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MEDITAZIONI DEL SANTO PADRE FRANCESCO NELLE MESSE QUOTIDIANE CELEBRATE NELLA CAPPELLA DELLA DOMUS SANCTAE MARTHAE - A cura de L'Osservatore Romano


Omelie Giornaliere di Papa Francesco MEDITAZIONI DEL SANTO PADRE FRANCESCO NELLE MESSE QUOTIDIANE CELEBRATE NELLA CAPPELLA DELLA DOMUS SANCTAE MARTHAE - A cura de L'Osservatore Romano
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Il martirio non appartiene solo al passato Martedì, 4 marzo 2014

La persecuzione dei cristiani non è un fatto che appartiene al passato, agli albori del cristianesimo. È una triste realtà dei nostri giorni. Anzi, «ci sono più martiri oggi che nei primi tempi della Chiesa». Ne è convinto Papa Francesco e lo ha ribadito questa mattina, martedì 4 marzo, durante la messa celebrata a Santa Marta, chiedendo di riflettere sulla testimonianza di questi fratelli e di queste sorelle nella fede. Ma, ha ricordato il Papa, Gesù ci aveva avvertito: seguirlo significa godere della sua generosità ma anche «subire persecuzioni nel suo nome», come scrive Marco nel passo del Vangelo proposto dalla liturgia (10, 28-31).

«Gesù — ha esordito il Pontefice — aveva finito di parlare del pericolo delle ricchezze, di quanto era difficile che un ricco entrasse nel regno dei cieli. E Pietro gli fa questa domanda: “Noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito. Quale sarà il nostro guadagno?”. Gesù è generoso e comincia a dire a Pietro: “In verità io vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madri o padri o campi per causa mia e per causa del Vangelo che non riceva già ora in questo tempo cento volte, e fratelli e sorelle e madri e figli e campi...”».

Forse, ha proseguito il Pontefice, Pietro pensava: «“Questa è una bella attività commerciale, andare dietro Gesù ci fa guadagnare tanto, cento volte tanto”». Ma Gesù «aggiunge tre paroline: “insieme a persecuzioni”. E poi avrà la vita eterna». In sostanza intende «Sì, voi avete lasciato tutto e riceverete qui nella terra tante cose, ma con la persecuzione». È «come — ha commentato il Santo Padre — un’insalata con l’olio della persecuzione. Questo è il guadagno del cristiano e questa è la strada di chi vuole andare dietro Gesù. Perché è la strada che ha fatto lui: lui è stato perseguitato».

È la strada dell’abbassamento, la stessa che — ha ricordato il vescovo di Roma — san Paolo Indica ai Filippesi quando dice che Gesù, facendosi uomo, si abbassò sino alla morte di croce. «Questa è proprio la tonalità della vita cristiana», che è anche gioia. Infatti «seguire Gesù è una gioia. Nelle beatitudini Gesù dice: beati voi quando vi insulteranno, quando sarete perseguitati a causa del mio nome»

Dunque la persecuzione, ha precisato il Pontefice, è una delle beatitudini. Tanto che «i discepoli, subito dopo la venuta dello Spirito Santo, hanno cominciato a predicare e sono cominciate le persecuzioni. Pietro è andato in carcere, Stefano ha testimoniato con la morte, così come Gesù, con falsi testimoni. E poi ci sono stati ancora tanti altri testimoni, sino al giorno d’oggi. La croce è sempre sulla strada cristiana».

Certo, ha continuato Papa Francesco, noi potremo avere tanti religiosi, tante religiose, «tante madri, tanti padri, tanti fratelli nella Chiesa, nella comunità cristiana. E questo — ha fatto notare — è bello. Ma avremo anche la persecuzione, perché il mondo non tollera la divinità di Cristo, non tollera l’annuncio del Vangelo, non tollera le beatitudini». Proprio da qui scaturisce la persecuzione, che passa anche attraverso le parole, le calunnie. Così avveniva ai cristiani dei primi secoli, che subivano le diffamazioni e pativano il carcere.

«Ma noi — ha osservato il Santo Padre — dimentichiamo facilmente. Pensiamo ai tanti cristiani che sessant’anni fa erano rinchiusi nei campi, nelle prigioni dei nazisti, dei comunisti: tanti, solo perché erano cristiani». E questo è ciò che accade «anche oggi», ha lamentato, nonostante la nostra convinzione di aver raggiunto un grado di civiltà diversa e una cultura più matura.

«Io vi dico — ha affermato il Papa — che oggi ci sono più martiri che nei primi tempi della Chiesa. Tanti fratelli e sorelle nostre che offrono la loro testimonianza di Gesù e sono perseguitati. Sono condannati perché posseggono una Bibbia. Non possono portare il segno della croce». Questa è «la strada di Gesù. Ma è una strada gioiosa perché mai il Signore ci mette alla prova più di quello che noi possiamo sopportare».

Certamente «la vita cristiana non è un vantaggio commerciale», ha puntualizzato il Pontefice. È semplicemente «seguire Gesù. Quando seguiamo Gesù succede questo. Pensiamo se noi abbiamo dentro di noi la voglia di essere coraggiosi nella testimonianza di Gesù». E, ha aggiunto, «pensiamo anche — ci farà bene — ai tanti fratelli e sorelle che oggi non possono pregare insieme perché sono perseguitati, non possono avere il libro del Vangelo o una Bibbia perché sono perseguitati. Pensiamo a questi fratelli e sorelle che non possono andare a messa perché è vietato. Quante volte giunge un prete di nascosto fra loro e fanno finta di essere a tavola a prendere un tè e celebrano la messa di nascosto. Questo succede oggi». Da qui l’invito conclusivo: «Pensiamo: sono disposto a portare la croce come Gesù? A sopportare persecuzioni per dare testimonianza a Gesù come fanno questi fratelli e sorelle che oggi sono umiliati e perseguitati? Questo pensiero ci farà bene a tutti».

(da: L'Osservatore Romano, ed. quotidiana, Anno CLIV, n.052, Merc. 05-04/03/2014)





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