Ti amo Signore mia forza, Signore, mia roccia, sal.17 (18)
Il Vangelo di ogni giorno con il commento



GIOVEDÌ 21 Agosto 2008
Vangelo secondo Matteo (20,1-16a)
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Gesù riprese a parlar loro in parabole e disse: "Il regno dei cieli è simile a un re che fece un banchetto di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non vollero venire. Di nuovo mandò altri servi a dire: Ecco ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e i miei animali ingrassati sono gia macellati e tutto è pronto; venite alle nozze. Ma costoro non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero.
Allora il re si indignò e, mandate le sue truppe, uccise quegli assassini e diede alle fiamme la loro città. Poi disse ai suoi servi: Il banchetto nuziale è pronto, ma gli invitati non ne erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze. Usciti nelle strade, quei servi raccolsero quanti ne trovarono, buoni e cattivi, e la sala si riempì di commensali. Il re entrò per vedere i commensali e, scorto un tale che non indossava l'abito nuziale, gli disse: Amico, come hai potuto entrare qui senz'abito nuziale? Ed egli ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore




Il mese di agosto è stato interamente curato da: Chiara Sani
 


Medita


Ancora un banchetto, ancora, come nella parabola delle vergini stolte, degli invitati che non si danno pensiero dell'invito, della chiamata. Tutti siamo invitati al banchetto che rappresenta il Paradiso, la festa possiamo immaginarla come il giorno della parousia o più semplicemente come il giorno del nostro personale incontro con Gesù, quando terminerà il nostro cammino terreno. Due i pericoli che corriamo: rifiutare l'invito oppure sottovalutarlo e presentarci senza i requisiti necessari per essere ammessi alla presenza del Re.

Non ci meravigli la durezza del re: la veste nuziale rappresenta le buone opere che sempre devono alimentare la nostra fede (ha significato analogo all'olio per le lampade della parabola citata). Anche in Lc 14,15-24 si parla di invitati che accampano scuse per non partecipare alla festa e a cui vengono preferiti "poveri, storpi, ciechi e zoppi", gli "impuri"in Israele. In realtà la parabola apre alla speranza: chi ha conservato o ravvivato il candore della veste (in breve, chi ha amato i fratelli ed ha ben operato), sarà ammesso, anche se appartenente alle categorie rifiutate da ipocriti e benpensanti.



Per Riflettere
 

Che cosa faccio per meritarmi di partecipare al banchetto a cui Gesù mi invita? La mia veste è degna di un invitato alle nozze?





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