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MEDITAZIONI DEL SANTO PADRE FRANCESCO NELLE MESSE QUOTIDIANE CELEBRATE NELLA CAPPELLA DELLA DOMUS SANCTAE MARTHAE
A cura de L'Osservatore Romano



Alla radice dell'unità - Lunedì, 12 settembre 2016

«Io vi chiedo di fare tutto il possibile per non distruggere la Chiesa con le divisioni, siano ideologiche, siano di cupidigia e di ambizione, siano di gelosie». È il forte appello lanciato da Papa Francesco nella messa celebrata lunedì mattina, 12 settembre, nella cappella della Casa Santa Marta. Le parole che Paolo scrisse ai Corinzi potrebbero essere rivolte anche «a tutti noi, alla Chiesa di oggi», ha spiegato citando un brano della prima lettera: «Fratelli, non posso lodarvi perché vi riunite insieme non per il meglio, ma per il peggio» e «innanzitutto sento dire che vi sono divisioni fra di voi».

Proprio riproponendo il testo paolino Francesco ha chiesto «soprattutto di pregare e custodire la fonte, la radice propria dell’unità della Chiesa, che è il corpo di Cristo, e che noi tutti i giorni celebriamo il suo sacrificio nell’Eucaristia». Il diavolo, ha spiegato, «ha due armi potentissime per distruggere la Chiesa: le divisioni e i soldi».

Ma prima di svolgere la sua riflessione sul passo di san Paolo proposto dalla liturgia, il Papa ha voluto indicare una testimonianza concreta, semplice, diretta. «Oggi il Signore ci fa una grazia, una grazia di memoria», ha detto proprio all’inizio dell’omelia presentando così monsignor Arturo Antonio Szymanski Ramírez, «un fratello vescovo che ha fatto tutto il concilio: era vescovo due anni prima». L’anziano presule messicano ha concelebrato con il Pontefice la messa e con lui ha scambiato l’abbraccio di pace. Già venerdì scorso il Papa lo aveva ricevuto in udienza. «Con i suoi novantacinque anni continua a lavorare, aiutando il parroco» ha detto Francesco, invitando espressamente a ringraziare il Signore proprio «per questa grazia della memoria».

Monsignor Szymanski Ramirez, arcivescovo emerito di San Luis Potosí, è nato il 17 gennaio 1922. Sacerdote dal 1947 e vescovo dal 1960, ha preso parte ai lavori del concilio Vaticano ii sedendo (a motivo del suo nome di origine slave) tra il cardinale Stefan Wyszynski e monsignor Karol Wojtyla, e avendo anche frequenti contatti con Joseph Ratzinger. Lasciato l’incarico di primo arcivescovo di San Luis Potosí il 20 gennaio 1999, monsignor Szymanski Ramírez non ha mai interrotto il suo umile servizio tra la sua gente.

Per la sua meditazione Francesco ha dunque preso le mosse dal passo della prima lettera di san Paolo ai Corinzi (11, 17-26). L’apostolo, ha fatto notare, rimprovera i suoi interlocutori «perché ci sono divisioni» tra loro: «Li rimprovera per la divisione che c’è lì, sono divisi: litigano, uno da una parte, uno dall’altra». E «la divisione distrugge il tessuto della Chiesa». Del resto, ha appunto spiegato il Papa, «il diavolo ha due armi potentissime per distruggere la Chiesa: le divisioni e i soldi». E «con queste due armi distrugge». Ma «questo dall’inizio: le divisioni nella Chiesa ci sono state dall’inizio; la cupidigia per i soldi anche».

A questo proposito il Pontefice ha ricordato proprio le lotte che, tra «divisioni ideologhe, teologiche, laceravano la Chiesa: il diavolo semina gelosie, ambizioni, idee, ma per dividere! O semina cupidigia: pensiamo a Anania e Saffira, ai primi tempi». Perché, ha rimarcato, «sin dai primi tempi le divisioni ci sono state e quello che fa la divisione nella Chiesa è distruzione: le divisioni distruggono, come una guerra: dopo una guerra tutto è distrutto e il diavolo se ne va contento».

Ma «noi, ingenui, stiamo al suo gioco» ha affermato Francesco, aggiungendo: «E anche io dirò di più di guerra: è una guerra sporca quella delle divisioni, è come un terrorismo. Ma andiamo a un esempio chiaro: quando in una comunità cristiana — sia essa parrocchia, collegio o istituzioni, qualsiasi sia — si chiacchiera, si butta una bomba per distruggere l’altro»; e così «l’altro viene distrutto e io sto bene e posso andare su: è il terrorismo delle chiacchiere!». Anche l’apostolo Giacomo, ha proseguito il Papa, «lo diceva: la lingua uccide; così, butta la bomba, distrugge e rimango».

«Vi sono divisioni tra voi»: Francesco ha ripetuto queste parole di Paolo ai fedeli di Corinto. E, ha proseguito, «le divisioni nella Chiesa non lasciano che il regno di Dio cresca; non lasciano che il Signore si faccia vedere bene, come è lui». Invece «le divisioni fanno sì che si veda questa parte, quest’altra parte contro di questa: sempre contro, non c’è l’olio dell’unità, il balsamo dell’unità».

«Ma il diavolo va oltre» ha messo in guardia Francesco, precisando: «Non solo nella comunità cristiana, va proprio alla radice dell’unità cristiana». Ed è quanto «accade qui, nella città di Corinto, ai Corinzi: Paolo li rimprovera perché le divisioni arrivano proprio alla radice dell’unità e cioè alla celebrazione eucaristica». In questo caso «i ricchi portano per mangiare, per festeggiare; i poveri no, un po’ di pane e niente di più nella propria celebrazione». L’apostolo scrive: «Non avete, forse, le vostre case per mangiare e per bere? O volete gettare il disprezzo sulla Chiesa di Dio e umiliare chi non ha niente?».

Ecco dunque che Paolo, ha spiegato il Papa, «prende questo, si ferma e fa memoria: “State attenti. Io infatti ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso. Il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito...”; e racconta, lo abbiamo sentito, l’istituzione dell’Eucaristia, la prima celebrazione eucaristica». Del resto, ha affermato Francesco, «la radice dell’unità è in quella celebrazione eucaristica». E «il Signore ha pregato il Padre che “siano uno, come noi”, ha pregato per l’unità». Ma «il diavolo cerca di distruggere fino a lì».

A questo punto Francesco ha lanciato il suo appello a «fare tutto il possibile per non distruggere la Chiesa con le divisioni, siano ideologiche, siano di cupidigia e di ambizione, siano di gelosie». E «soprattutto di pregare e custodire la fonte, la radice propria dell’unità della Chiesa, che è il corpo di Cristo, e che noi, tutti i giorni, celebriamo il suo sacrificio nell’Eucaristia». Le parole che Paolo scrive ai Corinzi sono valide anche per noi: ci chiede di non riunirci insieme «per il meglio» e non «per il peggio», mettendo in guardia dall’essere una «Chiesa riunita tutta per il peggio, per le divisioni: per il peggio, per sporcare il corpo di Cristo, nella celebrazione eucaristica». E «lo stesso Paolo ci dice, in un altro passo: “Chi mangia e beve il corpo e il sangue di Cristo indegnamente, mangia e beve la propria condanna».

In conclusione, Francesco ha chiesto, nella preghiera, «al Signore l’unità della Chiesa, che non ci siano divisioni». E «l’unità anche nella radice della Chiesa, che è proprio il sacrificio di Cristo, che ogni giorno celebriamo».

(da: L'Osservatore Romano, ed. quotidiana, Anno CLVI, n.209, 13/09/2016)




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