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MEDITAZIONI DEL SANTO PADRE FRANCESCO NELLE MESSE QUOTIDIANE CELEBRATE NELLA CAPPELLA DELLA DOMUS SANCTAE MARTHAE - A cura de L'Osservatore Romano

 

Omelie Giornaliere di Papa Francesco MEDITAZIONI DEL SANTO PADRE FRANCESCO NELLE MESSE QUOTIDIANE CELEBRATE NELLA CAPPELLA DELLA DOMUS SANCTAE MARTHAE - A cura de L'Osservatore Romano
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Cristiani verniciati - Venerdì, 7 novembre 2014

Ci sono in giro persone che di cristiano hanno solo il nome, ma che di cognome fanno «mondano». Sono «pagani con due pennellate di vernice», eppure ci sembrano cristiani quando li incrociamo a messa ogni domenica; in realtà sono scivolati a poco a poco nella tentazione della «mediocrità», tanto che guardano «con orgoglio e superbia» alle cose terrene ma non «alla croce di Cristo». Ed è proprio da questa tentazione che il Papa ha messo in guardia nella messa celebrata venerdì mattina, 7 novembre, nella cappella della Casa Santa Marta.

Per la sua meditazione Francesco ha richiamato un passo della lettera di Paolo ai Filippesi (3, 17-4,1), «i suoi discepoli più amati», nella quale l’apostolo si rivolge a loro chiamandoli «fratelli miei carissimi e tanto desiderati, mia gioia e mia corona». E li esorta a «imitare alcuni e non imitare altri», consigliando appunto di «guardare quelli che si comportano secondo l’esempio che avete in noi: imitate questi, i cristiani che vanno avanti nella vita di fede, nella vita di servizio, nella Chiesa. Ma non imitate gli altri!».

Dal testo si comprende bene, ha spiegato il Papa, che Paolo di questo problema aveva già parlato in diverse altre occasioni, perché aggiunge: «Ve lo ho già detto più volte e ora, con le lacrime agli occhi, ve lo ripeto. Quelli si comportano da nemici della croce di Cristo. Imitate questi, ma non questi!». Eppure, ha proseguito il Pontefice, «tutti e due i gruppi erano in chiesa; tutti insieme andavano a messa le domeniche, lodavano il Signore, si chiamano cristiani e battezzano i figli». Ma allora «qual era la differenza?».

Paolo è chiaro in proposito e ai Filippesi raccomanda: «Questi neanche guardali! Perché? Perché si comportano come nemici della croce di Cristo! Cristiani nemici della croce di Cristo!». Si legge infatti nella lettera: «Si vantano di ciò di cui dovrebbero vergognarsi e non pensano che alle cose della terra».

In sostanza, ha spiegato Francesco, sono «cristiani mondani, cristiani di nome, con due o tre cose di cristiano, ma niente di più». Sono «cristiani pagani». Hanno «il nome cristiano, ma la vita pagana» o, per dirla in un’altra maniera, «pagani con due pennellate di vernice di cristianesimo: così appaiono come cristiani, ma sono pagani».

Il Papa ha voluto precisare che «questa gente, fratelli nostri», non c’era soltanto al tempo di Paolo. Anche oggi, ha avvertito, «ce ne sono tanti». Per questo noi stessi «dobbiamo stare attenti a non scivolare verso quella strada di cristiani pagani, cristiani nell’apparenza». In realtà «la tentazione di abituarsi alla mediocrità — la mediocrità di questi cristiani — è proprio la loro rovina, perché il cuore si intiepidisce, diventano tiepidi». Ma «ai tiepidi il Signore dice una parola forte: “Perché sei tiepido, sto per vomitarti dalla mia bocca”». Questi, ha ribadito il Pontefice, «sono nemici della croce di Cristo: prendono il nome, ma non seguono le esigenze della vita cristiana».

Approfondendo ulteriormente il concetto, «Paolo va spiegando un po’ questo e parla di “cittadinanza”», sottolineando: «La nostra cittadinanza è nei cieli». Invece, precisa l’apostolo, la cittadinanza dei nemici della croce è unicamente «terrena: sono cittadini del mondo, non dei cieli». E il loro «cognome è “mondano”». Ecco perché Paolo raccomanda con forza: «Guardatevi da questi!».

