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Salmo 46 (45) - Dio è con noi


[1] Al maestro del coro. Dei figli di Core. Per voci di soprano. Canto.
[2] Dio è per noi rifugio e fortezza,
aiuto infallibile si è mostrato nelle angosce.
[3] Perciò non temiamo se trema la terra,
se vacillano i monti nel fondo del mare.
[4] Fremano, si gonfino le sue acque,
si scuotano i monti per i suoi flutti.
[5] Un fiume e i suoi canali rallegrano la città di Dio,
la più santa delle dimore dell’Altissimo.
[6] Dio è in mezzo ad essa: non potrà vacillare.
Dio la soccorre allo spuntare dell’alba.
[7] Fremettero le genti, vacillarono i regni;
egli tuonò: si sgretolò la terra.
[8] Il Signore degli eserciti è con noi,
nostro baluardo è il Dio di Giacobbe.
[9] Venite, vedete le opere del Signore,
egli ha fatto cose tremende sulla terra.
[10] Farà cessare le guerre sino ai confini della terra,
romperà gli archi e spezzerà le lance,
brucerà nel fuoco gli scudi.
[11] Fermatevi! Sappiate che io sono Dio,
eccelso tra le genti, eccelso sulla terra.
[12] Il Signore degli eserciti è con noi,
nostro baluardo è il Dio di Giacobbe.

Commento al Salmo
Il salmista afferma che Dio è “rifugio e fortezza, aiuto infallibile si è mostrato nelle angosce”.
Tutto si può sconvolgere, ma la città di Dio è sempre serena, tranquilla, viva. Se la terra conoscesse un terremoto per cui parte dei monti cadesse nel mare e dal mare ne emergesse di conseguenza un’onda immane, di tale forza da far tremare i monti, ci sarebbe sicurezza ugualmente nella città di Dio. Quella del terremoto e dell’onda immane che viene dal Mediterraneo è un’immagine per indicare le invasioni straniere che giungevano nella fossa Giordanica dalle spiagge del mare, attraverso la valle di Esdrelon.
La città di Dio - ora la Chiesa -, dove Dio ha la sua dimora, è vista come un Eden. C’è un fiume che si divide in ruscelli. Fiume che simboleggia l’aiuto di Dio, il soccorso di Dio. Il fiume disseta e garantisce la vegetazione e quindi l’alimentazione (Cf. Ez 47,1s). Il fiume come simbolo dell’aiuto di Dio è già presente nel salmo 35,9: “Si saziano dell’abbondanza della tua casa: tu li disseti al torrente delle tue delizie”.
Gerusalemme è "la più santa delle dimore dell'Altissimo", poiché da essa, città del trono di Davide e quindi del futuro Messia, che verrà messo a morte, ma risorgerà glorioso e ascenderà al cielo alla destra del Padre, uscirà la parola del Signore come dice il profeta Michea (4,2-3): "Poiché da Sion uscirà la legge e da Gerusalemme la parola del Signore. Egli sarà giudice fra molti popoli e arbitro fra genti potenti fino alle più lontane". La parola del Signore è uscita da Gerusalemme verso il mondo intero per mezzo della predicazione apostolica iniziata nel giorno di Pentecoste (At 2,4). Al tempio di Gerusalemme, diventato privo della gloria di Dio (Mt 27,51) subentrerà il tempio vivo della Chiesa.
E' possibile anche un'altra interpretazione, però non strettamente collegata al testo. La Chiesa è una, della quale fanno parte le Chiese particolari; questo non in senso di federazione di Chiese facenti capo alla Chiesa di Roma, ma nel senso proprio di una sola Chiesa, che è il corpo mistico di Cristo. La Chiesa di Roma presiede alla carità nella verità (CCC n° 834) in virtù della sede del successore di Pietro; in questo preciso senso, la Chiesa di Roma è "la più santa delle dimore", non perché ci siano i cristiani più santi. Alla città terrena di Gerusalemme si è sostituita la città di Roma (Cf. Mt 21,43): "A voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti". La Gerusalemme di ora è la Gerusalemme celeste (Gal 4,6; Eb 12,22; Ap 3,12; 21,9-27).
In mezzo agli sconvolgimenti dei popoli, la città di Dio non vacilla: “Non potrà vacillare. Dio la soccorre allo spuntare dell'alba”.
L’aiuto di Dio è presentato come un’azione travolgente di Dio contro i suoi nemici. Già è accaduto con la caduta di imperi immani come quello babilonese: “Fremettero le genti, vacillarono i regni; egli tuonò: si sgretolò la terra”.
Dio che annienta i suoi nemici, bruciando i loro scudi, cioè annientando le loro difese, porterà in tutto il mondo quel fiume e quei ruscelli, donando pace a tutta la terra: “Farà cessare le guerre sino ai confini della terra”.
Il salmista fa parlare Dio che invita i popoli a riconoscerlo: “Fermatevi! Sappiate che io sono Dio, eccelso tra le genti, eccelso sulla terra”. Il salmista termina il suo canto confermandosi nella fiducia in Dio e lo chiama “Signore degli eserciti”. “Signore degli eserciti” perché li signoreggia con la sua forza: l’uomo non potrà mai prevalere annullando il suo trionfo di pace su tutta la terra.



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