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MEDITAZIONI DEL SANTO PADRE FRANCESCO NELLE MESSE QUOTIDIANE CELEBRATE NELLA CAPPELLA DELLA DOMUS SANCTAE MARTHAE - A cura de L'Osservatore Romano

 

Omelie Giornaliere di Papa Francesco MEDITAZIONI DEL SANTO PADRE FRANCESCO NELLE MESSE QUOTIDIANE CELEBRATE NELLA CAPPELLA DELLA DOMUS SANCTAE MARTHAE - A cura de L'Osservatore Romano
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Come bimbi davanti a un regalo - Martedì, 20 maggio 2014

La vera pace è una persona: lo Spirito Santo. Ed «è un dono di Dio» da accogliere e custodire, proprio come fa «un bambino quando riceve un regalo». Attenzione, però, alle varie «paci» che offre il mondo, proponendo le false sicurezze dei soldi, del potere e della vanità: queste sono «paci» solo apparenti e non sicure. È proprio per vivere la pace vera che Papa Francesco ha suggerito alcuni consigli pratici nella messa celebrata martedì 20 maggio, nella cappella della Casa Santa Marta.

Punto di partenza della sua meditazione sono state le parole del discorso di congedo di Gesù ai suoi discepoli, così come riportate da Giovanni nel Vangelo (14, 27-31): «Vi lascio la pace, vi do la mia pace». Proprio la pace «è il dono che lui dà prima di andarsene», spiegando: «Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore».

Dunque, ha affermato il Pontefice, «il Signore ci dà la pace: è un regalo prima di andare verso la passione». Ma, ha avvertito Gesù, «è chiaro che la mia pace non è quella che dà il mondo». È infatti «un’altra pace». E allora — si è chiesto il vescovo di Roma — com’è «la pace che ci dà il mondo?».

A questo interrogativo il Papa ha risposto con un ragionamento articolato indicando, in particolare, tre aspetti. La pace del mondo, ha detto anzitutto, «è un po’ superficiale», è «una pace che non arriva fino al fondo dell’anima». Perciò «è una pace» che procura una «certa tranquillità e anche una certa gioia», però soltanto «fino a un certo livello».

Un tipo di pace che offre il mondo, per esempio, è «la pace delle ricchezze», che porta a pensare: «Ma io sono in pace perché ho tutto sistemato, ho per vivere per tutta la mia vita, non devo preoccuparmi!». Questa idea di pace parte da una convinzione: «Non preoccuparti, non avrai problemi perché tu hai tanto denaro!». Ma è Gesù stesso a ricordarci «di non avere fiducia in questa pace, perché, con grande realismo, ci dice: guardate che ci sono i ladri, eh! E i ladri possono rubare le tue ricchezze!». Ecco perché «non è una pace definitiva quella che ti danno i soldi».

Del resto, ha aggiunto il Papa, non dimentichiamo «che il metallo si arrugginisce». E basta «un crollo della borsa e tutti i tuoi soldi se ne andranno» ha detto ancora per rimarcare come quella dei soldi «non è una pace sicura» ma solo «una pace superficiale e temporale». Per farlo comprendere meglio, Gesù stesso racconta la pace effimera di quell’uomo «che aveva tutti i suoi granai pieni di grano» e intanto già pensava di metterne su altri all’indomani per poi riposarsi «in pace, tranquillo». Ma il Signore gli ha detto: «Stolto, questa notte morirai!». Ecco allora che la pace della ricchezza «non serve» anche se «aiuta».

Un’altra pace che dà il mondo, ha proseguito il Papa, «è quella del potere». E così si arriva a pensare: «Io ho potere, sono sicuro, comando questo, comando quello, sono rispettato: sono in pace». In questa situazione si trovava il re Erode; ma «quando sono arrivati i magi e gli hanno detto che era nato il re d’Israele», in quello stesso momento «la sua pace se n’è andata via subito». A conferma che «la pace del potere non funziona: un colpo di Stato te la toglie subito!».

