
Crocefisso di
San Damiano in Argento

Omelia Domenicale
di
Don Michele diacono
della Diocesi di Lucera-Troia (Fg)
I
«sette peccati capitali»:
i vizi a cui si possono ricondurre tutti i
peccati umani
«superbia, avarizia,
invidia, ira, lussuria, golosità, pigrizia o
accidia».

Crocifissi in Legno da
Parete
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Il perdono
libera dalla paralisi
Domenica 19 febbraio 2012 - 7ª domenica del
Tempo ordinario anno B - Letture: Is 43,18-19.21-22.24b-25;
2Cor 1,18-22; Mc 2,1-12. «Figlio, ti sono
perdonati i peccati»
1. «Figlio, ti sono perdonati i peccati» (Mc 2,5).
Al termine «peccato» sono sottesi molti
significati: che possono essere così riassunti:
esso indica direzione sbagliata, una deviazione
che non permette di conseguire il giusto
obiettivo dando origine a gente piegata, curvata
e intristita dal senso di colpa. Tale peccato
viene poi paragonato a una potenza quasi
personificata insediata nel cuore delluomo
(Rm 5,12; Gal 3,22) e palese in un modo di
pensare, di volere e di vivere da nemici di Dio,
dellaltro e del creato, e questo in
molteplici modi, i singoli peccati. Paralizzati
nei confronti del bene. Siamo dinanzi a una
visione non idilliaca delluomo letto come
soggetto capace di male, un dato incontestabile
come dimostrano sia le storie personali che
quelle collettive. Di certo luomo non è
solo questo ma è anche questo, ed è a
questuomo simboleggiato dal paralitico
della pagina evangelica che Gesù rivolge la sua
parola (Mc 2,2) di perdono. Parola che fa di quel
paralizzato prostrato un rimesso in piedi
restituito a nuovi cammini: «Dico a te
:
alzati, prendi il tuo la tua barella e va a
casa tua. Quello si alzò subito e se ne andò»
(Mc 2,12). Marco invita a una comprensione sempre
più profonda di Gesù: lannunciatore della
vicinanza di Dio alluomo alienato, una
prossimità con lautorità di chi fa
accadere ciò che dice, lo è in modo particolare
al peccatore, al tarato dentro, allincapace
di uscire dalla via del male e di imboccare la
via del bene. E lo è in due modi. In primo luogo
trasformando il cuore reso di pietra dalla
malvagità in cuore reso di carne, umanissimo,
dalla bontà (Mc 7,14-23). Gesù è il taumaturgo
delle profondità, sa dove il male dimora e sa
che non vi è guarigione se non del cuore. Una
prospettiva in cui perdonare equivale a ri-dare
un orizzonte di pensiero nuovo e, in secondo
luogo, a remissione dei peccati al plurale,
traduzioni del grande peccato che è il disamore
per Iddio e per luomo.
2. È in questa ottica che va letto il brano
evangelico odierno nel suo sottolineare che il
perdono di Dio in Gesù è potenza capace di
rimettere in piedi i paralizzati dal male
restituendo ad essi una innocenza interiore per
una diversa esistenza. Questa è la grande opera
di Dio di cui la guarigione fisica è segno (Mc 2,9-11),
lalzarsi del paralitico è licona del
suo essere restituito alla sua verità di
graziato. Escluso, bene inteso, ogni legame causa-effetto
tra peccato e malattia (Gv 9,3), lettura estranea
a un testo che invece rimarca con decisione
laspetto della fede. A voler dire che ogni
dono diventa pienamente tale quando è dono
accolto, fede come adesione e accoglienza
incondizionata della forza di Dio che emana da
Gesù. Fede come fiducia mai arresa a questa
forza creatrice cuori e corpi nuovi, tale da
escogitare limpensabile, lo scoperchiare i
tetti, pur di incontrare e di far incontrare con
la buona notizia di Dio che è Gesù. È la fede
della folla e del paralitico che non sfugge a
Gesù e che invera perdono e guarigione (Mc 2,5.11),
fede evocatrice di quella della Chiesa chiamata a
favorire con ogni mezzo lincontro dei
mendicanti di misericordia con la Misericordia,
fede contraddetta da alcuni scribi che in cuor
loro definiscono Gesù un bestemmiatore nel suo
attribuirsi la prerogativa divina del perdono dei
peccati (Mc 2,6-7). Un Gesù che risponde
identificandosi con il Figlio delluomo di
Daniele 7,13-14, personaggio celeste inviato e
venuto a compiere lopera del cielo, nel
caso il perdono avendone potere-autorità (Mc 2,8-10).
I lettori sono avvisati, la lettura di Gesù come
buona notizia di Dio che «annuncia la Parola di
Dio» in gesti e sillabe insieme non lo è per
tutti. Egli è segno di contraddizione.
3. Lassemblea liturgica che rende grazie a
Dio e lode a Cristo sa perché. Identificata al
peccatore paralizzato viene nel qui e ora
incontrata dal perdono di Dio di nome Gesù, un
incontro che produce il suo effetto se il dono
viene accolto con la fede di quella folla e di
quel paralitico. Per un nuovo cammino: perdonati
che nella riconoscenza perdonano iniziati a
vedere in ogni più o meno devastato come noi un
figlio amato da Dio. Non a caso Gesù si rivolge
al peccatore chiamandolo « Figlio» (Mc 2,5).
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