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MEDITAZIONI DEL SANTO PADRE FRANCESCO NELLE MESSE QUOTIDIANE CELEBRATE NELLA CAPPELLA DELLA DOMUS SANCTAE MARTHAE - A cura de L'Osservatore Romano


Omelie Giornaliere di Papa Francesco MEDITAZIONI DEL SANTO PADRE FRANCESCO NELLE MESSE QUOTIDIANE CELEBRATE NELLA CAPPELLA DELLA DOMUS SANCTAE MARTHAE - A cura de L'Osservatore Romano

Lo scandalo dell'incarnazione Sabato, 1° giugno 2013

Lo «scandalo» di un Dio che si è fatto uomo ed è morto sulla croce è stato al centro dell’omelia tenuta da Papa Francesco questa mattina, sabato 1° giugno, durante la messa che ha concelebrato nella cappella della Domus Sanctae Marthae, fra gli altri, con il cardinale cubano Jaime Lucas Ortega y Alamino, arcivescovo di San Cristóbal de La Habana. Tra i presenti, un gruppo di gentiluomini di Sua Santità.

Il ricordo del martire Giustino, di cui si celebrava la memoria liturgica, ha offerto al Pontefice l’occasione per riflettere sulla coerenza di vita e sul nucleo fondamentale della fede di ogni cristiano: la croce. «Noi possiamo fare tutte le opere sociali che vogliamo — ha affermato — e diranno: ma che bene la Chiesa, che bene le opere sociali che fa la Chiesa! Ma se noi diciamo che facciamo questo perché quelle persone sono la carne di Cristo, viene lo scandalo».

Senza l’incarnazione del Verbo viene a mancare il fondamento della nostra fede, come ha sottolineato il Pontefice: «Quella è la verità, quella è la rivelazione di Gesù. Quella presenza di Gesù incarnato. Quello è il punto». Se lo si dimentica, sarà sempre forte «la seduzione» per i discepoli di Cristo «di fare cose buone senza lo scandalo del Verbo incarnato, senza lo scandalo della croce».

Giustino è stato testimone di questa verità, perché proprio per lo scandalo della croce si è attirato la persecuzione del mondo. Egli ha annunciato il Dio che è venuto tra noi e si è immedesimato nelle sue creature. L’annuncio di Cristo crocifisso e risorto sconvolge i suoi ascoltatori, ma egli continua a testimoniare questa verità con la coerenza di vita. «La Chiesa — ha commentato il Pontefice — non è un’organizzazione di cultura, di religione, neanche sociale; non è ciò. La Chiesa è la famiglia di Gesù. La Chiesa confessa che Gesù è il Figlio di Dio venuto nella carne. Questo è lo scandalo e per questo perseguitavano Gesù».

Il Papa ha fatto riferimento al brano del vangelo di Marco (11, 27-33) letto durante la liturgia e in particolare alla domanda posta a Gesù dai sacerdoti, dagli scribi e dagli anziani di Gerusalemme: «Con che autorità fai questo?». Gesù risponde a sua volta con una domanda — «Il battesimo di Giovanni veniva dal cielo o dagli uomini?» — e così non asseconda la loro falsa curiosità. Solo più tardi, davanti al sommo sacerdote che era «l’autorità del popolo», rivelerà quello che gli avevano chiesto scribi e anziani. Prima di allora non lo fa, perché capisce che il vero obiettivo dei suoi interlocutori è quello di «tendergli una trappola». Ci provano in vari modi, come ha ricordato il Papa: «Ma dimmi, maestro si può, si devono pagare le tasse a Cesare?». Oppure: «Dimmi, maestro, questa donna è stata trovata in adulterio. Dobbiamo compiere la legge di Mosè o c’è un’altra strada?». Ogni domanda è un tranello per metterlo all’angolo, per indurlo a dire una cosa sbagliata e trovare un pretesto per condannarlo.

Ma perché Gesù costituiva un problema? «Non è perché lui faceva i miracoli» ha risposto il Papa. E nemmeno perché predicava e parlava della libertà del popolo. «Il problema che scandalizzava questa gente — ha detto — era quello che i demoni gridavano a Gesù: “Tu sei il Figlio di Dio, tu sei il santo”. Questo, questo è il centro». Ciò che di Gesù scandalizza è la sua natura di Dio incarnato. E come a lui, anche a noi «tendono trappole nella vita; quello che scandalizza della Chiesa è il mistero dell’incarnazione del Verbo: quello non si toglie, quello il demonio non lo toglie». Anche adesso sentiamo dire spesso: «Ma voi cristiani, siate un po’ più normali, come le altre persone, ragionevoli, non siate tanto rigidi». Dietro questo invito, in realtà, c’è la richiesta di non annunciare che «Dio si è fatto uomo», perché «l’incarnazione del Verbo è lo scandalo».

Quando il sommo sacerdote gli domanda: «Sei tu il Cristo, il Figlio di Dio?», Gesù risponde sì e subito viene condannato a morte. «Questo è il centro della persecuzione» ha sottolineato il Pontefice. Infatti «se noi diventiamo cristiani ragionevoli, cristiani sociali, di beneficenza soltanto, quale sarà la conseguenza? Che non avremo mai martiri». Al contrario, quando affermiamo che «il Figlio di Dio è venuto e si è fatto carne, quando noi predichiamo lo scandalo della croce, verranno le persecuzioni, verrà la croce».

In conclusione Papa Francesco ha esortato i fedeli a chiedere al Signore «di non aver vergogna di vivere con questo scandalo della croce». E ha invitato a invocare da Dio la sapienza, la saggezza per «non lasciarci intrappolare dallo spirito del mondo che sempre farà proposte educate, proposte civilizzate, proposte buone». Dietro tali richieste, ha avvertito, si nega proprio «il fatto che il Verbo si è incarnato», un fatto che «scandalizza» e «distrugge l’opera del diavolo».

(da: L'Osservatore Romano, ed. quotidiana, Anno CLIII, n. 125, Dom. 02/06/2013)



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