che rendono inefficace ed inoperoso il dono: la paura di mettersi in gioco, l'infingardaggine e la pigrizia. Il servo malvagio è quello che crede di poter giudicare le decisioni prese dal padrone ("...so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato...") e rifugge dal darsi da fare, dell'impegnarsi, dal rischiare. Così mette sottoterra i doni che Dio gli ha fatto e rende inutile la sua vita, insignificante.

Il cristiano timoroso è un cattivo cristiano.Colui che si aggrappa a qualche rituale e a qualche piccola certezza (una preghierina, una S.Messa, un'elemosina) rischia di vedersi sottrarre tutto; colui che si fa servo, si rimbocca le maniche nell'aiutare i fratelli e nel condividere con loro i propri doni, non deve temere l'insuccesso: Gesù gli ha promesso di arricchirlo ancora di più con la sua Grazia, Lui renderà fecondo il suo agire.



Per Riflettere
 

Metto in gioco i miei talenti o li nascondo? Mi do da fare per cooperare all'edificazione del regno di Dio?






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