
Crocefisso di
San Damiano in Argento

Foderina per la
Liturgia
delle Ore in 4
volumi

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Vedi Anche:
Il Vangelo di
ogni giorno con un Commento
Dio ha
legato la nostra salvezza a opere semplici,
quotidiane
Domenica
20 Novembre 2011 SOLENNITA' DI CRISTO RE ANNO A
Letture: Ezechiele 34,11-12.15-17; Salmo 22; 1
Corinzi 15,20-26.28; Matteo 25, 31-46
In quel tempo, Gesù disse ai suoi
discepoli: «Quando il Figlio dell'uomo verrà
nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui,
siederà sul trono della sua gloria. Davanti a
lui verranno radunati tutti i popoli. Egli
separerà gli uni dagli altri, come il pastore
separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore
alla sua destra e le capre alla sinistra. (...)
Il Vangelo dipinge una potente visione,
drammatica, che noi chiamiamo il giudizio finale.
Disegna una scena dove è rivelata, più che la
sentenza ultima, la verità ultima sull'uomo, è
mostrato che cosa resta della vita quando non
resta più niente. Resta l'amore del prossimo.
Avevo fame, avevo sete, ero straniero, nudo,
malato, in carcere: e tu mi hai aiutato. Sei
passi di un percorso dove la sostanza della vita
è sostanza di carità. Sei passi verso la terra
come Dio la sogna.
Tutto quello che avete fatto a uno solo dei miei
fratelli più piccoli, l'avete fatto a me! Il
povero è come Dio! Carne di Dio sono i poveri, i
loro occhi sono gli occhi di Dio, la loro fame è
la fame di Dio. Se un uomo sta male anche Lui sta
male. Noi abbiamo ridotto i poveri ad una
categoria sociale, all'anonimato. Invece per il
Vangelo il povero non è l'anonimo, ha il nome di
Dio. Un Dio che ha legato la salvezza non ad
azioni eccezionali, ma ad opere quotidiane,
semplici, possibili a tutti. Non ad opere di
culto verso di lui, ma al culto degli ultimi
della fila. Un Dio che dimentica i suoi diritti,
preferendo i diritti dei suoi amati. E mi
sorprende, m'incanta sempre un'immagine: gli
archivi di Dio non sono pieni dei nostri peccati,
raccolti e messi da parte per essere tirati fuori
contro di noi, nell'ultimo giorno. Gli archivi
dell'eternità sono pieni sì, ma non di peccati,
bensì di gesti di bontà, di bicchieri d'acqua
fresca donati, di lacrime accolte e asciugate.
Una volta perdonati, i peccati sono annullati,
azzerati, non esistono più, in nessun luogo,
tanto meno in Dio. E allora argomento del
giudizio non sarà il male, ma il bene; non l'elenco
delle nostre debolezze, ma la parte migliore di
noi; non guarderà la zizzania ma il buon grano
del campo. Perché verità dell'uomo, della
storia, di Dio è il bene. Grandezza della nostra
fede. Poi però ci sono quelli condannati: via da
me... perché ho avuto fame e non mi avete dato
da mangiare. Quale è la loro colpa? Non è detto
che abbiano fatto del male ai poveri, non li
hanno aggrediti, umiliati, cacciati,
semplicemente non hanno fatto nulla per loro.
Sono quelli che dicono: non tocca a me, non mi
riguarda. Gli uomini dell'indifferenza. Quelli
che non sanno che cosa rispondere alla grave
domanda di Dio a Caino: che cosa hai fatto di tuo
fratello? Il giudizio di Dio non farà che
ratificare la nostra scelta di vita: via, lontano
da me, perché hai scelto voi di stare lontano da
me che sono nei poveri. Allora capisco che il
cristianesimo non si riduce semplicemente a fare
del bene, è accogliere Dio nella mia vita,
entrare io nella vita di Dio : l'avete fatto a me!
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