
Crocefisso di
San Damiano in Argento

Omelia Domenicale
di
Don Michele diacono
della Diocesi di Lucera-Troia (Fg)
I
«sette peccati capitali»:
i vizi a cui si possono ricondurre tutti i
peccati umani
«superbia, avarizia,
invidia, ira, lussuria, golosità, pigrizia o
accidia».

Crocifissi in Legno da
Parete
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Novità seminata
e attesa
Domenica 17 giugno 2012 , 11ª domenica del Tempo
ordinario. Letture: Ez 17,22-24; 2Cor 5,6-10; Mc
4,26-34. «Il regno di Dio è come un uomo che
getta il seme sul terreno»
1. Gesù lannunciatore del regno di Dio (Mc
1,14) diventa il maestro che spiega il «mistero
del regno di Dio» (Mc 4,11) in parabole,
attraverso cioè paragoni, confronti e
similitudini alla cui intelligenza profonda si
perviene solo mediante la disponibilità alla
accoglienza di lui lasciandosi coinvolgere dalla
sua parola. Diversamente si rimane al di fuori di
un messaggio anche se apparentemente semplice.
Parabole provocate da un disagio,
lopposizione nei confronti di Gesù (Mc 2,7;
3,6; 6,5-6), lo scarso numero dei seguaci di
Gesù (Lc 12,32) e la fatica della novità
introdotta da Gesù ad imporsi, il regno non
attira lattenzione (Lc 17,21).
Lannuncio di un mondo finalmente nel
diritto, nella giustizia, nella pace, nella gioia
e nella vita, lattesa dei poveri della
terra, la fretta dei poveri della terra, tarda a
venire e i suoi segni sono poca cosa, nascosta e
non appariscente. Ed è proprio questultimo
aspetto a provocare lintervento di Gesù
affidato a due parabole.
2. Nella parabola del seme che spunta da solo (Mc
4,26-29) il seguito di Gesù, folle e discepoli,
è invitato a osservare il lavoro del contadino
perché la stessa cosa succede al regno di Dio.
Gesù è il contadino che sa di essere stato
inviato a gettare nel solco della storia il seme
del regno, il seme cioè da cui deve nascere un
mondo nuovo nellarmonia Dio-uomo-cosmo
vinti male e morte.
Gesù è il contadino che sa che tra la
seminagione e il raccolto vi è il tempo della
attesa paziente e tranquilla nella speranza; la
buona notizia dei nuovi cieli e di una terra
nuova (2 Pt 3,13) ha le sue stagioni di
maturazione, lo stelo-la spiga-il frutto maturo,
e la forza di divenire autonomamente ciò che
deve. Gesù infine è il contadino che sa che
ciò che tarda avverrà a suo tempo, il tempo del
raccolto nel giorno noto a Dio. La parabola del
granello di senape (Mc 4,30-32) da parte sua pone
in luce il contrasto tra un inizio piccolissimo,
nascosto, insignificante e un termine in cui il
regno o mondo secondo Dio lo sarà per tutti i
popoli, tutti abbracciando (Dn 4,17-19; Ez 31,3-).
Se la prima parabola pone in risalto la crescita
spontanea del regno in ragione della forza insita
in esso, la seconda sottolinea la sua grandezza
finale nonostante ogni possibile difficoltà e
ogni non notorietà storica.
Un lievito, dirà Matteo (Mt 13,33), nascosto sì
ma in grado di lievitare tutta la storia
portandola a maturazione. Gesù con queste
similitudini entra nello scoramento dei suoi di
ieri, di oggi e di sempre, siamo una minoranza
esigua; entra nella loro cecità, dovè il
nuovo; entra nella loro fretta apocalittica
ansiosa di calcolare i tempi e di leggere segni,
a quando il nuovo; entra nella loro esasperazione,
affrettare il nuovo con la violenza della spada,
nel loro lungo compromesso, imporre il nuovo con
lappoggio del braccio politico, e nella
loro paura, siamo accerchiati. Un entrare che
dichiara vani ogni agitazione e affanno, un
entrare che equivale a ingresso nel suo orizzonte
di lettura che dischiude alla serenità
dellagire e della paziente attesa.
3. Orizzonte spiegato ai suoi in segreto (Mc 4,33-34),
in disparte, da soli (Mc 6,31s; 9,2.28; 13,3),
uno spiegare in cui Gesù insegna a fare ciò che
egli fa: come me-così voi. Come io semino così
voi in nome mio seminerete la buona notizia del
regno di generazione in generazione.
Seminagione è il lavoro del discepolo. E ancora:
come io osservo con sguardo dolce il già dei
frutti della seminagione così voi, con
locchio delle profondità, gioite nel
cogliere i segni del passaggio di Dio, la nuova
creazione riconciliata con il cielo e con la
terra, loasi dei figli a tutti e al tutto
fratelli e custodi. Contemplare il nuovo,
rallegrarsene, ringraziare e additarlo è il
compito del discepolo liberi dal ripiegamento su
di sé, pochi o tanti, accolti o non accolti,
rilevanti o non rilevanti. Un perder tempo, un
inseguire il vento, un vano affannarsi.
E infine: come io attendo in non agitata pazienza
la fioritura del seminato così voi sgomberata la
mente dallansia di un quando noto a Dio e
dallansia di un protagonismo non richiesto.
Attendere nella pazienza e nella preghiera,
«Venga il tuo regno», è latteggiamento
del discepolo, sentinella del futuro. Una parola
detta a ciascuno e a ogni comunità in forma di
parabola (Mc 4,33) che ove accolta converte il
nostro enigma in mistero, in lettura di sé
secondo Cristo: mano che lo semina nella storia,
mente che lo contempla operante nella storia,
fronte protesa in avanti che lo attende, «Vieni,
Signore Gesù», a portare a compimento
lopera iniziata. Il seme della novità è
lui.
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