Ti amo Signore mia forza, Signore, mia roccia, sal.17 (18)
Il Vangelo di ogni giorno con il commento



MERCOLEDÌ 20 Agosto 2008
Vangelo secondo Matteo (20,1-16a)
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Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all'alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Accordatosi con loro per un denaro al giorno, li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano sulla piazza disoccupati e disse loro: Andate anche voi nella mia vigna; quello che è giusto ve lo darò. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano là e disse loro: Perché ve ne state qui tutto il giorno oziosi? Gli risposero: Perché nessuno ci ha presi a giornata. Ed egli disse loro: Andate anche voi nella mia vigna.
Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: Chiama gli operai e dà loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensavano che avrebbero ricevuto di più. Ma anch'essi ricevettero un denaro per ciascuno. Nel ritirarlo però, mormoravano contro il padrone dicendo: Questi ultimi hanno lavorato un'ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo. Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse convenuto con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene; ma io voglio dare anche a quest'ultimo quanto a te. Non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono? Così gli ultimi saranno primi, e i primi ultimi".





Il mese di agosto è stato interamente curato da: Chiara Sani
 


Medita


Ancora illuminante l'esegesi del grande filosofo cristiano Romano Guardini su questa parabola (in R. Guardini, Parabole, Morcelliana 1996, p. 31 ss.): "I lavoratori sono gli uomini, ovvero i popoli. La vigna è la storia. Il lavoro è quanto i diversi popoli devono fare per il Regno di Dio. E precisamente i chiamati per primi sono il popolo dell'Antico Patto; i successivi, quelli che provengono dai pagani. Ma il denaro, il compenso, è la partecipazione al Regno di Dio, la comunione delle realtà eterne". Perché equiparare primi ed ultimi arrivati? Il nostro umano senso di giustizia recalcrita un po'. Ma, prosegue Guardini, è in gioco quel genere di giustizia che vale nelle realtà di Dio e del suo Regno, l'ordine della grazia. Andiamo in profondità: se applichiamo il senso di giustizia a realtà anche umane quali l'amore, vediamo che non regge. Nessuno può dire: poiché ti amo devi amarmi. La parabola ci dice: Dio viene all'uomo per chiamarlo, ogni singolo, a entrare in un destino di amore. Che cosa può significare qui "giustizia"?

Noi diciamo spesso che Dio ci ama, ma diciamo poco che Dio è Amore. Così commettiamo l'errore di attribuire all'amore di Dio quelle caratteristiche di finitezza, meschinità, ripicca che sono proprie, purtroppo, dei nostri rapporti d'amore (almeno della maggior parte). Ma l'amore di Dio è diverso: è totale, incondizionato, premuroso, comprensivo.




Per Riflettere
 

Rimproveriamo Dio di essere troppo buono perché ama allo stesso modo il neoconvertito ed il credente di lunga data? Quante volte ci immaginiamo meritevoli di una beatitudine più grande dei fratelli che giudichiamo "peccatori"?






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