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Cristo
ci ha chiamati al suo regno e alla sua
gloria
Ignazio, detto anche Teoforo, si rivolge
alla chiesa di Dio e del diletto Figlio
suo Gesù Cristo. A questa chiesa, che si
trova a Smirne in Asia, augura di godere
ogni bene nella purezza dello spirito e
nella parola di Dio: essa ha ottenuto per
divina misericordia ogni grazia, è piena
di fede e di carità e nessun dono le
manca. È degna di Dio e feconda di
santità.
Ringrazio Gesù Cristo Dio che vi ha resi
così saggi. Ho visto infatti che siete
fondati su una fede incrollabile, come se
foste inchiodati, carne e spirito, alla
croce del Signore Gesù Cristo, e che
siete pieni di carità nel sangue di
Cristo. Voi credete fermamente nel
Signore nostro Gesù, credete che egli
discende veramente «dalla stirpe di
Davide secondo la carne» (Rm 1, 3) ed è
figlio di Dio secondo la volontà e la
potenza di Dio; che nacque veramente da
una vergine; che fu battezzato da
Giovanni per adempiere ogni giustizia (cfr.
Mt 3, 15); che fu veramente inchiodato in
croce per noi nella carne sotto Ponzio
Pilato e il tetrarca Erode. Noi siamo
infatti il frutto della sua croce e della
sua beata passione. Avete ferma fede
inoltre che con la sua risurrezione ha
innalzato nei secoli il suo vessillo per
riunire i suoi santi e i suoi fedeli, sia
Giudei che Gentili, nellunico corpo
della sua Chiesa.
Egli ha sofferto la sua passione per noi,
perché fossimo salvi; e ha sofferto
realmente, come realmente ha risuscitato
se stesso.
Io so e credo fermamente che anche dopo
la risurrezione egli è nella sua carne.
E quando si mostrò a Pietro e ai suoi
compagni, disse loro: Toccatemi,
palpatemi e vedete che non sono uno
spirito senza corpo (cfr. Lc 24, 39). E
subito lo toccarono e credettero alla
realtà della sua carne e del suo spirito.
Per questo disprezzarono la morte e
trionfarono di essa. Dopo la sua
risurrezione, poi, Cristo mangiò e bevve
con loro proprio come un uomo in carne ed
ossa, sebbene spiritualmente fosse unito
al Padre.
Vi ricordo queste cose, o carissimi,
quantunque sappia bene che voi vi
gloriate della stessa fede mia.
Dalla «Lettera ai cristiani di
Smirne» di santIgnazio di
Antiochia, vescovo e martire (Intr.; Capp.
1, 1 4, 1; Funk 1, 235-237)
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