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MEDITAZIONI DEL SANTO PADRE FRANCESCO NELLE MESSE QUOTIDIANE CELEBRATE NELLA CAPPELLA DELLA DOMUS SANCTAE MARTHAE - A cura de L'Osservatore Romano


Omelie Giornaliere di Papa Francesco MEDITAZIONI DEL SANTO PADRE FRANCESCO NELLE MESSE QUOTIDIANE CELEBRATE NELLA CAPPELLA DELLA DOMUS SANCTAE MARTHAE - A cura de L'Osservatore Romano

I grandi smemorati Lunedì, 3 giugno 2013

Il pensiero di Papa Francesco è andato questa mattina, lunedì 3 giugno, al predecessore Giovanni XXIII— «un modello di santità» l’ha definito — per ricordarne il cinquantesimo anniversario della morte, ma anche e soprattutto per rilanciarne la testimonianza in un tempo in cui, persino nella Chiesa, c’è chi sceglie la strada della corruzione piuttosto che quella dell’amore come risposta al dono di Dio per l’uomo. Alla testimonianza della santità il Pontefice ha fatto cenno già nella preghiera iniziale della messa a Santa Marta — concelebrata, tra gli altri, dal cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle cause dei santi — quando ha ricordato la ricorrenza dei santi Carlo Lwanga e compagni, i martiri d’Uganda. Alla liturgia erano presenti, tra gli altri, i dipendenti della Congregazione delle cause dei santi e un gruppo di gentiluomini di Sua Santità.

Papa Francesco durante l’omelia ha voluto condividere con i partecipanti alcune riflessioni sul vangelo di Marco (12, 1-12). «Mi viene da pensare — ha esordito — alle tre figure di cristiani nella Chiesa: i peccatori, i corrotti, i santi. Dei peccatori non è necessario parlare troppo, perché tutti noi lo siamo. Ci conosciamo da dentro e sappiamo cosa è un peccatore. E se qualcuno di noi non si sente così, vada a farsi una visita dal medico spirituale: qualcosa non va». La figura sulla quale il Santo Padre si è soffermato di più è stata quella dei corrotti. Nella parabola evangelica, ha spiegato, Gesù parla dell’amore grande del proprietario di una vigna, simbolo del popolo di Dio: «Lui ci ha chiamati con amore, ci custodisce. Ma poi ci dà la libertà, ci dà tutto questo amore “in affitto”. È come se dicesse a noi: Guarda e custodisci tu il mio amore come io custodisco te. È il dialogo fra Dio e noi: custodire l’amore. Tutto comincia con questo amore».

Poi però i contadini ai quali la vigna è affidata «si sono sentiti forti, si sono sentiti autonomi da Dio», ha spiegato il Santo Padre. E così «si sono impadroniti di quella vigna; e hanno perso il rapporto con il padrone della vigna: I padroni siamo noi! E quando va qualcuno a ritirare da loro la parte del raccolto della vigna che spetta al padrone, lo bastonano, lo insultano, lo ammazzano». Questo significa perdere il rapporto con Dio, non avvertire più il bisogno «di quel padrone». È ciò che fanno i «corrotti, quelli che erano peccatori come tutti noi, ma hanno fatto un passo avanti»: si sono «consolidati nel peccato e non sentono il bisogno di Dio». O almeno, si illudono di non sentirlo, perché — ha spiegato il vescovo di Roma — «nel codice genetico c’è questo rapporto a Dio. E siccome non possono negarlo, si fanno un Dio speciale: loro stessi».

Ecco chi sono i corrotti. E «questo è un pericolo anche per noi: diventare corrotti. Ce ne sono nelle comunità cristiane e fanno tanto male. Gesù parla ai dottori della legge, ai farisei, che erano corrotti. E dice loro che sono sepolcri imbiancati. E nelle comunità cristiane i corrotti sono così. Si dice: Ah, è buon cristiano, appartiene a tal confraternita; buono, buono, è uno di noi. Ma niente: sono per se stessi. Giuda ha incominciato da peccatore avaro, è finito nella corruzione. È una strada pericolosa, la strada dell’autonomia. I corrotti sono grandi smemorati, hanno dimenticato questo amore con il quale il Signore ha fatto la vigna, ha fatto loro. Hanno tagliato il rapporto con questo amore. E loro diventano adoratori di se stessi. Quanto male fanno i corrotti nelle comunità cristiane! Il Signore ci liberi dallo scivolare sulla strada della corruzione!».

Ma nella Chiesa ci sono anche i santi. «E adesso — ha detto il Pontefice — mi piace parlare dei santi; e mi piace farlo nel cinquantesimo della morte di Papa Giovanni, modello di santità». Nella parabola del Vangelo i santi, ha spiegato Papa Francesco, «sono quelli che vanno a prendere l’affitto e loro sanno cosa li aspetta. Ma devono farlo e fanno il loro dovere. I santi: quelli che ubbidiscono al Signore, quelli che adorano il Signore, quelli che non hanno perso la memoria dell’amore con il quale il Signore ha fatto la vigna. I santi nella Chiesa. E così come i corrotti fanno tanto male alla Chiesa, i santi fanno tanto bene».

E ha concluso: «Dei corrotti l’apostolo Giovanni dice che sono l’anticristo, che sono in mezzo a noi, ma non sono di noi. Dei santi la parola di Dio ci parla come di luce: quelli che saranno davanti al trono di Dio, in adorazione. Chiediamo oggi al Signore la grazia di sentirci peccatori. Ma davvero peccatori. La grazia di non diventare corrotti: peccatori sì, corrotti no. E la grazia di andare sulla strada della santità».

(da: L'Osservatore Romano, ed. quotidiana, Anno CLIII, n. 126, Lun.-Mart. 03-04/06/2013)



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