Ti amo Signore mia forza, Signore, mia roccia, sal.17 (18)
Il Vangelo di ogni giorno con il commento



GIOVEDÌ 14 Agosto 2008
Vangelo secondo Matteo (18,21-19,1)
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Allora Pietro gli si avvicinò e gli disse: "Signore, quante volte dovrò perdonare al mio fratello, se pecca contro di me? Fino a sette volte?". E Gesù gli rispose: "Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette.
A proposito, il regno dei cieli è simile a un re che volle fare i conti con i suoi servi. Incominciati i conti, gli fu presentato uno che gli era debitore di diecimila talenti. Non avendo però costui il denaro da restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, con i figli e con quanto possedeva, e saldasse così il debito. Allora quel servo, gettatosi a terra, lo supplicava: Signore, abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa. Impietositosi del servo, il padrone lo lasciò andare e gli condonò il debito. Appena uscito, quel servo trovò un altro servo come lui che gli doveva cento denari e, afferratolo, lo soffocava e diceva: Paga quel che devi! Il suo compagno, gettatosi a terra, lo supplicava dicendo: Abbi pazienza con me e ti rifonderò il debito. Ma egli non volle esaudirlo, andò e lo fece gettare in carcere, fino a che non avesse pagato il debito.
Visto quel che accadeva, gli altri servi furono addolorati e andarono a riferire al loro padrone tutto l'accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell'uomo e gli disse: Servo malvagio, io ti ho condonato tutto il debito perché mi hai pregato. Non dovevi forse anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te? E, sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non gli avesse restituito tutto il dovuto. Così anche il mio Padre celeste farà a ciascuno di voi, se non perdonerete di cuore al vostro fratello".
Terminati questi discorsi, Gesù partì dalla Galilea e andò nel territorio della Giudea, al di là del Giordano. E lo seguì molta folla e colà egli guarì i malati.





Il mese di agosto è stato interamente curato da: Chiara Sani
 


Medita


La domanda di Pietro ha una sua logica: dopo la raccomandazione di Gesù ad ammonire e prendersi cura del fratello che sbaglia, il passo successivo riguarda la necessità di perdonare. Il sette è già, nella mentalità ebraica, un numero simbolico che indica la totalità, quindi già Pietro vuol dire che ha capito che deve perdonare sempre; Gesù amplifica ancora il numero, è come se lo elevasse a potenza e lo rendesse infinito. Come il Padre ha accolto il figliuol prodigo, come sempre ci perdona, così anche noi dobbiamo perdonare di cuore al fratello sempre, in qualsiasi circostanza, per essere simili al Padre nostro, perfetto, che è nei cieli.

Dice il Padre Nostro nella versione di Luca (11,4): " E perdonaci i nostri peccati, perché anche noi perdoniamo ad ogni nostro debitore"; questo è anche il senso della parabola oggi ascoltata:se noi chiediamo perdono a Dio per i nostri peccati e ci sentiamo amati e perdonati, sollevati dalle nostre colpe e riconciliati con l'abbraccio del Padre, come possiamo rifiutare il nostro perdono al fratello? Come possiamo non accorgerci che il nostro debito verso Dio(che ci ha mandato suo Figlio e in Lui non ci nega mai il perdono), è ben più grande di quello che un fratello può aver contratto verso di noi?




Per Riflettere
 
Sono grato a Dio del perdono che sempre mi dona, purché mi accosti a Lui consapevole e pentito? Perdono di cuore ai miei fratelli e so chiedere loro perdono con umiltà?





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