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Omelia Domenicale e Festiva a cura di Don Michele Cuttano |
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Domenica
27 Giugno 2010 XIII Domenica del T.O. LETTURE: 1 Re 19, 16.19-21; Sal 15; Gal 5,1.13-18; Lc 9,51-62 LE TUE PAROLE FANNO MALE, MA GUARISCONO! La presenza di Cristo nella storia dellumanità è itinerante, non statica come spesso noi cristiani vorremmo realizzare nei nostri ambiti. Ed è un itinerario preceduto e accompagnato da Suoi messaggeri Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, Gesù prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme e mandò messaggeri davanti a sè. Questo passare di Cristo, sebbene preparato, incontra spesso un rifiuto da parte dellumanità. Siamo abituati a leggere che Gesù non viene accolto dai suoi; questa volta Lui viene rifiutato persino dai rifiutati del tempo, i Samaritani. Non è un rifiuto banale, casuale; ha una motivazione molto seria: Ma essi non vollero riceverlo, perché era chiaramente in cammino verso Gerusalemme. Potremmo pensare ad un rifiuto dettato dal luogo politico che Gerusalemme rappresenta ma, andiamo oltre Gerusalemme è il luogo dove lInviato, il Messia, viene umiliato e incontra il Calvario. Questo rifiuto appartiene anche a noi oggi, come singoli e come comunità. Sai, apparteneva anche ai discepoli vista la reazione avuta da Giacomo e Giovanni: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». Giacomo e Giovanni sono i due discepoli che avevano pensato di fare le scarpe a tutti gli altri discepoli per accaparrarsi i primi posti; decisamente non avevano capito, non riuscivano ad accettare che il loro Dio venisse rifiutato. Decisamente non riuscivano a capire che essere discepoli di Gesù non significa gestire un potere ma farsi servi umiliati e sputacchiati persino da chi dovrebbe accogliere e amare! Quanto è vera ancora oggi questa realtà, anche nella Chiesa! Tanto di noi si nasconde nella reazione di Giacomo e Giovanni. Quanta pazienza e misericordia ha Cristo; di fronte a questo atteggiamento dei discepoli Lui dona lincontro del Suo Volto: Si voltò e li rimproverò. E si misero in cammino verso un altro villaggio. Cristo dona il Suo Sguardo a coloro che ancora non hanno lo sguardo rivolto verso di Lui; Cristo dona il Suo rimprovero come un esorcismo per scacciare il male che si annida nel nostro rifiuto della Croce; Cristo rimette i discepoli e noi in cammino, villaggio dopo villaggio, verso Gerusalemme Sai, il Vangelo parla di vocazione. In maniera chiara, come solo Cristo fa. Un consiglio per far scendere questo brano nel proprio vissuto: Per favore, i versetti che seguono non sono solo per sacerdoti o consacrati ma sono per ogni cristiano. Mentre camminavano per la strada, un tale gli disse: «Ti seguirò dovunque tu vada. Questo tale rappresenta una persona che ha capito il senso vero della vita: Seguire il Signore. Quello che dirà Cristo non vale solo per lui ma vale anche per i suoi discepoli e , anche per noi oggi! E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio delluomo non ha dove posare il capo. Luomo alla sequela di Cristo pone la sua sicurezza in Cristo, non ha molte residenze umane che lo accolgono con le porte aperte, quando arriva un cristiano le porte dei potenti di questo mondo si chiudono perché Gesù è scomodo, se accade il contrario è un brutto segno! Il suo essere non dipende dal suo possedere ma solo da Dio. Ma Gesù va ancora oltre, Lui stesso dice nel Vangelo ad un altro: Seguimi. Anche questo seguimi è per tutti noi, per ogni uomo in cammino. Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre. Questuomo non oppone un rifiuto ma chiede di posticipare, adducendo delle pur sane motivazioni, la sua risposta alla chiamata. Quante volte ci ritroviamo anche noi in questa situazione La nostra pretesa di gestire il nostro tempo! Il povero, lultimo, lo devi servire quando te lo trovi davanti, non dopo le grandi solennità che con fatica hai preparato o dopo gli impegni istituzionali che hai come cristiano, ma quando il Signore te lo pone innanzi. Ma i tempi di Dio non sono i nostri tempi. Per noi non è mai il tempo di andare verso Gerusalemme, verso la meta del nostro cammino terreno. Cristo invece ci pone dinanzi limmediatezza della risposta alla vocazione. La realizzazione di tutto il nostro bene ha come punto di partenza il seguire Cristo. Invece pretendiamo Cristo alla nostra sequela e secondo i nostri tempi. Quel che ne viene fuori è che ci convinciamo di essere cristiani ed invece idolatriamo solo noi stessi e le nostre necessità. E una tentazione forte. Cristiani alla sequela di Cristo in ogni stagione della vita. In un letto di sofferenza; in un matrimonio che affonda; in un luogo di lavoro che ci mette in croce; in una cella di carcere; dietro una scrivania da sindaco; cristiano come servo umiliato ingiustamente, con una scopa da operatore ecologico Cristiano ora. Nessuno che mette mano allaratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio Che versetto tosto; duro ma sincero. Non basta aver iniziato, aver sperimentato nella propria esistenza degli incontri meravigliosi con Dio. Non basta distaccarsi dalle cose o dagli affetti ma è fondamentale distaccarsi dal proprio iovisto come garanzia del cammino. Guardare avanti significa ricercare sempre il volto di Dio. Non appoggiarsi sulle proprie garanzie passate o derivanti da ruoli di vertice che pur il Signore ci ha concesso ma ricercare lincontro con Dio nellobbedienza al percorso quotidiano che Lui ci mette davanti. Ogni cristiano nella Chiesa non è chiamato a realizzare una propria vocazione o un pensiero personale di comunità. Che ci sia questa vocazione la riprova è nella nostra presenza nel mondo. Sì, già il fatto che ci siamo, significa che siamo stati chiamati a realizzare un progetto di Dio. In famiglia, sul posto di lavoro, in parrocchia, nei luoghi dove Dio ti porta, sei un chiamato a tutti gli effetti. Non esistono esenzioni o scorciatoie o favoritismi perché sei a parte. In cammino verso la Gerusalemme celeste con un trampolino di lancio molto particolare Dimmelo tu qualè. Ho capito, io ho capito il mio e nessun uomo me lo toglierà. un servo ufficialmente inutile.
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