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MEDITAZIONI DEL SANTO PADRE FRANCESCO NELLE MESSE QUOTIDIANE CELEBRATE NELLA CAPPELLA DELLA DOMUS SANCTAE MARTHAE - A cura de L'Osservatore Romano


Omelie Giornaliere di Papa Francesco MEDITAZIONI DEL SANTO PADRE FRANCESCO NELLE MESSE QUOTIDIANE CELEBRATE NELLA CAPPELLA DELLA DOMUS SANCTAE MARTHAE - A cura de L'Osservatore Romano
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L’aria della Chiesa - Lunedì, 30 settembre 2013


Pace e gioia: «questa è l’aria della Chiesa». Commentando le letture della messa celebrata nella mattina di lunedì 30 settembre, nella cappella di Santa Marta, Papa Francesco si è soffermato sull’atmosfera che si respira quando la Chiesa sa cogliere la presenza costante del Signore. Un’atmosfera di pace, appunto, dove regna la gioia del Signore.

Gli episodi di riferimento sono quelli tratti dal libro di Zaccaria (8, 1-8) — con la profezia delle piazze di Gerusalemme che si riempiranno di vecchi appoggiati al bastone, per manifestare il valore della loro longevità, accanto a giovani che giocano felici, per mostrare la gioia del popolo di Dio — e dal brano del Vangelo di Luca (9, 46-50) che narra della disputa sorta tra gli apostoli su chi fosse il più grande tra di loro.

Nei due brani il Pontefice vede una sorta di discussione, o meglio, uno scambio di opinioni sull’organizzazione della Chiesa. Ma, ha ricordato, «al Signore piace sorprendere» e così «sposta il centro della discussione»: prende un bambino accanto a sé e dice: «Chi accoglierà questo bambino nel mio nome, accoglie me. Chi infatti è il più piccolo fra tutti voi, questi è grande». E i discepoli non capivano.

«Nella prima lettura — ha specificato il Papa — abbiamo sentito la promessa di Dio al suo popolo: tornerò a Sion, dimorerò a Gerusalemme e Gerusalemme sarà chiamata città fedele. Il Signore tornerà». Ma «quali sono i segni che il Signore è tornato? Una bella organizzazione? Un governo che vada avanti tutto pulito, tutto perfetto?» si è domandato. Per rispondere il Santo Padre ha riproposto l’immagine della piazza di Gerusalemme gremita di vecchi e di bambini.

Dunque «quelli che lasciamo da parte quando pensiamo a un programma di organizzazione — ha affermato — saranno il segno della presenza di Dio: i vecchi e i bambini. I vecchi perché portano con loro la saggezza, la saggezza della loro vita, la saggezza della tradizione, la saggezza della storia, la saggezza della legge di Dio; e i bambini perché sono anche la forza, il futuro, quelli che porteranno avanti con la loro forza e con la loro vita il futuro».

Il futuro di un popolo — ha ribadito Papa Francesco — «è proprio qui e qui, nei vecchi e nei bambini. E un popolo che non si prende cura dei suoi vecchi e dei suoi bambini non ha futuro, perché non avrà memoria e non avrà promessa. I vecchi e i bambini sono il futuro di un popolo».

Purtroppo, ha aggiunto, è una triste consuetudine mettere da parte i bambini «con una caramella o con un gioco». Così come lo è il non lasciar parlare i vecchi e «fare a meno dei loro consigli». Eppure Gesù raccomanda di prestare massima attenzione ai bambini, di non scandalizzarli; così come ricorda che «l’unico comandamento che porta con sé una benedizione è proprio il quarto, quello sui genitori, sui vecchi: onorare».

I discepoli volevano naturalmente «che la Chiesa andasse avanti senza problemi. Ma questo — ha avvertito il Pontefice — può diventare una tentazione per la Chiesa: la Chiesa del funzionalismo, la Chiesa ben organizzata. Tutto a posto». Ma non è così, perché sarebbe una Chiesa «senza memoria e senza promessa»; e questo certamente «non può andare».

«Il profeta — ha proseguito il Santo Padre — ci dice della vitalità della Chiesa. Non ci dice però: ma io sarò con voi e tutte le settimane avrete un documento per pensare; ogni mese faremo una riunione per pianificare». Tutto ciò, ha aggiunto, è necessario ma non è il segno della presenza di Dio. Quale sia questo segno lo dice il Signore: «Vecchi e vecchie siederanno ancora nelle piazze di Gerusalemme, ognuno con il bastone in mano per la loro longevità. E le piazze della città formicoleranno di fanciulli e di fanciulle che giocheranno sulle sue piazze».

«Il gioco — ha concluso il vescovo di Roma — ci fa pensare alla gioia. È la gioia del Signore. E questi anziani seduti con il bastone in mano, ci fanno pensare alla pace. Pace e gioia, questa è l’aria della Chiesa».


(da: L'Osservatore Romano, ed. quotidiana, Anno CLIII, n. 224, Lun. 30-Mart. 01/10/2013)



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