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MEDITAZIONI DEL SANTO PADRE FRANCESCO NELLE MESSE QUOTIDIANE CELEBRATE NELLA CAPPELLA DELLA DOMUS SANCTAE MARTHAE - A cura de L'Osservatore Romano

 

Omelie Giornaliere di Papa Francesco MEDITAZIONI DEL SANTO PADRE FRANCESCO NELLE MESSE QUOTIDIANE CELEBRATE NELLA CAPPELLA DELLA DOMUS SANCTAE MARTHAE - A cura de L'Osservatore Romano
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Vangelo in tasca - Lunedì, 1° settembre 2014

«Gesù è presente nella parola di Dio e ci parla». Ecco perché «la parola di Dio è diversa anche dalla più alta parola umana». E noi dobbiamo accostarci a essa «con il cuore aperto delle beatitudini e con umiltà». Per questo Papa Francesco ha riproposto il suggerimento di portare sempre con sé una piccola edizione tascabile del Vangelo per leggerlo quando è possibile e «trovare» così Gesù. Lo ha ribadito nella messa celebrata lunedì 1° settembre, nella cappella della Casa Santa Marta.

Riprendendo le celebrazioni eucaristiche del mattino aperte a gruppi di fedeli — dopo il periodo di sospensione a luglio e ad agosto — il Pontefice ha svolto una riflessione sulla parola di Dio incentrata sulle due letture proposte dalla liturgia, tratte rispettivamente dalla prima Lettera di san Paolo ai Corinzi (2, 1-5) e dal Vangelo di Luca (4, 16-30).

Nella prima, ha sottolineato, san Paolo «ricorda ai Corinzi come era stata la sua predica, come lui aveva annunciato il Vangelo». E spiega: «La mia parola e la mia predicazione non si basarono su discorsi persuasivi di sapienza, ma sulla manifestazione dello Spirito». Paolo, ha aggiunto il Papa, continua dicendo di non essersi presentato per convincere i suoi interlocutori «con argomenti, con parole, anche con belle figure». L’apostolo ha scelto invece «un altro modo, un altro stile», e cioè «la manifestazione dello Spirito e della sua potenza». Perché — sono le parole di Paolo — «la vostra fede non fosse fondata sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio».

In sostanza, ha proseguito il Pontefice, l’apostolo ricorda che «la parola di Dio è una cosa diversa, una cosa che non è uguale a una parola umana, a una parola sapiente, a una parola scientifica, a una parola filosofica». La parola di Dio, infatti, «è un’altra cosa, viene in un altro modo»: è «diversa» perché «così parla Dio».

Lo conferma Luca nel passo evangelico che racconta di Gesù nella sinagoga di Nazareth, «dove era cresciuto» e dove tutti «lo conoscevano da ragazzino». In quel contesto, ha spiegato il Papa, egli «incominciò a parlare e la gente lo sentiva», commentando: «Ma che interessante!». Poi «davano testimonianza: erano meravigliati delle parole che diceva». E tra di loro osservavano: «Ma guardalo, questo! Che bravo, questo ragazzino che noi conosciamo, com’è diventato bravo! Ma dove avrà studiato, questo?».

Ma, ha fatto notare il Pontefice, Gesù «li ferma» e dice loro: «In verità, io vi dico: nessun profeta è bene accettato nella sua patria». Dunque, a quanti lo ascoltavano nella sinagoga «all’inizio» sembrava «una cosa bella e accettavano quello stile di conversazione e di ricevimento». Ma «quando Gesù incominciò a dare la parola di Dio si sono infuriati e volevano ucciderlo». Così «sono passati da una parte all’altra, perché la parola di Dio è una cosa diversa rispetto alla parola umana, anche della più alta parola umana, la più filosofica parola umana».

E allora, si è chiesto Francesco, «com’è la parola di Dio?». La lettera agli Ebrei, ha affermato, «incomincia dicendo che, ai vecchi tempi, Dio ci ha parlato e ha parlato ai nostri padri nei profeti. Ma in questi tempi, alla fine di questo mondo, ci parlò nel Figlio». Ossia, «la parola di Dio è Gesù, Gesù stesso». È quello che predica Paolo dicendo: «Fratelli, quando venni da voi non mi presentai ad annunciarvi il mistero di Dio con l’eccellenza della parola o della sapienza. Io ritenni, infatti, di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo e Cristo crocifisso».

Questa è «la parola di Dio, l’unica parola di Dio», ha spiegato il Papa. E «Gesù Cristo è motivo di scandalo: la Croce di Cristo scandalizza. E quella è la forza della parola di Dio: Gesù Cristo, il Signore».

Diventa così importante, secondo il Pontefice, chiederci: «Come dobbiamo ricevere la parola di Dio?». La risposta è chiara: «Come si riceve Gesù Cristo. La Chiesa ci dice che Gesù è presente nella scrittura, nella sua parola». Per questo, ha aggiunto, «io consiglio tante volte di portare sempre con sé un piccolo Vangelo» — oltretutto comprarlo «costa poco», ha aggiunto sorridendo — per tenerlo «nella borsa, in tasca, e leggere durante la giornata un passo del Vangelo». Un consiglio pratico, ha detto, non tanto «per imparare» qualcosa, ma soprattutto «per trovare Gesù, perché Gesù è proprio nella sua parola, nel suo Vangelo». Così, ha ribadito, «ogni volta che io leggo il Vangelo, trovo Gesù».

E qual è l’atteggiamento giusto per ricevere questa parola? «Si deve ricevere — ha affermato il vescovo di Roma — come si riceve Gesù, cioè con il cuore aperto, con il cuore umile, con lo spirito delle beatitudini. Perché Gesù è venuto così, in umiltà: è venuto in povertà, è venuto con l’unzione dello Spirito Santo». Tanto che «lui stesso incomincia il suo discorso nella sinagoga di Nazareth» con queste parole: «Lo Spirito del Signore è sopra di me. Per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annunzio, a proclamare ai prigionieri la liberazione, ai ciechi la vista, a rimettere in libertà gli oppressi, a proclamare l’anno di grazia del Signore».

Insomma «lui è forza, è parola di Dio, perché è unto dallo Spirito Santo». Così, ha raccomandato Francesco, «anche noi, se vogliamo ascoltare e ricevere la parola di Dio, dobbiamo pregare lo Spirito Santo e chiedere questa unzione del cuore, che è l’unzione delle beatitudini». Dunque, avere «un cuore come è il cuore delle beatitudini».

Se «Gesù è presente nella parola di Dio» e «ci parla nella parola di Dio, ci farà bene oggi durante la giornata — ha suggerito il Pontefice — domandarci: ma come ricevo io la parola di Dio?». Una domanda essenziale, ha concluso Papa Francesco, rinnovando il consiglio di portare sempre con sé il Vangelo per leggerne un passo ogni giorno.

(da: L'Osservatore Romano, ed. quotidiana, Anno CLIV, n.198, Lun.-Mart. 01-02/09/2014)






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