Un terzo tipo di pace «che dà il mondo» è quella della «vanità», che fa dire a noi stessi: «Io sono una persona stimata, ho tanti valori, sono una persona che tutto il mondo rispetta e quando vado nei ricevimenti mi salutano tutti». Però anche questa «non è una pace definitiva, perché — ha ammonito Papa Francesco — oggi sei stimato e domani sarai insultato!». Il Pontefice ha invitato a pensare a «cosa è successo a Gesù: la stessa gente che la domenica delle palme diceva una cosa», accogliendolo a Gerusalemme, «il venerdì ne diceva un’altra». Dunque anche «la pace della vanità non funziona», così come le altre «paci» che offre il mondo, perché sono «temporali, superficiali e non sicure».

Per comprendere invece quale sia la pace autentica bisogna tornare alle parole di Gesù: «Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi». Com’è allora la pace che dà Gesù? «È una persona, è lo Spirito Santo» ha spiegato il Papa. «Lo stesso giorno della risurrezione», nel cenacolo, il saluto di Gesù ai discepoli è: «La pace sia con voi, ricevete lo Spirito Santo». Dunque la pace di Gesù «è una persona, un regalo grande». Perché «quando lo Spirito Santo è nel nostro cuore, nessuno può togliere la pace. Nessuno! È una pace definitiva!».

Davanti a questo grande dono, qual è «il nostro lavoro»?. Dobbiamo «custodire questa pace», ha raccomandato il Pontefice. Si tratta infatti di «una pace grande, una pace che non è mia: è di un’altra persona che me la regala, un’altra persona che è dentro il mio cuore, che mi accompagna tutta la vita e che il Signore mi ha dato».

E «come si riceve questa pace dello Spirito Santo?» si è chiesto ancora il Papa. Due le risposte: anzitutto «si riceve nel battesimo, perché viene lo Spirito Santo, e anche nella cresima, perché viene lo Spirito Santo». E poi «si riceve come un bambino riceve un regalo». Lo stesso «Gesù aveva detto: se voi non ricevete il regno di Dio come un bambino, non entrerete nel regno dei cieli». Così, «senza condizioni, a cuore aperto, si riceve la pace di Gesù: come un grande regalo».

E «questa — ha ribadito il vescovo di Roma — è la pace dello Spirito Santo». Sta a noi «custodirlo, non ingabbiarlo, sentirlo, chiedere aiuto: lui è dentro di noi». Alla possibile obiezione che «ci sono tanti problemi» il Pontefice ha risposto con le stesse parole di Gesù: «Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore». È, infatti, proprio il Signore a confortarci: «Se voi avete questa pace dello Spirito, se voi avete lo Spirito dentro di voi e siete consci di questo, non sia turbato il vostro cuore, siete sicuri!».

Anche san Paolo, ha spiegato, «ci diceva che per entrare nel regno dei cieli è necessario passare per tante tribolazioni». L’esperienza, poi, ci conferma che di tribolazioni «tutti noi ne abbiamo tante, più piccole e più grandi. Tutti!». Ma la pace di Gesù ci rassicura: «Non sia turbato il vostro cuore». Infatti «la presenza dello Spirito fa sì che il nostro cuore sia in pace, conscio ma non anestetizzato, con quella pace che soltanto la presenza di Dio ci dà».

Per verificare quale pace viviamo, ha suggerito il Pontefice, «possiamo farci alcune domande: Io ci credo che lo Spirito Santo è dentro di me? Io ci credo che il Signore me l’ha regalato? Io lo ricevo come un regalo, come un bambino riceve un regalo, con cuore aperto? Io custodisco lo Spirito Santo che è in me per non rattristarlo?». C’è però, ha notato il Papa, anche una domanda di segno opposto: «Preferisco la pace che mi dà il mondo, quella del denaro, quella del potere, quella della vanità?». Ma «queste — ha ribadito — sono “paci” con la paura, sempre»: il timore che finiscano. Invece «la pace di Gesù è definitiva: soltanto è necessario riceverla come bambini e custodirla». Il Signore, è stata la preghiera conclusiva di Francesco, «ci aiuti a capire queste cose».


(da: L'Osservatore Romano, ed. quotidiana, Anno CLIV, n.114, Merc. 21/05/2014)





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