
Crocefisso di
San Damiano in Argento

Omelia Domenicale
di
Don Michele diacono
della Diocesi di Lucera-Troia (Fg)
I
«sette peccati capitali»:
i vizi a cui si possono ricondurre tutti i
peccati umani
«superbia, avarizia,
invidia, ira, lussuria, golosità, pigrizia o
accidia».
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16 gennaio 2011, 2ª
domenica del Tempo Ordinario. Letture: Is 49,3.5-6;
1Cor 1,1-3; Gv 1,29-34. «Ecco lagnello di
Dio, colui che toglie il peccato del mondo»
1. «Tu, chi sei?» (Gv 8,25). A questa domanda
sulla identità di Gesù è risposta
lintero Vangelo di Giovanni che può essere
definito una testimonianza tesa a conservare viva
la memoria di quanto il «noi» apostolico ha
visto, udito, conosciuto, saputo e toccato con
mano a riguardo di Gesù (1Gv 1,1-4). Un «noi»
attento a riassumere linsieme delle
testimonianze su Gesù: quelle del Padre (Gv 5,37;
8,18), dello stesso Gesù (Gv 8,14), delle sue
opere (Gv 5,36), del Paraclito (Gv 15,26), delle
Scritture (Gv 5,39), dei suoi (Gv 5,26; 1,14),
del discepolo amato (Gv 19,35; 21,24) e di
Giovanni il Battista (Gv 1,7-8. 15.19.32.34).
Testimonianze plurime e pubbliche finalizzate
allo svelamento del segreto di Gesù, il suo
«chi è», e del suo significato, il suo «che
cosa è» per luomo e per il mondo.
2. Il Vangelo odierno porge una di queste
testimonianze, quella di Giovanni il Battista che
il quarto Vangelo, unico, definisce,
rivisitandone la figura e lopera,
«lamico dello sposo
.[che] esulta di
gioia alla voce dello sposo» (Gv 3,29).
Unamicizia fatta «voce» (Gv 1,23),
«indicazione» (Gv 1,36) e «testimonianza».
Questultima concentrata in primo luogo a
dirimere il conflitto dei Messia tra i discepoli
di Gesù e quelli del Battista, questione aperta
anche dopo la scomparsa dei due. E qui risolta
con la netta affermazione del battezzatore: «Io
non sono il Cristo» (Gv 1,20; 3,28) ma il
testimone che lo indica: «E io ho visto e
testimoniato che questi è il Figlio di Dio» (Gv
1,34), non io ma «lui» (Gv 1,33). Una visione
frutto di una iniziazione: «Proprio colui che mi
ha inviato a battezzare nellacqua mi disse:
Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo
Spirito, è lui
» (Gv 1,33) il Figlio -
Agnello. Una conoscenza a cui il battezzatore
introdurrà i suoi stessi discepoli che a partire
dalla sua testimonianza diverranno discepoli di
Gesù imparando da lui il come rapportarsi a
Gesù. Un rapporto di amicizia confermato dallo
stesso Signore: «Non vi chiamo più servi ma
amici» (Gv 15,15), una amicizia tradotta in una
testimonianza fatta voce e fatta dito: voce che
annuncia la Parola fatta carne (Gv 1,1.14), voce
che rivela la Luce venuta a illuminare ogni uomo
(Gv 1,8-9; 8,12) e dito che indica lAgnello
(Gv 1,29-36). Nella prospettiva del quarto
Vangelo il Battista profetizza la Chiesa come
voce, testimone e dito ricordando ad essa
lassoluta centralità del Figlio - Agnello
e la sua radicale non autoreferenzialità: «Lui
deve crescere, io, invece, diminuire» (Gv 3,30).
E altresì è memoria che la conoscenza di Gesù
come Figlio - Agnello, e la conseguente
testimonianza, è frutto di purissima grazia, è
dono offerto alla libera accoglienza della mente
e del cuore. Al mistero non si accede per logos,
la via della ragione, ma per charis, la via della
grazia non disattesa ma accolta, celebrata e
pensata con tutto lessere. È lo stesso
Gesù a ricordarlo: «Nessuno può venire a me se
non lo attira il Padre» (Gv 6,44), Padre che ha
rivelato al Battista, e tramite il Battista Gesù
come Figlio in veste di Agnello. E in questo sta
una risposta al «Tu, chi sei» di Gesù: Il
Figlio di Dio o Messia (Gv 1,34) inviato quale
Agnello di Dio a togliere il peccato del mondo (Gv
1,29), ove limmagine dell«agnello»
rimanda allagnello pasquale (Gv 19,36; Es
12,16), al Servo sofferente di JHWH (Is 52,13-53,12)
e allagnello vincitore del filone
apocalittico (Ap 6,15-16), mentre il verbo
«togliere» indica al contempo «prendere sopra
di sé» e «spazzare via». A voler dire da un
lato che Gesù, alla maniera mite, dolce e
innocente di un agnello: «In lui non cè
peccato» (1Gv 3,5), e in tutta libertà (Gv 10,18)
e amore (Gv 13,1), ha assunto e sperimentato su
di sé la condizione umana soggetta al potere
dellidolatria (1Gv 2,16) e dellodio (1Gv
3,14-15) generatori di un mondo di peccato
nellegoismo, nellavidità e
nellautosufficienza che opprime e reprime (1Gv
2,16). Odio datore di morte a quanti non amano il
suo mondo (1Gv 2,15) e a chi, come Gesù, non
prega per quel mondo (Gv 19,7). Un Gesù -
Agnello contemplato come ricapitolazione di tutte
le vittime di ogni luogo e di ogni tempo, e come
rivelazione della causa che le genera: il cuore
idolatra e di odio che arma la mano ai carnefici
dai molti volti e dai molti modi. Un Gesù -
Agnello daltro lato contemplato come via
duscita da un mondo posto sotto il segno
della distruzione. Il peccato del mondo che è
lidolatria - odio generatori di un mondo
nel peccato, può essere vinto ove il Dio - amore
e il comandamento dellamore sostituiscono
lidolo e il disamore, e nasce il mondo
delladorazione e della dedizione al bene.
Di questo nuovo mondo Gesù è larchetipo,
a chi lo uccide è vittima che perdona (Lc 23,34),
e solo la vittima lo può, un perdono esteso ai
malfattori di ogni luogo e di ogni tempo (Mt 26,28;
Rm 5,6-8; 1Gv 2,2; 4,10) assieme a uno Spirito
effuso nei cuori di ogni luogo e di ogni tempo (Gv
19,30), il battesimo nello Spirito Santo di cui
parla il Battista (Gv 1,23), che è forza capace
di traghettare il cuore umano dalla sponda
dellodio - morte alla riva dellamore
- vita. E la mano armata diventa mano amica
attenta a lenire e a non provocare il dolore del
mondo. Per quanto è dato.
3. «Tu, chi sei?», ci chiedevamo
allinizio. La testimonianza del Battista
apre la mente del cuore a vederlo come il Figlio
- Agnello che ha convertito la ferita che
luomo gli ha procurato in feritoia da cui
sgorga il fiume dellamore che tutti perdona
e il fiume dello Spirito che da avvio a una
storia di generati dallamore, di orientati
dallamore e di destinati a un mondo di
amore. Ai datori di dolore, inquieti e scontenti
della loro situazione, mendicanti di diversità,
Dio porge lAgnello - vittima del male al
contempo Agnello - vincitore del male in sé
stesso e in quanti si lasciano immergere nel suo
oceano di amore: «Chiunque rimane in lui non
pecca» (1Gv 3,6). Per un mondo nella luce.
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