Proprio perché non è una questione circoscritta ai Filippesi del tempo di Paolo, il Papa ha proposto una serie di interrogativi concreti da porre a se stessi per un esame di coscienza: «A questo punto ognuno di noi — anche io! — deve domandarsi: ma avrò qualcosa di questi? Avrò qualcosa della mondanità dentro di me? Qualcosa del paganesimo? Mi piace vantarmi? Mi piacciono i soldi? Mi piace l’orgoglio, la superbia? Dove ho le mie radici, cioè di dove sono cittadino? Nel cielo o sulla terra? Nel mondo o nello spirito mondano?». Infatti, ha spiegato citando ancora Paolo, «la nostra cittadinanza è nei cieli e di là aspettiamo, come salvatore, il Signore Gesù Cristo». Ma la cittadinanza dei nemici della croce? L’apostolo risponde che «la loro sorte finale sarà la perdizione». Dunque, ha puntualizzato il Papa, «questi cristiani verniciati finiranno male».

Ed è importante, ha proseguito il Pontefice, guardare verso la fine in maniera da osservare «dove ti porta quella cittadinanza che tu hai nel tuo cuore»: la «cittadinanza mondana alla rovina; quella della croce di Cristo all’incontro con lui», che «è tanto bello!».

Ma come accorgersi che si sta scivolando verso la mondanità, verso la cittadinanza mondana? Francesco ha evidenziato anzitutto che si tratta di «un processo che si fa fra di noi». Si tratta di «una tentazione: si scivola verso la mondanità». I segni per capire a cosa stiamo andando incontro, ha detto il Papa, «sono nel tuo cuore: se tu ami e se tu sei attaccato ai soldi, alla vanità e all’orgoglio, vai per quella strada cattiva; se tu cerchi di amare Dio, di servire gli altri, se tu sei mite, se tu sei umile, se tu sei servitore degli altri, vai sulla buona strada». E così «la tua carta di cittadinanza è buona: è del cielo». Invece «l’altra è una cittadinanza che ti porterà male». È proprio «quello che Gesù chiedeva tanto, nella conversazione che aveva con i suoi discepoli, al Padre: chiedeva di salvarli dallo spirito del mondo, da questa mondanità che porta alla perdizione».

Nella Lettera ai Filippesi, poi, «Paolo parla di trasfigurazione». Scrive: «Gesù Cristo, il quale trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso». E così coloro «che vanno sulla strada di Gesù, nell’umiltà, nella mitezza e nel servizio agli altri, nella preghiera, nell’adorazione, saranno trasfigurati in gloria. Ma anche gli altri cambieranno». Paolo «è chiaro» in proposito quando afferma: «Guardatevi dallo spirito della mondanità». Perché, ha insistito il Papa, «si incomincia con poco, poi si va lentamente ed è un cammino che si segue senza fatica. Ti porta da solo».

È quanto testimonia l’amministratore di cui parla Luca nel brano del Vangelo (16, 1-8) proposto dalla liturgia. «Come è arrivato — ha chiesto Francesco — questo amministratore al punto di truffare, di rubare al suo Signore? Come è arrivato, da un giorno all’altro? No! A poco a poco». Magari elargendo «un giorno una mancia qui, l’altro giorno una tangente là, e così a poco a poco si arriva alla corruzione». Perché «il cammino della mondanità di questi nemici della croce di Cristo è così, ti porta alla corruzione! E poi finisce come quest’uomo, apertamente rubando».

Di qui «il consiglio di Paolo» ai Filippesi: «Rimanete saldi nel Signore secondo l’esempio che vi ho dato; e non permettete che si indebolisca il vostro cuore, la vostra anima e finisca nel niente, nella corruzione». Questa — ha concluso il Papa — «è una grazia bella da chiedere: rimanere saldi nel Signore: c’è tutta la salvezza, lì sarà la trasfigurazione in gloria. Sarà tutto!». Dunque, ha ribadito, la grazia da chiedere oggi è di rimanere «saldi nel Signore e nell’esempio della croce di Cristo: umiltà, povertà, mitezza, servizio agli altri, adorazione, preghiera».

(da: L'Osservatore Romano, ed. quotidiana, Anno CLIV, n.255, Sab. 08/11/2014)





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