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MEDITAZIONI DEL SANTO PADRE FRANCESCO NELLE MESSE QUOTIDIANE CELEBRATE NELLA CAPPELLA DELLA DOMUS SANCTAE MARTHAE - A cura de L'Osservatore Romano


Omelie Giornaliere di Papa Francesco MEDITAZIONI DEL SANTO PADRE FRANCESCO NELLE MESSE QUOTIDIANE CELEBRATE NELLA CAPPELLA DELLA DOMUS SANCTAE MARTHAE - A cura de L'Osservatore Romano
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Coraggiosi nella debolezza Martedì, 2 luglio 2013

La tentazione, la curiosità, la paura e infine la grazia. Sono quattro situazioni che si possono verificare quando ci si trova di fronte a una difficoltà. Su ciascuna di esse Papa Francesco si è soffermato durante la messa celebrata questa mattina, martedì 2 luglio, riflettendo sulle pagine proposte dalla liturgia odierna (Genesi 19, 15-29; Salmo 25; Matteo 8, 23-27). Nella cappella della Domus Sanctae Marthae erano presenti, tra gli altri, officiali e collaboratori della Penitenzieria Apostolica, accompagnati dal cardinale Manuel Monteiro de Castro, penitenziere maggiore — il quale ha concelebrato con il Papa —, e i dipendenti della Pontificia Accademia Ecclesiastica con l’arcivescovo presidente Beniamino Stella, anch’egli tra i concelebranti.

Il Santo Padre ha iniziato l’omelia proprio ponendo l’accento sulla singolarità della liturgia del giorno che, ha detto, fa pensare a certe situazioni «conflittuali», difficili da affrontare. Riflettere su di esse, ha precisato, «ci farà bene».

Il primo atteggiamento è quello individuabile nella lentezza con la quale Lot risponde all’invito dell’angelo che gli dice di affrettarsi a lasciare la città prima che venga distrutta. Il Papa ha fatto riferimento all’episodio della distruzione di Sodoma e Gomorra, narrato nel libro della Genesi, e della salvezza ottenuta da Abramo per Lot e la sua famiglia. Egli, ha spiegato il Papa, «era deciso a lasciare la città. La sera prima era andato a casa dei fidanzati delle figlie per convincerli ad andare via». Dunque era ben deciso, ma quando arriva il momento di fuggire «va adagio, non si affretta». Lot «voleva andarsene, ma piano, piano, piano» anche quando l’angelo gli dice di fuggire. Questo invito, ha ricordato il Papa, «Si ripete nel testo tante volte: “fuggi, fuggi”». L’atteggiamento di Lot, secondo il Pontefice, rappresenta «l’incapacità di distaccarsi dal male, dal peccato. Noi vogliamo uscire, siamo decisi; ma c’è qualcosa che ci tira indietro». A questo proposito il vescovo di Roma ha sottolineato l’ulteriore richiesta di Lot al Signore — «è riuscito a negoziare con l’angelo» ha infatti specificato il Papa —, cioè di non essere costretto a fuggire sui monti, ma verso una cittadina più piccola e non così lontana. «Io penso — ha aggiunto il Papa per spiegare l’atteggiamento di Lot — che forse sia stata la tentazione di essere un po’ più vicino» ciò che gli ha fatto avanzare la richiesta. Infatti «è molto difficile tagliare con una situazione peccaminosa». Ma «la voce di Dio ci dice questa parola: “Fuggi. Tu non puoi lottare lì, perché il fuoco, lo zolfo ti uccideranno. Fuggi!”». Santa Teresina del Bambino Gesù, ha proseguito Papa Francesco, «ci insegnava che alcune volte davanti ad alcune tentazioni l’unica soluzione è fuggire, non aver vergogna di fuggire, riconoscere che siamo deboli, e che dobbiamo fuggire. E il nostro popolo nella sua semplice saggezza, lo dice un po’ ironicamente: “Soldato che fugge serve per un’altra guerra”». Si tratta però, ha precisato il Pontefice, di un «fuggire per andare avanti nella strada di Gesù».

Il secondo atteggiamento è sempre tratto dal racconto della fuga di Lot. «L’angelo — ha ricordato il Papa — dice di non guardare indietro: “Fuggi e non guardare indietro, vai avanti”. Anche qui è un consiglio per superare la nostalgia del peccato». Un consiglio ricorrente nella Parola di Dio. Ad esempio il Santo Padre ha citato la fuga del popolo di Dio nel deserto: aveva tutto, era forte delle promesse fatte dal Signore, sapeva che avrebbe dovuto comunque faticare per andare avanti, ma era anche consapevole della presenza costante del Signore accanto a sé. Eppure continuavano ad avere nostalgia «delle cipolle d’Egitto» dimenticando, ha ricordato, che quelle cipolle le mangiavano «sulla tavola della schiavitù». Ma in quel momento la nostalgia era tanto forte da far dimenticare tutto tranne le cipolle. «Il consiglio dell’angelo — ha sottolineato il Pontefice — è saggio: non guardare indietro. Vai avanti!». E, a questo punto, rivolgendosi ai presenti il Papa ha detto: «Nell’orazione prima della messa abbiamo chiesto al Signore la grazia di non ricadere nelle tenebre dell’errore: “Signore che non ricadiamo”; per questo fuggire ci aiuterà».

A volte però non è neppure sufficiente tagliare ogni nostalgia «perché — ha avvertito Papa Francesco — c’è la tentazione anche della curiosità. È quello che è successo alla moglie di Lot». Dunque davanti al peccato bisogna fuggire senza nostalgia e ricordare che «la curiosità non serve, fa male». Fuggire e non guardare indietro perché «siamo deboli tutti e dobbiamo difenderci».

Il terzo atteggiamento di cui ha parlato Papa Francesco è quello della paura. Il riferimento è l’episodio, narrato nel vangelo di Matteo (8, 23-27), della barca sulla quale si trovavano gli apostoli e che improvvisamente viene investita dalla tempesta. «La barca era coperta dalle onde — ha ricordato il Pontefice —. “Salvaci Signore! siamo perduti”, dicono loro. La paura, anche quella, è una tentazione del demonio. Avere paura di andare avanti sulla strada del Signore». Si arriva al punto di preferire di rimanere fermi, anche se schiacciati dalla schiavitù, perché si ha paura ad andare avanti: «“Ho paura di dove mi porterà il Signore”. La paura non è buona consigliera. Gesù tante volte l’ha detto: “Non abbiate paura”. La paura non ci aiuta», ha detto il Papa.

Il quarto atteggiamento è riferito alla grazia dello Spirito Santo, manifestatasi «quando Gesù fa tornare la grande bonaccia sul mare. E tutti restano pieni di stupore». Dunque davanti al peccato, davanti alla nostalgia, alla paura è necessario «guardare il Signore — ha sottolineato il Pontefice — contemplare il Signore» avendo quello «stupore tanto bello di un nuovo incontro con il Signore. “Signore io ho questa tentazione, voglio rimanere in questa situazione di peccato. Signore io ho la curiosità di conoscere come sono queste cose. Signore io ho paura...”, ma poi i discepoli hanno guardato il Signore: “Salvaci Signore siamo perduti”. Ed è venuto lo stupore del nuovo incontro con Gesù. Non siamo ingenui, né cristiani tiepidi: siamo valorosi, coraggiosi. Sì noi siamo deboli ma dobbiamo essere coraggiosi nella nostra debolezza».

(da: L'Osservatore Romano, ed. quotidiana, Anno CLIII, n. 150, Merc. 03/07/2013)



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