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MEDITAZIONI DEL SANTO PADRE FRANCESCO NELLE MESSE QUOTIDIANE CELEBRATE NELLA CAPPELLA DELLA DOMUS SANCTAE MARTHAE - A cura de L'Osservatore Romano

 

Omelie Giornaliere di Papa Francesco MEDITAZIONI DEL SANTO PADRE FRANCESCO NELLE MESSE QUOTIDIANE CELEBRATE NELLA CAPPELLA DELLA DOMUS SANCTAE MARTHAE - A cura de L'Osservatore Romano
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Le vecchiette e il teologo - Martedì, 2 settembre 2014


È lo Spirito Santo a dare «l’identità» al cristiano. Perciò — ha detto Papa Francesco all’omelia della messa celebrata martedì 2 settembre a Santa Marta — «tu puoi avere cinque lauree in teologia, ma non avere lo Spirito di Dio». E «forse tu sarai un gran teologo, ma non sei un cristiano», proprio «perché non hai lo Spirito di Dio».

Così, ha fatto notare, «tante volte noi troviamo, fra i nostri fedeli, vecchiette semplici che forse non hanno finito le elementari, ma che ti parlano delle cose meglio di un teologo, perché hanno lo Spirito di Cristo». E ha indicato l’esempio di san Paolo, che per le sue efficaci predicazioni non possedeva particolari referenze accademiche — non aveva seguito corsi di «sapienza umana alla Lateranense o alla Gregoriana» ha detto — ma parlava assecondando lo Spirito di Dio.

«Per due volte», ha rilevato il Papa, nel passo del Vangelo di Luca proposto dalla liturgia (4, 31-37) si trova la parola «autorità». La gente «era stupita dell’insegnamento di Gesù, perché la sua parola aveva autorità» ha affermato il Pontefice. E poi di nuovo, proprio alla fine del passo, l’evangelista racconta che «tutti furono presi da timore e si dicevano l’uno all’altro: che parola è mai questa, che comanda con autorità?». Insomma, ha continuato, «la gente era stupita perché Gesù quando parlava, quando predicava, aveva una autorità che non avevano gli altri predicatori, che non avevano i dottori della legge, quelli che insegnavano al popolo».

La domanda da porsi è: «Ma cosa è questa autorità di Gesù, questa cosa nuova che stupiva la gente? Questa cosa differente dal modo di parlare, di insegnare dei dottori della legge?». E la risposta diventa decisiva. «Questa autorità — ha spiegato il Pontefice — è proprio la identità singolare e speciale di Gesù». Infatti «Gesù non era un predicatore comune; Gesù non era uno che insegnava la legge come tutti gli altri: lo faceva in modo diverso, in modo nuovo, perché lui aveva la forza dello Spirito Santo».

Papa Francesco ha quindi ricordato che «ieri, nella liturgia, abbiamo letto quel brano nel quale Gesù si presenta, visita la sua sinagoga e di sé dice quella parola del profeta Isaia: “Lo Spirito del Signore è sopra di me, per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a fare questo”». A conferma che «l’autorità che ha Gesù — ha spiegato — viene proprio da questa unzione speciale dello Spirito Santo: Gesù è l’unto, il primo unto, il vero unto». E «questa unzione dà autorità a Gesù».

«L’identità propria di Gesù è l’essere unto» ha ribadito il Pontefice. Egli è «il Figlio di Dio unto e inviato, mandato a portare la salvezza, a portare la libertà». Dunque «questa è l’identità di Gesù e per questo la gente diceva: “Quest’uomo ha una autorità speciale, che non hanno i dottori della legge che ci insegnano”». Ma, ha aggiunto il Papa, «alcuni si scandalizzavano di questa modalità di Gesù, di questo stile di Gesù».

Ecco allora che «la libertà, l’identità di Gesù, è proprio l’unzione dello Spirito Santo». E noi, ha esortato Francesco, possiamo domandarci quale sia la nostra identità di cristiani». Nella prima lettera ai Corinzi (2, 10-16) san Paolo la spiega così: «Di queste cose noi parliamo, con parole non suggerite dalla sapienza umana». E in proposito il Pontefice ha sottolineato che «la predicazione di Paolo» non scaturisce dalla «sapienza umana», perché le sue parole gli sono state «insegnate dallo Spirito». Egli infatti, ha evidenziato il Papa, «predicava con l’unzione dello Spirito, esprimendo cose spirituali dello Spirito in termini spirituali».

Però, ha messo in guardia Francesco facendo proprie le espressioni di san Paolo, «l’uomo lasciato alle sue forze non comprende le cose dello Spirito di Dio; l’uomo da solo non può capire questo». Così «se noi cristiani non capiamo bene le cose dello Spirito, non diamo e non offriamo una testimonianza, non abbiamo identità». E in fin dei conti «queste cose dello Spirito» sembrano solo «follia», tanto che coloro che sono senza identità «non sono capaci di intenderle».

Il Pontefice ha ricordato, riferendosi ancora alla lettera di san Paolo, che «l’uomo mosso dallo Spirito, invece, giudica ogni cosa: è libero, senza poter essere giudicato da nessuno». Infatti, ha aggiunto citando sempre le parole dell’apostolo, «chi mai ha conosciuto il pensiero del Signore? Ora noi abbiamo il pensiero del Cristo e cioè lo Spirito di Cristo». E appunto «questa è l’identità cristiana: non avere lo spirito del mondo, quel modo di pensare, quel modo di giudicare».

In definitiva «quello che dà autorità, quello che dà identità è lo Spirito Santo, l’unzione dello Spirito Santo». Per questo, secondo il Papa, «il popolo non amava quei predicatori, quei dottori della legge, perché parlavano davvero di teologia, ma non arrivavano al cuore, non davano libertà, non erano capaci di far in modo che il popolo trovasse la propria identità, perché non erano unti dallo Spirito Santo». Invece, ha precisato, «l’autorità di Gesù — e l’autorità del cristiano — viene proprio da questa capacità di capire le cose dello Spirito, di parlare la lingua dello Spirito; viene da questa unzione dello Spirito Santo».

Papa Francesco ha concluso pregando il Signore di donarci «l’identità cristiana, quella che tu avevi: donaci il tuo Spirito; donaci il tuo modo di pensare, di sentire, di parlare: cioè, Signore donaci l’unzione dello Spirito Santo».

(da: L'Osservatore Romano, ed. quotidiana, Anno CLIV, n.199, Merc. 03/09/2014)






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