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MEDITAZIONI DEL SANTO PADRE FRANCESCO NELLE MESSE QUOTIDIANE CELEBRATE NELLA CAPPELLA DELLA DOMUS SANCTAE MARTHAE - A cura de L'Osservatore Romano

Esame di coscienza - Giovedì, 26 ottobre 2017

C’è chi pensa che l’abitudine di «fare un esame di coscienza» ogni giorno sia una pratica superata, non per «cristiani aggiornati». Ma «la lotta che ha portato Gesù contro il male non è cosa antica, è cosa molto moderna» perché si trova ogni giorno nel «nostro cuore». E l’esame di coscienza accompagna il cristiano in questa lotta aiutandolo «a fare spazio allo Spirito Santo». È questo il consiglio dato dal Papa nell’omelia della messa celebrata a Santa Marta giovedì 26 ottobre. Commentando le letture del giorno, il Pontefice ha affrontato il tema della conversione: un «cammino» che richiede lotta e impegno continui.

Francesco ha preso anzitutto in esame il Vangelo di Luca (12, 49-53), nel quale «Gesù ci dice che lui è venuto a gettare fuoco sulla terra». Ma, ha precisato, si tratta di un fuoco — quello che lui «getta con la sua parola, con la sua morte e risurrezione, con lo Spirito Santo che ci ha inviato» — che provoca «non le guerre che noi vediamo nei campi di lotta, di battaglia, ma le guerre culturali, le guerre familiari, le guerre sociali, anche la guerra nel cuore, la lotta interiore». Gesù, infatti, «ci chiama a cambiare vita, a cambiare strada, ci chiama alla conversione». È questo il fuoco di cui parla: «un fuoco che non ti lascia tranquillo, non può, ti spinge a cambiare».

Anche Paolo, scrivendo ai Romani (6, 19-23) e scusandosi «perché usa un linguaggio umano», spiega «che devono cambiare in tutto, cambiare il modo di pensare: “Tu prima pensavi come un pagano, come un mondano, adesso devi pensare come un cristiano”». Il cuore, «che era mondano, pagano — ha detto il Pontefice — diventa adesso cristiano con la forza di Cristo: cambiare, questa è la conversione». Un cambiamento che coinvolge «il modo di agire: le tue opere devono cambiare». Per spiegarsi meglio, l’apostolo scrive: «Come avete messo le vostre membra al servizio del peccato, adesso mettete le vostre membra al servizio del Signore».

Quindi «la conversione coinvolge tutto, corpo e anima». Ed è un cambiamento che non si fa «col trucco»: lo fa «lo Spirito Santo». Certo, «io devo fare del mio perché lo Spirito Santo possa agire», ed è proprio questa la lotta di cui parla Gesù. Perciò il Papa ha sottolineato che «non esistono cristiani tranquilli, che non lottano: quelli non sono cristiani sono dei “tiepidi”, e Gesù ha detto cosa farà con i tiepidi, nel libro dell’Apocalisse. La vita cristiana è una lotta». È un concetto che si ritrova anche nell’Antico testamento, dove «i sapienziali dicevano: “la vita è una milizia sulla terra”, la vita cristiana è una lotta, una lotta che non ti dà tranquillità ma ti dà pace». A tale riguardo Francesco ha spiegato che «dobbiamo imparare a distinguere»: la tranquillità, infatti, «tu puoi trovarla anche con una pastiglia», come quella che si prende per vincere l’insonnia. Invece «non ci sono pastiglie per la pace. Soltanto lo Spirito Santo può darla e questa lotta, questo fuoco ti porta quella pace interiore, quella pace dell’anima che dà la fortezza ai cristiani».

Di questa lotta interiore hanno dato testimonianza «tanti martiri nella storia della Chiesa», tanti uomini e donne arrivati perfino «a dare la vita», tanti «cristiani silenziosi, tanti uomini, padri di famiglia, tante donne, madri di famiglia, che portano avanti la loro vita con silenzio, educando i figli, e vanno avanti col lavoro, e cercano di fare la volontà di Dio»

Ma, si è chiesto il Pontefice, «come aiutiamo lo Spirito Santo»? Facendo «spazio nel nostro cuore». Ecco allora il consiglio pratico suggerito da Francesco: l’utilità dell’«esame di coscienza». Alla fine di ogni giorno bisogna chiedersi: «Cosa è successo nel mio cuore oggi? Cosa ho sentito? Cosa ho fatto? Cosa ho pensato? I miei sentimenti riguardo ai prossimi, alla famiglia, agli amici, ai nemici: cosa ho sentito, questo sentimento è cristiano o non è cristiano? E così andare avanti». E ancora: «Di quale cosa ho parlato, come è andata la mia lingua oggi? Ha parlato bene o ha sparlato degli altri?». Si tratta di una pratica che «ci aiuta a fare spazio, ci aiuta a lottare contro le malattie dello Spirito, quelle che semina il nemico e che sono malattie di mondanità».

Qualcuno, però, potrebbe obiettare: «Ma, padre, queste cose sono vecchie, noi adesso siamo moderni, siamo cristiani aggiornati». La risposta è immediata: «Ma, pensa: la lotta che ha portato Gesù contro il diavolo, contro il male non è cosa antica, è cosa molto moderna, è cosa di oggi, di tutti i giorni». Ed è una guerra che si trova «nel cuore nostro, quel fuoco che Gesù è venuto a portarci è nel cuore nostro». Quindi «lascio entrare, lascio che lui mi tocchi e mi cambi».

Da ciò si capisce, ha spiegato il Papa, che la conversione non è una decisione presa una tantum — «prima io ero pagano, adesso sono cristiano» — ma è «domandarsi ogni giorno: come sono passato dalla mondanità, dal peccato alla grazia, ho fatto spazio allo Spirito Santo perché lui potesse agire?». Consapevoli che «le difficoltà nella nostra vita non si risolvono annacquando la verità». Da qui la domanda: di fronte alla verità di Gesù che «ha portato fuoco e lotta, cosa faccio io»?.

A questo punto Francesco ha dato un altro consiglio pratico attingendolo dall’orazione colletta nella quale si chiede «la grazia di un cuore generoso e fedele». E ha spiegato: «Per la conversione ci vogliono ambedue le cose: generosità, che viene sempre dall’amore, e fedeltà, fedeltà alla parola di Dio». La preghiera, poi, continua dicendo: «Così possiamo servirti con lealtà». Bisogna, cioè, «essere leali davanti a Dio, trasparenti, dire la verità, E il cuore del Signore — ha concluso il Pontefice — è tanto buono, tanto grande che davanti a una persona leale, io direi si “indebolisce”, cioè ci ama di più, si avvicina di più e fa il miracolo della conversione».


(da: L'Osservatore Romano, ed. quotidiana, Anno CLVII, n.247, 27/10/2017)



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