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Esiste
ancora il senso del peccato?
Si conclude il nostro viaggio tra i «vizi
capitali»
La nostra inchiesta di questa settimana sulla
confessione e il senso del peccato conclude il
«viaggio» che Toscanaoggi ha proposto ai suoi
lettori durante le domeniche di Quaresima. Un
percorso che ha avuto al centro quelli che la
tradizione cristiana ha catalogato come i «sette
peccati capitali»: i vizi a cui si possono
ricondurre tutti i peccati umani.
Un elenco antico, ma ancora attuale: accompagnati
da illustri teologi, canonisti e moralisti,
abbiamo potuto sperimentarecome questi peccati
sono stati interpretati nel corso della storia,
ma soprattutto vedremo come ancora oggi tanti
nostri comportamenti quotidiani possono essere
giudicati secondo queste categorie.
Il percorso è iniziato sul numero 9 con una
introduzione generale e la scheda
sullavarizia. Sul numero 10 gli articoli
relativi a ira e superbia; sul numero 11 un unico
articolo ha preso in esame insieme gola e
lussuria. Sul numero 12, le ultime due schede su
accidia e invidia. Tra gli autori don Carlo Nardi,
docente di patristica; don Stefano Grossi,
docente di antropologia e di etica; mons. Andrea
Drigani, docente di diritto canonico; don
Guglielmo Borghetti, docente di antropologia
filosofica, etica e di psicologia della religione.
di Nicoletta Benini
«Il peccato è unoffesa a Dio»: così nel
Catechismo della Chiesa Cattolica (1850). E
ancora al Salmo 51: «Contro di te, contro te
solo ho peccato. Quello che è male ai tuoi occhi,
io lho fatto». Il problema del male e di
conseguenza del peccato nasce insieme al mondo;
SantAgostino si chiedeva: «Quaerebam unde
malum et non erat exitus» («Mi chiedevo donde
il male, e non sapevo darmi risposta»), e ancora
nel Catechismo della Chiesa Cattolica leggiamo (412)
«Ma perché Dio non ha impedito alluomo di
peccare?» Risponde, tra gli altri, San Tommaso
dAquino: «Nulla si oppone al fatto che la
natura umana sia destinata ad un fine più alto
dopo il peccato. Dio permette, infatti, che ci
siano i mali per trarne da essi un bene più
grande. Da qui il detto di San Paolo:
Laddove è abbondato il peccato, ha
sovrabbondato la grazia».
Nelle nostre giornate così rumorose, affogate
tra fretta e ansie di ogni tipo dove trova posto
il peccato? O meglio, ha ancora senso parlare di
peccato, di colpa verso Dio? Luomo di oggi
ha voglia e tempo di soffermarsi a riflettere su
questo, magari nellombra quieta di un
confessionale? Voci unanimi dicono di no per la
maggior parte, anche se per alcuni ci sono delle
eccezioni. Abbiamo cercato di approfondire
largomento con chi, in materia, se ne
intende ed è tutti giorni a contatto con tante
persone e con i loro problemi di vita.
Per don Leopoldo Genovesi, della
Cattedrale di Pitigliano, «cè una
diminuzione del senso di Dio con un pericoloso
smarrimento didentità delluomo e di
conseguenza una totale perdita di senso del
peccato. Nel periodo del dopo-cresima si nota una
diffusa disaffezione da parte dei giovani, con un
rapido e massiccio allontanamento dai sacramenti.
Le persone non si confessano, ma a volte è colpa
anche di noi sacerdoti poco attenti alle loro
vite stressanti; la tendenza del Cristianesimo è
stata quella di ridursi ad un piano comunitario e
sociale trascurando laspetto personale di
una vita in Grazia di Dio. In passato
sinsisteva su un Dio giudice che castiga
luomo peccatore, oggi coloro che, per
esempio, si recano a Collevalenza, alla Chiesa
dellAmore Misericordioso, hanno subito la
certezza di trovarsi di fronte ad un Dio buono,
compassionevole che cerca luomo con un
amore instancabile. Dio è un Padre che perdona,
che dimentica le offese, questo è quanto dico
continuamente ai miei fedeli: il momento della
confessione deve essere vissuto come un tempo di
festa e di riconciliazione». «In questo tempo -
aggiunge don Leopoldo - di relativismo
etico e soggettivismo morale come ha
sottolineato Papa Benedetto XVI ognuno crede di
poter fare da solo, anche di giustificare un
peccato come tale, mentre metro per giudicare
quando un peccato è tale, sono i dieci
Comandamenti, la Legge di Dio. Il peccato è il
nostro no a questa Legge di Dio. Cè un
abuso oggi della frase: secondo la mia
coscienza, ma questa coscienza per essere
usata come ago della bilancia, deve avere un
punto di riferimento, devessere retta e
guidata da Dio e dal Magistero della Chiesa;
invece purtroppo oggi la gente è disorientata e
nellincertezza si preferisce non
avvicinarsi al confessionale: comportamenti
troppo sbagliati, situazioni troppo difficili
portano le persone sempre più lontane dalla
confessione vissuta solo come un ostacolo troppo
grande da superare; non si è più attenti al
peccato e al peccato verso Dio, ma solo verso gli
altri il che non è sbagliato di per sé, ma non
è tutto».
