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MEDITAZIONI DEL SANTO PADRE FRANCESCO NELLE MESSE QUOTIDIANE CELEBRATE NELLA CAPPELLA DELLA DOMUS SANCTAE MARTHAE - A cura de L'Osservatore Romano

 

Omelie Giornaliere di Papa Francesco MEDITAZIONI DEL SANTO PADRE FRANCESCO NELLE MESSE QUOTIDIANE CELEBRATE NELLA CAPPELLA DELLA DOMUS SANCTAE MARTHAE - A cura de L'Osservatore Romano
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Cristiani in grigio - Lunedì, 27 ottobre 2014

L’esame di coscienza sulle nostre parole, così come lo propone san Paolo, ci aiuterà a rispondere a una domanda cruciale su noi stessi: siamo cristiani della luce, delle tenebre o, peggio, del grigio? È questo l’interrogativo che Papa Francesco ha posto nella messa celebrata lunedì mattina, 27 ottobre, nella cappella della Casa Santa Marta.

Per proporre questo essenziale esame di coscienza Francesco ha preso spunto dal passo della Lettera agli efesini (4, 32-5, 8): «San Paolo dice ai cristiani che dobbiamo comportarci come figli della luce e non come figli delle tenebre, come eravamo un tempo». E «per spiegare questo — sia lui e anche nel Vangelo (Luca 13, 10-17) — fa una catechesi sulla parola: com’è la parola di un figlio della luce e com’è la parola di un figlio delle tenebre».

Dunque, ha spiegato il Papa rilanciando la catechesi paolina, «la parola di un figlio che non è della luce può essere una parola oscena, una parola volgare». Dice infatti l’apostolo: «Di fornicazione e di ogni specie di impurità o di cupidigia, neppure si parli fra voi».

E così, ha fatto notare Francesco, «un figlio della luce non ha questo linguaggio volgare, questo linguaggio sporco».

C’è, però, «una seconda parola, la parola mondana». Tanto che Paolo suggerisce di non parlare neppure «di volgarità, insulsaggini, trivialità». E «la mondanità è volgare e triviale» ha rimarcato. Da parte sua, «un figlio della luce non è mondano e non deve parlare di mondanità, di volgarità».

Ma san Paolo va oltre e dice: «State attenti, che nessuno vi inganni con parole vuote». Un messaggio che non perde di attualità, tanto che il Pontefice ha subito aggiunto che di parole vuote oggi «ne sentiamo tante». E alcune sono anche «belle, ben dette, ma vuote, senza niente dentro». Perciò «neppure questa è la parola del figlio della luce».

E, ancora, ha affermato Francesco «c’è un’altra parola nel Vangelo» ed è precisamente «quella che Gesù dice ai dottori della legge: “Ipocriti”». Sì, è proprio «la parola “ipocrita”». E così, ha suggerito, anche noi «possiamo pensare com’è la nostra parola: è ipocrita? È un po’ di qua e un po’ di là, per stare bene con tutti? È una parola vacua, senza sostanza, piena di vacuità? È una parola volgare, triviale, cioè mondana? È una parola sporca, oscena?». San Paolo ci dice chiaramente, ha spiegato il vescovo di Roma, che «queste quattro parole non sono dei figli della luce, non vengono dallo Spirito Santo, non vengono da Gesù, non sono parole evangeliche». Dunque non è proprio dei figli della luce «questo modo di parlare, parlare sempre di cose sporche o di mondanità o di vacuità o parlare ipocritamente».

Invece «qual è la parola dei santi, cioè la parola del figlio della luce?». È sempre Paolo che dà la risposta: «Fatevi imitatori di Dio: camminate nella carità; camminate nella bontà; camminate nella mitezza». Chi cammina così è, appunto, un figlio della luce. E ancora: «Siate misericordiosi — dice Paolo — perdonandovi a vicenda, come Dio ha perdonato voi in Cristo. Fatevi, dunque, imitatori di Dio e camminate nella carità». Un’esortazione che, in sostanza, ci invita a camminare «nella misericordia, nel perdono, nella carità». Proprio «questa è la parola di un figlio della luce» ha affermato Francesco sulla scia della lettera agli efesini.

«Oggi la Chiesa ci fa riflettere sul modo di parlare e da questo ci aiuterà a capire se noi siamo figli della luce o figli delle tenebre» ha precisato il Papa. E ha proposto concreti punti di riferimento per orientarsi dicendo: «Ricordatevi: parole oscene, niente! Parole volgari e mondane, niente! Parole vacue, niente! Parole ipocrite, niente!». Queste parole, infatti, «non sono di Dio, non sono del Signore, ma sono del maligno».

È vero, ha convenuto il Pontefice, che si possono capire bene e riconoscere le differenze tra i figli della luce e i figli delle tenebre. «I figli della luce risplendono» come Gesù dice ai suoi discepoli: «Risplendano le vostre opere e diano gloria al Padre». È un fatto evidente che «la luce risplende e illumina gli altri nel cammino». E «ci sono cristiani luminosi, pieni di luce, che cercano di servire il Signore con questa luce». Così come, d’altra parte, «ci sono cristiani tenebrosi, che non vogliono niente dal Signore e portano avanti una vita di peccato, una vita lontana dal Signore». E questi cristiani «usano queste quattro parole» indicate da Paolo.

Non tutto però è sempre così netto e riconoscibile: da una parte i figli delle tenebre e dall’altra i figli della luce. «C’è un terzo gruppo di cristiani — ha spiegato — che è il più difficile e complesso di tutti: i cristiani né luminosi né bui». E questi «sono i cristiani del grigio» che «una volta stanno da questa parte, un’altra da quella». Tanto che «la gente di questi dice “ma questa persona sta bene con Dio o col diavolo?”». E lo dice perché sono cristiani «sempre nel grigio: sono i tiepidi» e «non sono né luminosi né oscuri».

Ma «questi Dio non li ama». Lo si legge nell’Apocalisse quando «il Signore a questi cristiani del grigio dice “ma no, tu non sei né caldo né freddo! Magari fossi caldo o freddo! Ma perché sei tiepido — grigio — sto per vomitarti dalla mia bocca!”». Dunque, ha detto il Papa, «il Signore è forte con i cristiani del grigio». E a nulla vale giustificarsi per autodifesa «io sono cristiano, ma senza esagerare».

Difatti queste persone grigie «fanno tanto male, perché la loro testimonianza cristiana è una testimonianza che, alla fine, semina confusione, semina una testimonianza negativa». E in proposito Paolo è particolarmente chiaro: «Un tempo infatti eravate tenebra, ora siete luce nel Signore. Comportatevi perciò come figli della luce». Paolo dice «figli della luce» e «non figli delle tenebre, non figli del grigio».

Il passo di san Paolo, ha concluso Francesco, è un buon termometro per riconsiderare bene «il nostro linguaggio». E può tornare utile rispondere a queste domande: «Come parliamo noi? Con quale di queste quattro parole parliamo? Parole oscene, parole mondane, volgari, parole vacue, parole ipocrite?». E la risposta a questi interrogativi, ha aggiunto il Papa, deve suggerirci un’altra domanda: «Sono cristiano della luce? Sono cristiano del buio? Sono cristiano del grigio?». Questo concreto esame di coscienza ci aiuterà a «fare un passo avanti, per incontrare il Signore».

(da: L'Osservatore Romano, ed. quotidiana, Anno CLIV, n.246, Mart. 28/10/2014)






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