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"La famiglia, dono
e impegno, speranza dell'umanità" La Famiglia nel Sentimento e nelle Parole di Giovanni P. II |
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Omelia Domenicale e Festiva a cura di Don Michele Cuttano |
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Domenica
31 Ottobre 2010 XXXI Domenica T.O. anno C Letture: Sap 11,22-12,2; Sal 144; 2 Ts 1,11 - 2,2; Lc 19, 1-10 ACCETTARE QUESTO STRANO APPUNTAMENTO E STATA UNA GRAZIA! Zaccheo, cè un signor Zaccheo che vive in ognuno di noi? Entriamo subito in questo Vangelo. Due sono i personaggi che, pur non avendo nulla in comune fra di loro, sembrano abbiano un appuntamento fissato da una vita : Zaccheo e Gesù. Zaccheo non era certamente una persona che ci sarebbe piaciuto avere come amico: era un capo dei pubblicani e, come dice il Vangelo, anche ricco. Cioè, era capo degli esattori delle tasse per conto dei romani che erano gli invasori. Zaccheo era un collaborazionista, di alto spessore, degli invasori romani, insomma non era certo simpatico ai suoi compaesani. Lo sai perché faccio questa precisazione? Guarda che Zaccheo è costretto a salire su un sicomoro (albero alto circa 10-12 metri) per vedere Gesù passare. Costretto non solo dalla sua bassa statura, il Vangelo lo descrive come troppo piccolo di statura, ma anche dal fatto che Zaccheo non fu accolto sulla veranda di nessuna casa per vedere questo Gesù che passava E chi lo faceva entrare Zaccheo in casa propria? Uno sporco infame collaborazionista che faceva anche la cresta su quanto il popolo versava ingiustamente ai romani! E magari Zaccheo, di rimando, non voleva neanche tanto entrare in nessuna casa! Ma Zaccheo voleva vedere Gesù! Te la immagini la scena? Immagina Michele (o anche te stesso) che cerca di salire su un albero alto per vedere Gesù che passa. Spesso nelle nostre esistenze cerchiamo di salire per incontrare Gesù e non ci rendiamo conto che Gesù ci aspetta giù, nelle nostre realtà di difficoltà, di peccato. Ed è qui che avviene il vero MIRACOLO: Zaccheo in alto, su un albero e Gesù in basso per strada che si va a fermare proprio sotto quel benedetto sicomoro! No, in Gerico non cera solo quellalbero, ma per Gesù sì! Zaccheo che, come sua(e nostra) consuetudine, è salito in alto e Gesù che, da sotto, lo invita a scendere! Quante volte anche noi saliamo in alto, nei nostri orgogli, nelle nostre opere sante,nella nostra superbia(come il giusto fariseo del Vangelo di domenica scorsa), per incontrarci con Dio ed invece Gesù ci invita a scendere! E un cambiamento di direzione, di rotta non solo fisico ma soprattutto spirituale che avviene in Zaccheo. Lo sai come si chiama questo cambiamento di rotta dal salire allo scendere? CONVERSIONE! Ma attenzione, non dimentichiamo che in Zaccheo cè unansia che lo porta a quest'appuntamento, a questo incontro con Dio. Seppur pieno di peccati Zaccheo VUOLE vedere Gesù. E Gesù che fa? Si ferma sotto il sicomoro a raccogliere (accogliere)un frutto stupendo: il nuovo Zaccheo, figlio di Abramo, onesto, generoso, ritrovato! Caro fratello e tu hai questansia di incontrarti con Gesù? O sei convinto che non hai bisogno di questo incontro perché sei già santo, convertito, con un piede in paradiso e laltro pure? O sei convinto che tu Gesù lo incontri tutti i giorni e sono altri coloro che devono incontrarsi con Cristo? Ed invece di incontrarlo ti mischi ancora di più nella folla di Gerico, dalla parte di coloro che sono legalmente di Dio, che hanno confidenza con Gesù e magari poi vedendo che Gesù sceglie di andare a mensa con dei peccatori ti scandalizzi di Lui? E se è vivo in te il desiderio di incontrarti con Cristo, su quale sicomoro sei salito e ti sei messo bello appollaiato? Sai, questa è unopportunità inaspettata: Cristo che vuole fermarsi con te, che vuole diventare intimo con la tua vita. Cè per ognuno di noi un momento in cui Cristo passa e si ferma e ti chiama e ti dice: Scendi presto perché oggi devo fermarmi a casa tua Allora, ritrovato lo Zaccheo che è in te? E buttati giù dallalbero, dai che andiamo a finire in braccio a Gesù, in buone mani! Ti dono un raccontino, carino Quando diventò grande, suo padre gli disse: Figlio mio, non tutti nascono con le ali come noi. Anche se non sei obbligato a volare, sarebbe un peccato che ti limitassi a camminare avendo le ali che il buon Dio ti ha regalato. Ma io non so volare rispose il figlio. E vero, disse il padre e mentre camminavano lo condusse sullorlo di un precipizio, in montagna. Vedi figliolo? Questo è il vuoto. Quando vorrai volare dovrai venire qui: prendi un bel respiro, ti butti nel precipizio e dispiegando le ali riuscirai a volare. Il figlio esitava. E se cado? Anche se cadi non morirai. Ti farai soltanto qualche graffio che ti renderà più forte per il prossimo tentativo, rispose il padre. Il figlio ritorno in paese dai suoi amici, i compagni con cui aveva camminato per tutta la vita. I più ottusi gli dissero: ma sei impazzito? Perché dovresti farlo? Tuo padre è tutto matto perché hai bisogno di volare? Perché non la pianti con queste sciocchezze? Che bisogno cè di volare? Gli amici migliori gli consigliarono: E se fosse vero? Non sarà pericoloso? Perché non cominci piano piano? Prova a buttarti da una scala o dalla cima di un albero. Certo dalla cima di una montagna Il giovane ascoltò il consiglio di che gli voleva bene. Si arrampicò sulla cima di un albero e facendo appello a tutto il suo coraggio si buttò. Spiegò le ali, le agitò nellaria con tutta la sua forza ma purtroppo si schiantò al suolo. Con un grosso bernoccolo sulla fronte si presentò davanti a suo padre. Mi hai mentito! Non posso volare. Ci ho provato e guarda che botta! Non sono come te! Le mie ali sono di figura. Figlio mio, disse il padre, per volare occorre creare lo spazio di aria necessario per dispiegare le ali. E come buttarsi con il paracadute, hai bisogno di una certa altezza per lanciarti. Per volare, devi accettare di correre dei rischi. Magari lalbero dove sei salito è molto alto, ma con Gesù vale la pena scendere per incontrarlo. servo ufficialmente dichiarato inutile
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