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MEDITAZIONI DEL SANTO PADRE FRANCESCO NELLE MESSE QUOTIDIANE CELEBRATE NELLA CAPPELLA DELLA DOMUS SANCTAE MARTHAE - A cura de L'Osservatore Romano


Omelie Giornaliere di Papa Francesco MEDITAZIONI DEL SANTO PADRE FRANCESCO NELLE MESSE QUOTIDIANE CELEBRATE NELLA CAPPELLA DELLA DOMUS SANCTAE MARTHAE - A cura de L'Osservatore Romano
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A Dio non piace perdere Giovedì, 7 novembre 2013

Dio è un padre «a cui non piace perdere». Egli cerca, con gioia e «con una debolezza d’amore», le persone smarrite, suscitando spesso «la musica dell’ipocrisia mormoratrice» dei benpensanti. È la chiave di lettura suggerita da Papa Francesco nell’omelia della messa celebrata giovedì mattina, 7 novembre, nella cappella della Casa Santa Marta, a commento dal passo evangelico di Luca (15, 1-10) proposto nella liturgia.

Il Pontefice ha iniziato la sua meditazione proprio descrivendo l’atteggiamento dei farisei e degli scribi che studiavano Gesù «per capire cosa faceva», scandalizzandosi per «le cose che lui faceva. E scandalizzati mormoravano contro di lui: ma quest’uomo è un pericolo!». Scribi e farisei, ha spiegato il Santo Padre, credevano che Gesù fosse un pericolo. Ecco perché il venerdì santo «chiedono la crocifissione». E prima ancora — ha ricordato — erano arrivati a dire: «È meglio che un uomo solo muoia per il popolo e che non vengano i romani. Quest’uomo è un pericolo!».

Ciò che più li scandalizzava, ha proseguito Papa Francesco, era vedere Gesù «andare a pranzo e a cena con i pubblicani e i peccatori, parlare con loro». Di qui la reazione: «Quest’uomo offende Dio, dissacra il ministero del profeta che è un ministero sacro»; e lo «dissacra per avvicinarsi a questa gente».

«La musica di questa mormorazione — e Gesù lo dirà a loro in faccia — è la musica dell’ipocrisia» ha affermato il Papa, evidenziando come nel brano evangelico Gesù risponda a «questa ipocrisia mormoratrice con una parabola». Quattro volte — ha precisato il Pontefice — in questo piccolo brano ricorre «la parola gioia o allegria: tre volte gioia e una allegria».

In pratica, ha detto il vescovo di Roma, è come se Gesù dicesse: «Voi vi scandalizzate ma mio Padre gioisce». È proprio questo «il messaggio più profondo: la gioia di Dio». Un Dio «a cui non piace perdere. E per questo, per non perdere, esce da sé e va, cerca». È «un Dio che cerca tutti quelli che sono lontani da lui». Proprio «come il pastore» della parabola raccontata dall’evangelista Luca, «che va a cercare la pecora smarrita» e, nonostante sia buio, lascia le altre pecore «al sicuro e va a trovare quella» che manca, «va a cercarla».

Il nostro, dunque, è «un Dio che cerca. Il suo lavoro — ha sottolineato il Pontefice — è cercare: andare a cercare per rinvitare. Come abbiamo sentito ieri: invitare alla festa tutti, buoni e cattivi». In sostanza Dio «non tollera perdere uno dei suoi. Questa sarà anche la preghiera di Gesù il giovedì santo: Padre, che non si perda nessuno di quelli che tu mi hai dato».

È dunque «un Dio che cammina per cercarti — ha ribadito Papa Francesco — e ha una certa debolezza d’amore per quelli che si sono più allontanati, che si sono perduti. Va e li cerca. E come cerca? Cerca fino alla fine. Come questo pastore che va nel buio cercando finché trova» la pecora smarrita; o «come la donna quando perde quella moneta: accende la lampada, spazza la casa e cerca accuratamente». Dio cerca perché pensa: «Questo figlio non lo perdo, è mio! E non voglio perderlo!», Egli «è nostro Padre. Sempre ci cerca».

Ma il “lavoro” di Dio non è solo cercare e trovare. Perché, ha affermato il Pontefice, «quando ci trova, quando ha trovato la pecorella», non la mette in disparte né domanda: «Perché ti sei perduta, perché sei caduta?». Piuttosto la riporta al posto giusto. «Possiamo dire forzando la parola» — ha spiegato — che Dio «risistema: sistema un’altra volta» la persona che ha cercato e trovato; cosicché, quando il pastore la riporta in mezzo alle altre, la pecora smarrita non si senta dire «tu sei persa» ma: «tu sei una di noi». Ne «ha tutto il diritto», così come la moneta ritrovata dalla donna sta «nel portafoglio come le altre monete. Non c’è differenza». Perché «un Dio che cerca è un Dio che risistema tutti quelli che ha trovato. E quando fa questo è un Dio che gioisce. La gioia di Dio non è la morte del peccatore ma la sua vita: è la gioia».

La parabola del Vangelo mostra dunque «quanto lontana era dal cuore di Dio questa gente che mormorava contro Gesù. Non lo conoscevano. Credevano — ha detto il Pontefice — che essere religiosi, essere persone buone», fosse «andare sempre bene, anche educati e tante volte fare finta di essere educati. Questa è l’ipocrisia della mormorazione. Invece la gioia del Padre Dio è quella dell’amore. Ci ama». Anche se diciamo «Ma io sono un peccatore: ho fatto questo, questo e questo...» Dio ci risponde: «Io ti amo lo stesso e vado a cercarti e ti porto a casa!». Così, ha concluso il Papa, «è nostro Padre».

(da: L'Osservatore Romano, ed. quotidiana, Anno CLIII, n. 256, Ven. 08/10/2013)



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