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MEDITAZIONI DEL SANTO PADRE FRANCESCO NELLE MESSE QUOTIDIANE CELEBRATE NELLA CAPPELLA DELLA DOMUS SANCTAE MARTHAE - A cura de L'Osservatore Romano


Omelie Giornaliere di Papa Francesco MEDITAZIONI DEL SANTO PADRE FRANCESCO NELLE MESSE QUOTIDIANE CELEBRATE NELLA CAPPELLA DELLA DOMUS SANCTAE MARTHAE - A cura de L'Osservatore Romano
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I pilastri della salvezza cristiana Sabato, 22 giugno 2013

Ricchezze e preoccupazioni del mondo rendono dimentichi del passato, confusi nel presente, incerti sul futuro. Fanno cioè perdere di vista i tre pilastri su cui si fonda la storia della salvezza cristiana: un Padre che, nel passato, ci ha eletti; che ci ha fatto una promessa per il nostro futuro, e al quale abbiamo dato risposta stringendo con lui, nel presente, un’alleanza. È questo il senso della riflessione proposta da Papa Francesco durante la messa celebrata questa mattina, sabato 22 giugno, nella Domus Sanctae Marthae, alla quale ha assistito un gruppo di dipendenti dei Musei Vaticani.

L’omelia del Papa si è sviluppata sul racconto proposto dal vangelo di Matteo (6, 24-34), là dove si parla delle raccomandazioni di Gesù ai discepoli: «quando dice: “Nessuno può servire due padroni perché odierà l’uno e amerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza”. E poi continua: “Perciò io vi dico non preoccupatevi per la vostra vita, per ciò che mangerete, per ciò che berrete”». «A capire questo ci aiuta — ha detto il Pontefice — il capitolo 13 di san Matteo, che racconta quando Gesù spiega ai discepoli la parabola del seminatore. Dice che il seme che è caduto su una terra con le spine, viene soffocato. Ma chi lo soffoca? Gesù dice: “le ricchezze e le preoccupazioni del mondo”. Si vede che Gesù aveva un’idea chiara su questo».

Dunque «le ricchezze e le preoccupazioni del mondo — ha puntualizzato il Santo Padre — soffocano la Parola di Dio. E non la lasciano crescere. E la Parola muore perché non è custodita, è soffocata. In quel caso si serve la ricchezza o la preoccupazione del mondo, ma non la Parola di Dio».

Dopo aver fatto notare che Gesù, nelle sue spiegazioni ai discepoli, introduce l’elemento temporale, il Papa si è chiesto: «Cosa fanno in noi le ricchezze e cosa fanno le preoccupazioni?». «Semplicemente ci tolgono dal tempo», ha risposto spiegando poi: «Tutta la nostra vita è fissata su tre pilastri: uno nel passato, uno nel presente e l’altro nel futuro. E questo è chiaro nella Bibbia : il pilastro del passato è l’elezione. Il Signore ci ha eletti. Ognuno di noi può dire: “Il Signore mi ha eletto, mi ha amato, mi ha detto vieni e nel battesimo mi ha eletto per seguire una strada, la strada cristiana”». Il futuro è la promessa che Gesù ha fatto agli uomini: «Mi ha eletto — ha spiegato ancora il vescovo di Roma — per camminare verso una promessa, ci ha fatto una promessa». Infine, il presente «è la nostra risposta a questo Dio tanto buono che mi ha eletto, che mi fa una promessa e che mi propone un’alleanza; e io faccio un’alleanza con lui».

Elezione, promessa, alleanza sono dunque i tre pilastri di tutta la storia della salvezza. Ma può succedere a volte che «quando il nostro cuore entra in questo che Gesù ci spiega — ha aggiunto il Santo Padre — taglia il tempo. Taglia il passato, taglia il futuro e si confonde nel presente». Ciò accade perché a colui «che è attaccato alle ricchezze non interessa il passato, né il futuro, ha tutto. La ricchezza è un idolo. Egli non ha bisogno di un passato, di una promessa, di una elezione, di futuro, di niente. Ciò di cui si preoccupa è quello che può succedere»; perciò «taglia il suo rapporto con il futuro», che per lui diventa «futuribile». Ma certo non lo orienta verso una promessa e perciò resta confuso, solo. «Per questo Gesù ci dice: “O Dio o la ricchezza, o il regno di Dio e la sua giustizia o le preoccupazioni”. Semplicemente ci invita ad andare sulla strada di quel dono tanto grande che ci ha dato: essere i suoi eletti. Con il battesimo siamo eletti in amore», ha affermato il Pontefice.

«Non tagliamo con il passato; abbiamo un Padre che ci ha messo in cammino. E anche il futuro è gioiosio perché camminiamo verso una promessa e le preoccupazioni non vengono fuori. Il Signore è fedele, non delude. E perciò andiamo» è stata l’esortazione del Papa. Per quanto riguarda il presente, «facciamo quello che possiamo ma in concreto, senza illusioni e senza dimenticare che abbiamo un Padre nel passato il quale ci ha eletti».

Dunque, ha aggiunto Papa Francesco, «ricordiamo bene: il seme che cade tra le spine è soffocato, è soffocato dalle ricchezze e dalle preoccupazioni del mondo»: due elementi che fanno dimenticare il passato e il futuro. Così «abbiamo un Padre, ma viviamo come se non l’avessimo» e abbiamo un futuro incerto. In questo modo anche il presente «è qualcosa che non va». Ma è proprio per questo, ha poi rassicurato il Pontefice, che «dobbiamo confidare nel Signore il quale dice: “Tranquilli, cercate il Regno di Dio, la sua giustizia. Tutto l’altro verrà”». Concludendo l’omelia il Papa ha esortato a chiedere al Signore la grazia di non sbagliare dando peso alle preoccupazioni e all’idolatria delle ricchezze, ma ricordando sempre che «abbiamo un Padre che ci ha eletti e che ci promette qualcosa di buono»; dobbiamo dunque «camminare verso quella promessa prendendo il presente così come viene».

(da: L'Osservatore Romano, ed. quotidiana, Anno CLIII, n. 143, Dom. 23/06/2013)



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