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Omelia Domenicale e Festiva a cura
di Don Michele Cuttano


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Narrare la Fede ai Figli
Omelia Domenicale e Festiva


La Libreria Edizioni Paoline di Pisa propone numero due quadretti in Argento adatti per ogni occasione e ricorrenza: Nascite, Battesimi, Comunioni, Cresime, Matrimoni ecc. ecc

CROCE DI SAN DAMIANO IN ARGENTO
Crocefisso di San Damiano in Argento

Domenica 14 Marzo 2010 IV Domenica di quaresima

LETTURE: Gs 5,91.10-12; Sal 33; 2 Cor 5,17-21; Lc 15,1-3.11-32

HAPPY DAYS ARE HERE AGAIN
(GIORNI FELICI SONO QUI DI NUOVO) SE AMIAMO…




Il Vangelo di questa Domenica ci mostra con chiarezza chi è Dio e chi siamo noi.
Io, come tanti, adoro questo Vangelo, vorrei poter scrivere infinite cose e sarebbero sempre poche e misere.
Devo limitarmi nello scrivere perché il navigatore di internet non affoghi…
Il Vangelo di questa Domenica ci offre tre prospettive;
due di queste ci sono ben note in quanto le viviamo quotidianamente sulla nostra pelle;
Una, la più importante, quella del Padre, è un punto di arrivo, un obiettivo che da cristiani dobbiamo raggiungere.
Le prime due prospettive sono quelle dei due fratelli.
C’è il fratello peccatore e il fratello santarellino…
Chi di noi può dire di non essere il “figliol prodigo”?
Quello che un bel giorno decide di vivere a “modo suo”;
quello che dopo tanti anni di vita con il Padre decide che è da sciocchi continuare a fare una vita banale, accontentarsi del grigiore quotidiano,
quello che si guarda attorno e pensa di capire bene da che parte “tira” il mondo.
La vita è vita e si deve vivere, passando sopra tutto e tutti!
E’ un fratello che ci rappresenta ma che rappresenta anche tutta la nostra società.
Non è, come si potrebbe pensare di primo acchito, un traviato, ha uno scopo ben preciso:
vivere godendo, emarginando ogni pensiero difficile, cancellando ogni sofferenza;
anche questa è una ricerca della felicità!
I suoi itinerari di vita sono ancora oggi attuali.
“…il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto”.
Il figlio che sperpera il “suo tutto” perché interrompe il rapporto con il Padre.
Come deve farci riflettere questo versetto.
Quante volte anche noi decidiamo di allontanarci da Dio pensando ormai di avere tanta autonomia da poter fare a meno di Dio.
La nostra intelligenza; la società che si evolve nei costumi…
Il messaggio di Cristo che diventa, secondo le regole del mondo, una ridicola tradizione per mezzi uomini tenuti al laccio dalla paura di un Dio limitativo.
Ma se togli la sorgente ad un fiume tutto diviene arido, morto.
L’inganno quando si svela ha ormai causato il danno.
Guardiamo in faccia alle nostre società, anche alle nostre famiglie.
Cercavamo solo libertà;
libertà sessuale, libertà di essere sereni, libertà di vivere nel benessere, libertà di essere solo felici.
E ci siamo ritrovati a “pascolare porci”.
Per i Giudei, pascolare porci è una cosa abominevole;
far crescere e custodire ciò che è immondo è un assurdo!
“Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla”.
Sapete, questa impossibilità di nutrirsi di ciò che mangiano i porci mette nel cuore di quest’uomo la nostalgia di Dio.
C’è una Mano di Misericordia che impedisce a quest’uomo di strappare dalla bocca dei porci l’alimento.
L’inganno che viene svelato da un limite che pensavamo avremmo dimenticato:
L’infelicità, siamo ancora più affamati di felicità!
“Allora rientrò in se stesso…”
Quante volte siamo rientrati in noi stessi e ritrovato il pensiero di Dio di fronte alla miseria nera che siamo riusciti a costruire intorno a noi.
Quante storie si nascondono dietro a questo versetto.
Forse, caro fratello, si cela anche la tua storia;
certamente, non ho vergogna a dirlo, anche la mia.
C’è un momento storico della nostra esistenza dove ti accorgi che “hai toccato il fondo”.
E poco conta se è stata colpa degli amici che hai incontrato, o i tuoi genitori che ti hanno impedito di divenire adulto, o di quel prete che ti ha ingannato e tarpato le ali, o di quel marito che ti ha abbandonata, o di quella moglie che ha distrutto il tuo caldo focolare domestico, o di quella depressione che ti ha tolto il respiro dell’anima.
Per colpa di chi, o come sia sia, hai toccato il fondo!
“Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò.”
C’è uno sguardo di Dio che non ci ha mai abbandonati, che ci ha seguito anche in quella morte.
Sai, il figliolo prodigo lo sapeva, lo ha sempre saputo che c’era lo sguardo di suo Padre che lo seguiva.
Tu lo sai?
Sai oggi che c’è tuo Padre che ti ama?
Sì, anche in quel peccato che stai vivendo Dio ti sta aspettando…
“…il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si getto al collo e lo baciò”.
Ma tu ci pensi, il padre che non gli rinfaccia niente di niente e lo bacia, lo accetta!
Chi non lo aspettava, però, era certamente l’altro fratello.
Ti sembrerà strano ma l’intento primario di questa parabola è spingere il fratello maggiore ad accettare che DIO E’ AMORE.
Sì, lui il primo figlio, quello che è stato più tempo con il padre, proprio lui ha perso il senso più profondo della sua identità.
Il figlio peccatore viene letteralmente travolto dall’Amore di Dio;
il figlio maggiore rifiuta l’Amore del Padre, rimane fuori dalla casa del padre.
Leggiti questo Vangelo con calma, facci caso.
Il figlio peccatore si rivolge a suo padre chiamandolo “Padre”;
il figlio maggiore invece non si rivolge mai a suo padre chiamandolo “Padre”.
Rifiuta la sua identità di figlio.
Dimmelo tu:
chi è il vero peccatore di questo brano evangelico?
E’ un messaggio forte vibrante e sferzante per tutti noi cristiani.
Il fratello maggiore è colui che dovrebbe far compagnia al padre nell’accogliere il fratello;
che dovrebbe aiutare il padre nella ricerca del fratello perduto.
Sai, potremmo e dovremmo essere anche noi, noi Chiesa.
“Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo …”
Dio è amore e quello che appartiene a Dio appartiene ad ogni cristiano vero.
Sai cosa veramente appartiene al cristiano?
Cristo di Suo non ha avuto neppure un sepolcro ma solo un piccolo fazzoletto di terra:
Quei pochi centimetri quadrati dove è stata piantata la Croce,
dove ha versato il Suo Sangue.
Quella è la nostra unica e vera “proprietà”:
Il luogo dove noi amiamo come Gesù in Croce, donandoci completamente.
Sai, c’è da zompare di gioia per questa nostra proprietà che riceviamo da Dio…
“ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”.
Se di fronte a questa parabola sei nella tristezza vuol dire che hai in te il peccato del fratello minore e anche quello peggiore del fratello maggiore!
Ora sai cosa intende Dio per felicità.
Un servo inutile in Cristo, semplicemente.




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