Per mons. Simone Giusti,
Direttore dellUfficio Catechistico
Regionale e parroco a Cascine di Buti: «Oggi il
senso del peccato si radica in grandi sensi di
colpa, preludio comunque di una ricerca
spirituale. Le persone vivono grandi fallimenti e
grandi desideri di riscatto. Durante il periodo
della benedizione delle famiglie ho avuto modo di
ascoltare tante persone, le quali desideravano
molto dialogare e alleggerirsi di questi
personali sensi di colpa. Da questo si può
comunque partire per arrivare ad una riflessione
più profonda sul significato del peccato,
attraverso una maggiore conoscenza di Dio e della
sua redenzione: penso a persone che si sentono in
colpa perché hanno abortito, o perché il loro
matrimonio è fallito, o a una madre il cui
figlio ha scoperto essere una prostituta; queste
persone hanno bisogno di essere cercate e di
sapere di essere perdonate da Dio. Dobbiamo fare
levangelizzazione del senso di colpa
liberandocene, per far riscoprire
lautentico senso del peccato e della
redenzione».
«Seguo da tempo coppie in crisi - racconta
ancora mons. Giusti - e cerco insieme a loro di
evangelizzare la rabbia, il dolore, la sofferenza
per portarli a comprendere che attraverso il loro
peccato, può iniziare un percorso nuovo di fede
che li porti a Dio. Certo quando nel Vangelo di
Giovanni leggiamo le parole che Gesù disse alla
donna adultera: Va e non peccare più
,capiamo anche che non si tratta di un Dio
superficiale, ma di un Dio che comunque chiede
una conversione. La confessione allora
devessere vissuta come unopportunità
e sono contento di poter dire che da quando nella
mia parrocchia ho rimesso la figura del
confessore straordinario, per una
volta la settimana, e che chiaramente non è il
parroco, sono molte le persone che si confessano;
inoltre, una volta al mese, nellincontro
per i giovani cè da parte loro una ripresa
fortissima di questo sacramento. Si devono quindi
anche creare le occasioni, le opportunità; per
esempio io, non molto favorevole ai pellegrinaggi,
mi sono ricreduto e durante degli Esercizi
Spirituali itineranti a Fatima ho potuto notare
quanto, in questo tempo particolare, le persone
si siano avvicinate alla confessione e quindi
alla riconciliazione con Dio».
Anche per padre Massimo Maria, Priore della
Fraternità Monastica di Gerusalemme, presso la
Badia Fiorentina a Firenze: «Oggi è molto più
diffuso il senso di colpa, ma non il senso del
peccato; non si può però avere il senso del
peccato se non si è incontrato Dio. Il senso di
colpa tipico della società contemporanea
evidenzia un ripiegamento delluomo su
stesso, mentre il senso del peccato è una
mancanza di amore verso Dio. Dobbiamo aiutare la
gente ad entrare con fiducia nel sacramento della
confessione, molti oggi confondono la confessione
come lincontro da uno psicologo, ma la vita
spirituale è molto più profonda di un colloquio
di analisi psicologica. Cè un forte
bisogno di ascolto e noi attraverso questi tempi
dedicati agli altri, possiamo portare la gente a
scoprire il vero volto di Dio, volto di amore e
di perdono».
«Verso i 45 /50 anni - conclude padre Massimo
Maria - noto che le persone sinterrogano di
più sulla vita e su cosa veramente è importante,
su dovè lessenziale, dobbiamo quindi
cercare di distogliere il loro sguardo da se
stessi e dai loro sensi di colpa per aiutarli a
volgere lo sguardo verso il Signore sperimentando
la sua misericordia. Troppo spesso il
Cristianesimo viene visto sotto una luce
puramente moralistica, come un insieme di cose
che si possono o non possono fare, invece il
Cristianesimo è prima di tutto un incontro, un
incontro con Dio e con il suo Amore».
Tratto da: Toscana Oggi |
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