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Il Santo del Calendario
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Guarda con sguardi di fede
Con uno sguardo di fede, tutto è trasparenza di Dio, tutto: cose, eventi e persone. Dio è in tutta la creazione perché le dà l’esistenza e la conserva. Le creature hanno le caratteristiche del proprio autore e possiamo scoprire in loro gli attributi, le qualità essenziali, di Chi le ha fatte. Nelle persone possiamo riconoscere Dio perché le ha create a sua immagine e somiglianza e perché la grazia santificante scorre nelle loro vene. Dio è lì, vuole rivelarsi, farsi conoscere da noi. Dipende da ciascuno aprire gli occhi con uno sguardo di fede e riconoscerlo. Il contrario sarà una specie di cecità o di miopia.
Padre Evaristo Sada, L.C. La-Oracion.com [Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]


L'uomo non è soltanto terra e fango, ma cielo e luce; non solo carne e pesantezza, ma coscienza segnata dalla vocazione di un'incomparabile ascesa. “ Ospitiamo in noi delle bestie selvagge; ma ogni creatura ragionevole, uomo o donna che sia, possiede la capacità di amare Dio e gli esseri” (S. Antonio).
Il sacrificio di Abramo


«Abramo prese la legna dell’olocausto e la caricò sul figlio Isacco, prese in mano il fuoco e il coltello, poi proseguirono tutt’e due insieme» (Gn 22, 6). Isacco che reca la legna per il proprio sacrificio è figura di Cristo che portò la sua croce, e tuttavia portare la legna per l’olocausto è ufficio del sacerdote. Così egli diventa vittima e sacerdote. Ma anche l’espressione «proseguirono tutt’e due insieme» si riferisce allo stesso simbolo. Poiché mentre Abramo che si accinge a compiere il sacrificio porta fuoco e coltello, Isacco non cammina dietro di lui, ma a pari passo, perché si comprenda che egli condivide con lui il sacerdozio.
Che cosa viene ora? Disse Isacco a suo padre Abramo: Padre (cfr. Gn 22, 7). Questa voce del figlio in un momento simile è la voce della tentazione. Infatti come pensi tu che quel giovinetto, in procinto di essere immolato, non abbia con la sua voce sconvolto il cuore paterno? E sebbene Abramo fosse alquanto duro per la sua fede, rispose tuttavia con voce che tradiva l’affetto paterno: «Che vuoi, figlio?». E lui: «Ecco qui», disse, «il fuoco e la legna, ma dov’è l’agnello per l’olocausto?». Abramo rispose: «Dio stesso provvederà l’agnello per l’olocausto, figlio mio» (Gn 22, 7-8).
Mi commuove questa risposta di Abramo, così delicata e prudente. Non so che cosa egli prevedesse nella sua mente, poiché non parla al presente ma al futuro: «Dio provvederà l’agnello». Al figlio che chiedeva in presente dà la risposta in futuro; poiché lo stesso Signore avrebbe provveduto l’agnello nella persona di Cristo.
«Abramo stese la mano e prese il coltello per immolare suo figlio. Ma l’angelo del Signore lo chiamò dal cielo e gli disse: Abramo, Abramo. Rispose: Eccomi. L’angelo disse: Non stendere la mano contro il ragazzo e non fargli alcun male! Ora so che tu temi Dio» (Gn 22, 10-12). Confrontiamo queste parole con ciò che dice l’Apostolo riguardo a Dio: «Egli non ha risparmiato il suo proprio Figlio, ma lo ha dato alla morte per noi tutti» (Rm 8, 32). Puoi vedere così che Dio gareggia con gli uomini nella sua straordinaria liberalità. Abramo offrì a Dio il figlio mortale, che però non sarebbe morto allora, mentre Dio consegna alla morte per tutti noi il suo Figlio immortale. «Allora Abramo alzò gli occhi e vide un ariete impigliato con le corna in un cespuglio» (Gn 22, 13). Abbiamo detto, in precedenza, mi pare, che Isacco prefigurava il Cristo; ma anche l’ariete sembra che in qualche modo sia figura di Cristo. Vale la pena riflettere un po’ sul modo con cui ambedue si possono riferire a Cristo: Isacco che non fu immolato e l’ariete che fu offerto in sacrificio.
Cristo è il Verbo di Dio, ma «il Verbo si è fatto carne» (Gv 1, 14). Cristo dunque patisce, ma nella carne; e incontra la morte, ma nella carne, della quale l’ariete era una figura, come anche Giovanni diceva: «Ecco l’Agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo!» (Gv 1, 29). Ma il Verbo conservò la sua impassibilità che è propria dello Spirito di Cristo, di cui Isacco è la figura. Perciò egli è vittima e pontefice secondo lo spirito poiché colui che offre la vittima al Padre secondo la carne, è lui stesso offerto sull’altare della croce.

Dalle «Omelie sulla Genesi» di Origene, sacerdote (Om. 8, 6. 8. 9; PG 12, 206-209)




 
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